Negli ultimi anni Polymarket e Hyperliquid hanno lavorato su segmenti diversi del mercato crypto, con il primo interamente focalizzato sui prediction market, e il secondo invece incentrato sul trading di perps decentralizzati. Ora, però, entrambi stanno lanciando nuovi prodotti di investimento che avvicinano le rispettive offerte, creando di fatto un nuovo livello di competizione reciproca.
Polymarket ha annunciato da qualche giorno l’arrivo imminente dei propri contratti perps, con gli utenti che possono già registrarsi in waitlist per ottenere un accesso anticipato. Nel frattempo Hyperliquid sta lavorando alla proposal HIP-4, che introdurrà il supporto ai binary markets, ossia strumenti in cui – secondo la stessa logica dei mercati predittivi – si potrà scommettere sull’esito di un determinato evento.
Ora i due progetti, che finora avevano seguito strade separate, potrebbero trovarsi a rivaleggiare l’una con l’altro per il controllo di questi settori. Controllo che, come abbiamo avuto modo di vedere in più occasioni, garantisce un flusso estremamente importante di ricavi.
I business super redditizi di Polymarket e Hyperliquid
In ballo ci sono miliardi di dollari di potenziali revenue da catturare. Sia Polymarket che Hyperliquid si trovano ai vertici dei settori di appartenenza, ciascuno con una posizione dominante nel proprio ambito.
Secondo i dati attuali di DeFiLlama, Polymarket produce circa 300 milioni di dollari di ricavi all’anno tramite i suoi prediction market, con numeri in forte crescita negli ultimi mesi grazie all’introduzione delle commissioni su molti mercati. Fino a poco tempo fa il progetto adottava un modello di “growth mode”, puntando a massimizzare l’adozione di nuovi utenti tramite commissioni ridotte e occasionali, mentre ora ha iniziato a generare flussi di ricavi più consistenti.
Hyperliquid invece si conferma come una delle applicazioni più redditizie di tutto il comparto, con oltre 630 milioni di dollari di revenue annualizzate. Tutti ricavi che derivano dalle commissioni sul trading perps e, in misura minore, dalla partecipazione alle attività sui mercati TradFi della sezione HIP-3.

Meglio di Hyperliquid in questo momento fanno solo Tether, Circle e Canton, con quest’ultima che però sta beneficiando di un trucco contabile, più che di un’effettiva capacità di generare guadagni elevati e sostenibili nel tempo.
Polymarket pronto a lanciare i perps
Il 21 aprile Polymarket ha annunciato con un tweet su X che i mercati perpetual futures stanno arrivando sulla propria piattaforma. Non ci sono grandi informazioni disponibili in merito, ma possiamo dedurre che i nuovi strumenti verranno implementati nel giro delle prossime settimane. Questo perché Kalshi, diretto concorrente di Polymarket, ha dichiarato anch’esso di essere pronto ad introdurre i perps, ed è dunque probabile che entrambi lanceranno in tempi ravvicinati.
Non sappiamo tuttavia come verrà gestita l’infrastruttura, chi saranno i market makers dedicati a garantire profondità, né con che tipologia di architettura avverrà il settlement e il clearing delle operazioni. Si vocifera solamente di un leverage iniziale del 10x sugli asset crypto più capitalizzati e sulle maggiori equities e commodity, ma ne sapremo di più con certezza al rollout definitivo del prodotto.
Hyperliquid pronto a implementare i contratti HIP-4
Dall’altro lato Hyperliquid ha già lanciato i primi esperimenti dopo l’aggiornamento HIP-4, con il debutto dei binary markets in ambiente di testnet. Il meccanismo di questi strumenti – una volta implementati in mainnet – sarà del tutto simile a quello dei mercati predittivi, in cui il prezzo del contratto è legato all’esito di un evento binario, dove gli unici risultati possibili sono il “vero” o il “falso”.
Intanto il team del DEX ha già pubblicato i docs relativi alla sezione HIP-4, anticipando quella che sarà la struttura delle commissioni. Nello specifico, non si pagheranno fees per aprire scommesse, ma solo alla chiusura o al settlement (scadenza dell’evento).
La commissione in percentuale sul valore nozionale della posizione dipenderà invece dal deployer del contratto, in modo identico a come avviene sui cosiddetti equity perps, in cui è il builder a settare i vari parametri operativi. Si può già leggere tuttavia che chi pagherà in USDH, la stablecoin nativa di Hyperliquid, avrà uno sconto del 20% sulle fees.
I due progetti competono davvero sullo stesso piano?
In realtà, per quanto Polymarket e Hyperliquid si siano mossi rispettivamente verso ambiti sempre più convergenti, le due piattaforme non andrebbero considerate veri e propri competitor diretti. Infatti entrambe sono focalizzate su target differenti, con la prima più orientata verso il pubblico retail più generalista, mentre la seconda più dedicata ai retail degen e anche, in parte, a un pubblico istituzionale.
Polymarket ha costruito la propria crescita attorno a un modello di consumer product semplice e intuitivo, avendo investito anche molto sul marketing e sulla propria immagine. Citiamo a tal proposito la recente sponsorizzazione con la Lazio, voluta proprio per espandere l’immagine mainstream dell’applicazione.
Hyperliquid invece ha puntato molto sull’efficienza della propria infrastruttura, sulla profondità dei mercati e sulla qualità dell’execution, costruendo un prodotto pensato più per trader attivi e per chi ricerca composability all’interno del sistema.
Difficile dunque pensare che si metteranno realmente i bastoni fra le ruote l’un con l’altra e che si “ruberanno” utenti, se non in minima parte per un fattore di convergenza naturale dei prodotti. C’è addirittura chi sostiene – come questo analista di Blockworks Research – che in futuro i due modelli potrebbero incontrarsi e scendere a compromessi infrastrutturali.
Si parla della possibilità che Polymarket resti il prodotto di facciata per gli utenti, mentre Hyperliquid funga da layer infrastrutturale in qualità di motore di esecuzione per le operazioni. In questa dinamica entrambi monetizzerebbero su livelli differenti, senza dichiararsi guerra e contribuendo invece ad accrescere l’adozione nel settore.
Tutto ciò resta ovviamente solo un’ipotesi, che dovrà poi essere effettivamente corroborata dai fatti, e che potrebbe riguardare più verosimilmente solo una fetta dei flussi e delle attività dei builders.
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