La blockchain di Sui e il suo token nativo stanno attraversando una fase a dir poco difficile: a maggio c’era stata una notizia positiva che aveva fatto esplodere le quotazioni al rialzo, ma nel giro di appena 20 giorni il grafico si è rimangiato tutto il pump. Ora la criptovaluta viaggia nella zona dei minimi locali del 2026, con prezzi che perdono il -37% da inizio anno.
La causa principale della debolezza è il recente outage che ha colpito la chain, causando tre interruzioni distinte nella produzione dei blocchi da parte dei validatori nel giro di 48 ore. Ci sono poi altri problemi più grandi che riguardano il posizionamento del progetto nel mondo DeFi, dove la concorrenza appare più spietata che mai.
Ad ogni modo, nonostante le varie avversità – sia sul piano tecnico che speculativo – il team di Sui ha ora in mente un piano per attirare l’attenzione del mercato: sfruttare la narrativa della privacy e lanciare un prodotto molto simile a quello di un noto competitor.
Sui: 3 stop della blockchain innescano il crollo dei prezzi
La scorsa settimana gli addetti ai lavori della rete Sui hanno dovuto fare i conti con un bug introdotto nell’aggiornamento v1.72 che ha portato ad un blackout totale della chain. I validatori hanno smesso di produrre blocchi e tutto l’ecosistema è rimasto di fatto bloccato per diverse ore, con tutti i disagi del caso.
L’outage si è prolungato in 3 diverse sessioni nel giro di 48 ore: la prima ha avuto inizio il 28 maggio ed è stata risolta dopo più di 5 ore tramite una patch d’emergenza. La seconda è avvenuta il giorno seguente, quando si è scoperto che il fix era solo provvisorio, richiedendo un intervento più profondo del team. Infine la terza si è registrata il 30 maggio, sempre per la stessa causa degli halt precedenti.
Il problema di fondo riguardava una funzione “Address Balances”, introdotta con il nuovo aggiornamento, che portava ad un calcolo del gas errato e innescava conseguentemente il crash dei validatori. Al momento la situazione sembra essere rientrata, con la rete tornata ufficialmente operativa dopo che oltre due terzi dello stake totale sono passati alla versione corretta del codice.
A dir la verità, gli effetti del bug sono stati molto meno pesanti del precedente hack di Sui registrato lo scorso anno, quando il protocollo Cetus era stato bucato per 223 milioni di dollari. Questa volta le ripercussioni si sono limitate a qualche liquidazione in DeFi a causa dei prezzi di SUI in caduta libera, e all’impossibilità di inviare transazioni al network per qualche ora. Nessun fondo interno alla chain è andato perso, e questo ha aiutato quantomeno ad evitare capitolazioni più gravi sulle quotazioni del token.
Sui: la rete fa fatica a restare a galla in DeFi
Al di là dell’ultimo incidente – che non è di certo un buon biglietto da visita per nuovi potenziali investitori – la blockchain di Sui ha altre difficoltà più strutturali da risolvere. Il punto più grave riguarda il crollo del TVL registrato a partire da ottobre 2025, da cui la rete ha perso oltre 1,5 miliardi di dollari di fondi bloccati.
Questo pesante calo ha portato la metrica a toccare i valori più bassi da agosto 2024, annullando praticamente tutto il percorso positivo osservato fino ad allora. Nel frattempo anche la capitalizzazione del comparto stablecoin ha subito una brutta correzione, perdendo circa 700 milioni di dollari di liquidità dal proprio ecosistema.

Di conseguenza, con le attività economiche ridotte in modo significativo, e una fiducia parzialmente bruciata di fronte alla propria community, la rete Sui ha abbassato molto anche la propria componente di redditività. Ad oggi produce appena 994 dollari di ricavi ogni 24 ore: una cifra davvero troppo bassa per il network di un asset che vale 3,5 miliardi di dollari di market cap.
Token SUI respinto dopo il pump di maggio
Nel breve termine l’outlook speculativo della crypto SUI appare evidentemente ribassista. A inizio maggio il token stava volando sulla scia degli acquisti delle società quotate in borsa (DAT). In particolare, una nello specifico, ossia SUI Group Holdings, aveva messo in staking un controvalore della moneta pari a 143 milioni di dollari, scatenando un rialzo dei prezzi.
Rialzo che però, sia a causa della debolezza del più ampio comparto crypto, sia per i motivi sopra citati, è durato ben poco. Nel giro di qualche ora il token si è rimangiato tutta la salita, accompagnato da una contrazione dell’open interest e da un CVD fortemente sbilanciato lato sell.
Nelle ultime ore notiamo anche una piccola divergenza tra prezzo e OI, che potrebbe spiegarsi con un aumento delle posizioni short nei mercati futures del crypto asset. C’è poco interesse evidentemente per i long, che arrivano da un periodo molto difficile e turbolento, e che fanno difficoltà a resistere alla pressione di vendita dominante.

Il team del progetto cerca di voltare pagina: a breve si punta sulla narrativa della privacy
L’ultimo asso nella manica del team di Sui per provare a rilanciare il proprio token e riportare attività sulla blockchain è quello di sfruttare la narrativa più calda del momento. Già da qualche mese si parla di portare transazioni private native all’interno del network, con una feature che potrebbe essere interpretata in chiave bullish dagli investitori visto il forte interesse per il tema della privacy.
Durante il Consensus di Miami il co-fondatore di Sui ha dichiarato che la chain avrebbe introdotto a breve pagamenti privati. Nella community si parla di una funzione chiamata “Sui intents” che richiama molto da vicino lo stesso prodotto di punta della blockchain di Near, con cui ha già attirato 17 miliardi in operazioni anonime.
Detto ciò, non c’è ancora nulla di ufficiale se non voci di corridoio. Non sappiamo se veramente si chiamerà così la prossima invenzione del team di Sui, né se davvero funzionerà in modo simile a Near Intents, che a sua volta si aggancia all’idea del sistema operativo web3 di Anoma.
In ogni caso, puntare sulla privacy potrebbe ridare ossigeno a un progetto che ne ha decisamente bisogno in questo periodo, e che vede sempre più utenti abbandonare il L1.
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