Con diversi indici che segnano nuovi massimi, mentre di pace tra Iran e USA non vi è traccia, è più che legittimo chiedersi se la bolla (ammesso che esista) sia prossima all’esplosione. Una domanda da permabear, da doomposter, da quelli che indicano sempre una crisi imminente e ogni venti anni circa ci prendono. Data anche la performance del più volatile dei settori, quello crypto, la domanda è ancora più lecita, anche alla luce della psicosi, già nata sui giornali, per i primi casi di contagio da Hantavirus.
La verità è che i mercati non hanno preso una direzione ribassista e non è detto che la prendano. Tutta la tensione derivante dalla guerra – e anche da altre preoccupazioni più remote come quelle per l’Hantavirus (ne parleremo più avanti) si sono tutte trasformate in volatilità.
Bolla sì, bolla no: il nervosismo è alle stelle, ma i mercati corrono
Di tensioni ce ne sono diverse. Le abbiamo tutte coperte sulle nostre pagine man mano che si presentavano. I mercati hanno trasformato in volatilità lo stress che arriva dagli scenari geopolitici (e non). Tuttavia, e questo sarà il primo punto della nostra analisi, il VIX – quello che quattro scriteriati chiamano l’indice della paura – è su livelli che non si vedevano a gennaio. Sì, sono bassi – e non sembrano fotografare preoccupazioni crescenti. Al contrario, dopo il boom di marzo, che ha visto l’indice superare i 30, si è tornati su livelli considerevolmente più bassi.

E allora? Dov’è questa tensione? Qualche giorno fa vi abbiamo parlato di bond, in particolare quelli sovrani, che stanno prezzando sia eventuali rialzi dei tassi, sia – cosa più grave – una tensione crescente e che porterà a scelte molto impopolari da parte delle banche centrali.
Anche qui però, bastano un paio di messaggi delle parti coinvolte nel conflitto per riportare tutti o quasi a più miti consigli. I vigilante, come li chiamano i giornalisti finanziari con un tocco di teatralità, non si sono ancora presentati in massa.
Altro discorso: le criptovalute. Dovrebbero essere tra gli asset massacrati dall’incertezza di cui tutti vi parlano. La verità è che Bitcoin ne ha approfittato addirittura per fare oltre il 30% dai minimi di febbraio. Il resto è andato più piano (fatte rare eccezioni), ma la tesi rimane: sono asset storicamente risk on e che dovrebbero, almeno sulla carta, reagire in modo negativo alle tensioni.

Mistero della fede? Niente affatto. I mercati – in particolare quelli dei futures – non ritengono la situazione compromessa e reagiscono male soltanto quando ci sono notizie improvvise di peggioramento delle trattative tra USA e Iran. Per il resto, qualunque tipo di sconquasso viene prezzato come esagerazione dei giornali, comprese certe preoccupazioni per l’AI e per il ciclo di investimenti che ha alimentato di fatto il grosso dell’economia globale (e in particolare quella USA).
Altre preoccupazioni: Hantavirus come il COVID?
Le ferite del COVID sono ancora aperte ed è dunque comprensibile che i giornali provino a cavalcare le nuove paure su un “nuovo” virus. Una nave da crociera avrebbe fatto registrare, a bordo, diversi contagi da Hantavirus. Non siamo un giornale che si occupa di epidemie e riporteremo il minimo sindacale: tale virus non dovrebbe trasmettersi – nella sua variante principale – da uomo a uomo, ma sembra che questa volta non sia così.
La nave in questione è stata dirottata alle Canarie (sì, con i rischi pandemia le navi vengono mandate verso isole il più possibile remote) e si continuerà a indagare.
I mercati, stanchi forse di giornali che vivono soltanto di allarmismi, hanno ignorato bellamente la questione. Si registra qualche contagio oltre la nave da crociera, come riportano preoccupati (a scopo di click, anche) tanti giornali.
Ma cosa volete che importi a mercati che non hanno paura neanche dei missili e della terza guerra mondiale?
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