Quando si parla di manipolazione dei mercati, la mente vola alle crypto low cap, dove pochi e organizzati trader possono fare il bello e il cattivo tempo sul prezzo. In pochi pensano però che a queste attività, nel ben più nobile mercato del Forex, possano dedicarsi anche le banche centrali e i ministeri delle finanze. È il caso del Giappone, dove lo yen trova sempre l’appoggio da parte dei due di cui sopra, con interventi a mercato che non piacciono a nessuno e che fanno contare perdite importanti a chi era short.
Lo yen è tornato bruscamente sotto i 160 contro il dollaro, la soglia ritenuta di guardia da parte del governo giapponese e dalla sua banca centrale, per quello che è stato senza dubbio alcuno l’ennesimo intervento a tutela del valore della sua divisa nazionale.
Manipolazione che un tempo non piaceva
Ci sono almeno due questioni da comprendere per capire questo intervento, quanto sia grave per il funzionamento dei mercati e quando le autorità sovrane possano fondamentalmente ignorare questa opinione informata.

La prima è che gli interventi a mercato non piacciono a quelli che sono i veri padroni delle regole del mercato, ovvero gli americani. Più volte, mentre Yellen era al Tesoro sotto la presidenza Biden, gli USA fecero presente al Giappone che questo non era il modo di intervenire, che in alcun modo sarebbe da considerarsi tollerabile e che le valute dovrebbero essere lasciate libere di trovare il prezzo giusto sul mercato.
Non è questa un’opinione che ha mai avuto grande ascendente però in Giappone. Kazuo Ueda, a capo della banca centrale, si è sempre detto convinto della presenza di non meglio precisati speculatori che starebbero attaccando lo yen senza fondamentali, e che dunque vanno puniti di tanto in tanto con interventi a mercato.
Gli interventi a mercato di cui sopra non solo sono relativamente frequenti, ma intervengono con grandi ordini che hanno come obiettivo principale anche quello di innescare una serie di liquidazioni a cascata, così da aumentarne l’effetto sul mercato.
Manipolazione che questa volta – non possiamo saperlo perché rimane un certo velo di segretezza a coprirne i dettagli – potrebbe essere stata concordata con il Tesoro USA, che tra swap e occhiolini ha lasciato intendere che nella sua più moderna configurazione non è poi così arrabbiato quando BoJ o ministero intervengono.
Uno scudo infinito?
No, perché comunque vengono distrutte risorse con questi interventi a mercato (BoJ o ministero devono comprare a mercato, spendendo riserve). Tuttavia la liquidità di queste due istituzioni è tale da lasciar pensare che si potrà intervenire in questo senso anche in futuro.
E quindi, per chi punta a uno yen oltre i 160 con il dollaro, probabilmente non ci saranno speranze, almeno sul breve e medio periodo.
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