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greggio finito

Allarme dagli analisti: Asia in crisi, presto toccherà all’Europa. Le riserve di greggio sono quasi finite

La situazione del greggio sarebbe peggiore del previsto, almeno secondo uno dei più credibili analisti al mondo.
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Secondo lo specialista Jeff Currie, che è intervenuto da CNBC, le riserve di petrolio asiatiche sarebbero già sotto i minimi operativi. L’Europa, sempre secondo il preoccupato analista, non sarebbe molto distante. Gli USA al massimo potranno reggere fino a luglio, con la situazione del greggio che sarebbe molto più preoccupante di quella rappresentata dai prezzi dei futures.

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I numeri delle riserve sarebbero infatti da interpretare diversamente. Una quantità importante di quanto rimasto nelle riserve sarebbe necessario per mantenere operative le pipeline e anche i sistemi di stoccaggio. Da consumare, secondo Currie, ne sarebbe rimasto ormai poco.

Parte il conto alla rovescia?

L’Asia sarebbe già in guai relativamente grossi. Prossima della lista sarebbe invece l’Europa, dove le riserve sono state consumate a ritmi sostenuti. È Jeff Currie, che ha parlato con CNBC durante la UBS Wealth Conference di Singapore, una delle convention più importanti dell’area.

Abbiamo visto movimenti di prezzo assurdi. Il jet fuel è tornato su prezzi più bassi, ma il diesel è tornato alle stelle. Il problema a Singapore c’è ancora. Si è solo spostato.

Questa la fotografia di Jeff Curie, che ha aggiunto:

La prossima dovrebbe essere l’Europa. Ci aspettiamo che cominci ad avere problemi tra poco.

Indicando in poche settimane l’orizzonte più probabile, fino a quattro. A luglio, se la situazione a Hormuz non dovesse tornare alla normalità.

Non è in realtà il primo avviso in questo senso da parte di specialisti o di aziende del settore, che criticano ormai da tempo l’eccessiva tranquillità che invece si respira sul mercato dei futures – dove i prezzi si stanno muovendo a ogni annuncio dell’annuncio di una pace imminente che però sembrerebbe non arrivare mai.

Quanto sono credibili queste minacce?

Gli specialisti ascoltati da Criptovaluta.it® all’inizio del conflitto parlavano di estate come punto di non ritorno per le economie globali e dunque il periodo che va tra la fine di giugno e l’inizio di luglio. Superato quel limite senza che si sia tornati a una parvenza di normalità, i rischi aumenterebbero in modo esponenziale.

I tempi stringono: i mercati hanno relativamente premiato le aperture di Trump durante il weekend, ma al netto di quanto annunciato, serviranno dei cambiamenti radicali che portino alla riapertura di Hormuz, almeno a prendere per buone le preoccupazioni non solo di Jeff Currie, ma di diversi degli operatori di mercato che scambiano greggio fisico.

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