Lo aveva già detto Jamie Dimon: c’è la seria possibilità di una crisi del debito sovrano, come non se ne vede da tempo. I rendimenti in salita praticamente per tutti i principali debiti pubblici sono un allarme che difficilmente potrà essere ignorato. Il Regno Unito, sui bond trentennali, è arrivato a rendimenti che non si vedevano dagli anni ’90. Altri, seppur in uno stato di forma migliore, stanno subendo rialzi dei rendimenti sul secondario importanti, nonostante non ci siano stati ancora rialzi dei tassi di riferimento significativi.
Abbiamo un problema? Forse sì, forse ancora no. L’allarme però del CEO della più importante banca del mondo forse non è stato preso granché sul serio. Ce ne occuperemo, data l’assenza di più autorevoli analisti, noi.
I rendimenti in salita: tutti i numeri
Apriamo con quelli che sono i numeri di questa ascesa. Per molti non saranno decisivi, perché sono abituati agli swing feroci dei prezzi delle azioni, ma qui siamo in un altro campo da gioco. In aggiunta: variazioni anche minime hanno un impatto enorme sugli interessi che debiti pubblici ormai fuori controlli devono pagare al rinnovo di certe obbligazioni.
| # | Paese | Yield | YTD | YoY |
|---|---|---|---|---|
| 1 | Turchia | 34,3300 | 7,17% | 2,25% |
| 2 | Sud Africa | 8,8500 | 0,64% | -1,81% |
| 3 | Regno Unito | 5,0710 | 0,59% | 0,55% |
| 4 | Corea del Sud | 3,9330 | 0,55% | 1,33% |
| 5 | India | 7,0170 | 0,45% | 0,66% |
| 6 | Giappone | 2,5060 | 0,43% | 1,24% |
| 7 | Italia | 3,8840 | 0,37% | 0,26% |
| 8 | Grecia | 3,8390 | 0,36% | 0,45% |
| 9 | Portogallo | 3,4700 | 0,31% | 0,41% |
| 10 | Messico | 9,2310 | 0,28% | -0,20% |
| 11 | Nuova Zelanda | 4,6670 | 0,26% | 0,09% |
| 12 | Stati Uniti | 4,4220 | 0,25% | 0,12% |
| 13 | Spagna | 3,5250 | 0,23% | 0,34% |
| 14 | Brasile | 14,0730 | 0,22% | -0,06% |
| 15 | Australia | 4,9680 | 0,21% | 0,64% |
| 16 | Germania | 3,0718 | 0,21% | 0,54% |
| 17 | Canada | 3,6050 | 0,17% | 0,46% |
| 18 | Francia | 3,7210 | 0,16% | 0,47% |
| 19 | Paesi Bassi | 3,1210 | 0,16% | 0,35% |
| 20 | Russia | 14,5800 | 0,14% | -1,31% |
| 21 | Svizzera | 0,4050 | 0,12% | 0,19% |
Abbiamo ordinato questa speciale classifica tenendo conto delle variazioni YTD, ovvero quelle da inizio anno. Confrontandole però con l’orizzonte a un anno si può facilmente desumere quali siano i paesi in difficoltà più di recente e quali invece abbiano iniziato a scricchiolare, con i propri debiti pubblici, da più tempo.
Le situazioni più preoccupanti sono quella del Giappone – perché oltre a rialzi sostanziosi (e al sesto posto guadagnato di questa classifica poco edificante), ha anche un debito sul PIL molto elevato. Male anche diverse economie europee. Italia (più di recente), Francia (da qualche mese in più), Regno Unito, che continua a lottare contro un debito i cui rendimenti sono sui massimi (soprattutto quello a lunga scadenza) dagli anni ’90.
Se un investitore dovesse risvegliarsi dal coma davanti a questi numeri, parlerebbe quasi certamente di rialzi dei tassi di riferimento che hanno anticipato questi movimenti. La realtà è dove ci sono stati (vedi Giappone, Australia), questi sono stati invero assai modesti. E anzi, il grosso dei paesi sta ancora cavalcando un pivot ribassista dei tassi.
Nota: il numero in sé non dice tutto. Bisogna considerare quanto cresce nominalmente ciascun paese, quanto debito ha accumulato, quale sia la politica fiscale. Il fatto che siano però tutti al rialzo è un messaggio chiaro – e preoccupante.
Perché è un problema?
Perché i rendimenti che questi titoli ottengono sui mercati secondari sono quelli di riferimento. E quando uno stato deve rifinanziare ha necessità di offrire un rendimento coerente con quanto avviene su questi mercati.
Se ho occasione di comprare un bond UK che paga il 5,7% annuo passando dal secondario, perché dovrei sottoscrivere un titolo simile sul primario a un tasso più basso?
Detta in modo più semplice: i rendimenti in rialzo finiranno per trasferirsi sul costo del debito delle principali economie. Spesa che sarà trasferita ai creditori e non a investimenti e neanche a trasferimenti verso la popolazione, in una fase che – fatta eccezione per qualche economia emergente – non permette di attendersi una grande crescita.
Il ruolo delle banche centrali
Le banche centrali stanno mugugnando un po’ ovunque: vorrebbero alzare i tassi dove l’inflazione ha ripreso a correre (un po’ ovunque, USA esclusi, forse) ma devono affrontare anche la questione di cui sopra, per quanto la sostenibilità del debito non sia tra i loro mandati primari.
Ci vorrebbe una magia per uscire dall’impasse di cui sopra: o una crescita quasi esplosiva, oppure ancora un ritorno dell’inflazione su livelli molto bassi. Immaginare anche soltanto uno di questi fattori è per ora… fantascienza.
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