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Bitcoin è nell’era istituzionale: è Wall Street a scandire i tempi. I dati che lo dimostrano

Bitcoin è cambiato: le abitudini degli investitori non sono più quelle dell’epoca pre-Wall Street. Ecco cosa significa concretamente tutto questo.
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Bitcoin è nato per offrire un’alternativa alla finanza tradizionale, ma oggi più che mai sembra che l’asset – almeno dal punto di vista speculativo – stia seguendo gli stessi schemi da cui si cercava di eludere un tempo. Non parliamo di fiducia, né del consenso distribuito attorno al protocollo Bitcoin, tutti fattori che a distanza di 18 anni dalla sua nascita rimangono ancora fedeli alla visione originaria di Satoshi Nakamoto. Ciò che è cambiato, è più semplicemente il ritmo con cui si fa trading di BTC.

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Fino a qualche anno fa, non c’era una distinzione così marcata dei flussi di investimento nei vari giorni della settimana. Bitcoin era visto come una moneta negoziabile liberamente 24/7, e di conseguenza i volumi di scambio seguivano più fedelmente l’andamento dei prezzi. Oggi invece, a causa dell’ingresso di qualche attore istituzionale – talvolta indesiderato dai massimalisti – il mercato ha iniziato a comportarsi in modo diverso.

Bitcoin non è più come prima: il mercato nel 2016

La questione viene analizzata in termini analitici in un recente studio pubblicato da CryptoQuant. Il punto chiave su cui dobbiamo concentrarci è questo: fino a qualche anno fa gli inflow di Bitcoin sugli exchange risultavano più o meno costanti, mentre ora il dato segue sempre più accuratamente la cadenza dei mercati tradizionali, con meno attività nei weekend e più volumi concentrati nei giorni di apertura delle borse. 

Partiamo dal 2016, periodo in cui Bitcoin era ancora fondamentalmente sconosciuto nella TradFi, o comunque poco considerato dai rispettivi operatori. In quell’anno, i prezzi per ogni moneta oscillavano tra i $350 e i $1.000, con una capitalizzazione di mercato molto più contenuta rispetto ad oggi, che si muoveva grosso modo tra i 6 e i 15 miliardi di dollari.

Dalla metrica “Bitcoin: Exchange Inflow – Spent Output Value Bands”, possiamo osservare quanto volume giornaliero di BTC è stato depositato storicamente su tutti i maggiori exchange del settore, suddividendo il dato per coorti di coin spese. In media, notiamo come gli inflow siano stati relativamente stabili, con un dato compreso tra i 20.000 e i 60.000 BTC trasferiti al giorno, a eccezione di qualche singola sessione più nervosa. 

Fino al 2016 dunque, l’attività di negoziazione su Bitcoin era praticamente uniforme. Non c’erano giorni preferiti della settimana in cui si inviavano più sats agli exchange, e giorni in cui ci si riposava. La criptovaluta seguiva solo il ritmo della speculazione.

Bitcoin bande volumi trasferimento exchange 2016
Flussi di Bitcoin verso gli exchange nel 2016Fonte dati: https://x.com/Darkfost_Coc

Il cambiamento negli anni: Bitcoin tra il 2018 e il 2020

Già a distanza di pochi anni, dopo la grande bull run del 2017 che ha portato Bitcoin a toccare i $20.000 di quotazione, abbiamo assistito a un’evoluzione radicale nella composizione dei partecipanti al mondo crypto. Infatti, tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018 sono nati i primi futures al CME e al CBOE per negoziare contratti derivati basati su BTC.

Contestualmente Fidelity ha introdotto il primo caso di servizi di custodia istituzionale in criptovalute, e nel 2019 la società Bakkt ha lanciato i primi futures Bitcoin con regolamento fisico. Nel 2020, la fase dell’istituzionalizzazione della moneta è proseguita con l’introduzione del primo Bitcoin Trust di Grayscale e della strategia di accumulo da parte di Strategy. Tutti questi eventi hanno portato molti più investitori professionali, provenienti dalle piazze regolamentate, a interessarsi di Bitcoin, anche secondo le logiche crypto-native.

Proprio per questo motivo, nello stesso periodo i volumi di inflow verso gli exchange hanno iniziato a viaggiare ad un ritmo sempre più legato alle dinamiche dei mercati tradizionali. Tra maggio 2019 e gennaio 2020, i volumi risultavano in media tra i 10.000 e i 60.000 BTC, con le sessioni a borse aperte dove però si registravano 2-3 volte i movimenti del weekend.

Bitcoin inflow exchange 2019 2020
Flussi di Bitcoin verso gli exchange nel 2019/2020Fonte dati: https://cryptoquant.com

Bitcoin dopo gli ETF del 2024: il mercato ormai segue il calendario di Wall Street

Arrivando al giorno d’oggi, la situazione appare estremamente più polarizzata tra weekend e giorni lavorativi. Dopo l’introduzione degli ETF a Wall Street nel 2024, Bitcoin ha assunto un comportamento che si allinea sempre più alle dinamiche della finanza tradizionale, con volumi che rispettano il calendario delle sessioni di mercato USA. È anche per questo che ad oggi più di 1 milione di BTC sono nelle mani degli istituzionali.

Se prendiamo ad esempio i dati degli inflow su exchange tra ottobre 2025 e maggio 2026, notiamo che nel fine settimana i volumi scendono in media di 5-6 volte rispetto alle sedute di mercato dei giorni lavorativi. Il grafico di CryptoQuant dovrebbe rendere bene l’idea di questa discontinuità così marcata. 

Sembra quasi che nel weekend i trader non siano minimamente interessati a movimentare Bitcoin e a scambiarlo sulle piazze tradizionali, ed è anche per questo motivo che tendenzialmente le contrattazioni in questi momenti assumono un peso meno rilevante.

Non è un caso se si dice spesso che nei weekend Bitcoin potrebbe fare qualche scherzetto di fake pump o dump. In condizioni di liquidità ridotta infatti, anche ordini relativamente piccoli possono generare volatilità nei prezzi, che poi tende però a rientrare con la riapertura delle sessioni tradizionali.

Bitcoin inflow exchange 2025 2026
Flussi di Bitcoin verso gli exchange nel 2025/2026Fonte dati: https://cryptoquant.com

Pensiero finale dell’autore

È chiaro che Bitcoin sia ormai diventato ad oggi un asset particolarmente istituzionalizzato, e i dati che abbiamo visto oggi ne sono la conferma. Tra gli stakeholder di BTC troviamo sempre più soggetti attivi nella finanza TradFi, come fondi di investimento, asset manager, investitori qualificati, società quotate e tutte altre figure che tipicamente nei weekend non lavorano attivamente con i mercati.

Questo fattore non deve essere visto necessariamente come una snaturazione dell’essenza di Bitcoin, che rimane comunque trasferibile in P2P in qualsiasi momento della settimana e in qualsiasi giorno dell’anno, senza regole centrali e senza dover dare spiegazioni a nessuno. Le regole del protocollo sono sempre le stesse, e la trasformazione nella composizione e nella struttura degli operatori di mercato non cambia assolutamente il cuore decentralizzato della moneta.

Piuttosto, ciò che sta realmente cambiando verosimilmente è la ciclicità di Bitcoin, che proprio a causa di questa nuova struttura temporale dei flussi potrebbe non essere più quella di un tempo. C’è chi dice – a tal proposito – che il ciclo dei 4 anni è morto, e che sia sostanzialmente una conseguenza della più ampia legittimazione di Bitcoin come asset globale, e non più come un esperimento comunitario.

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