La Banca Centrale Europea ha annunciato oggi un aumento dei tassi di interesse di 25 punti base. Adotta così una linea più restrittiva per contrastare le recenti pressioni inflazionistiche. Il tasso sui depositi sale al 2,25%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,40% e quello sulle operazioni marginali al 2,65%.
La BCE alza i tassi: l’inflazione fa paura
La BCE ha motivato la scelta con il ritorno dell’inflazione su livelli superiori all’obiettivo del 2%. Pesano l’aumento dei prezzi energetici e le tensioni geopolitiche in Medio Oriente. Come evidenziato nell’analisi di Gianluca Grossi, gli uffici studi della BCE hanno rivisto al rialzo l’inflazione attesa per il 2026, dal 2,6% al 3,0%.
L’approccio data dependent di Lagarde
Durante la conferenza stampa, Christine Lagarde ha ribadito l’approccio “data dependent“, valutando riunione per riunione. La presidente non ha fornito indicazioni precise, lasciando aperta la possibilità di ulteriori rialzi qualora le pressioni dovessero persistere. La priorità della BCE resta il ritorno dell’inflazione verso il target del 2% nel medio termine.

Il grafico mensile dell’Euro Area Interest Rate mostra il percorso del tasso principale, ora risalito al 2,40% evidenziato con la linea blu. Dopo il picco al 4,50% toccato tra il 2023 e il 2024, la BCE aveva avviato una lunga fase di tagli. Quella discesa si è interrotta dopo circa tre anni proprio con la decisione odierna, che segna il primo rialzo dal 2023. La BCE ha inoltre rivisto al ribasso la crescita del 2026, dallo 0,9% allo 0,8%, per un quadro economico più incerto a causa dello scenario geopolitico.
Tassi BCE a +25 punti base ma i Titoli di Stato reagiscono bene
Nonostante la stretta, i future sui Titoli di Stato area euro hanno reagito durante la seduta in modo positivo virando al rialzo, come si può osservare dal grafico allegato con la loro view da maggio. Il BTP segna +0,34% a quota 117,34, l’OAT francese +0,32% a quota 118,53 e il Bund tedesco +0,29% a quota 125,52.

La reazione contenuta conferma che il rialzo era stato ampiamente annunciato e già scontato dal mercato. La decisione del Consiglio direttivo non ha quindi colto gli operatori di sorpresa. I mercati finanziari, soprattutto quelli obbligazionari, non amano le sorprese: gli scenari devono essere più o meno conosciuti. Non a caso il comparto obbligazionario è il più grande del sistema finanziario globale. A fine 2024 il mercato dei bond globale valeva circa 145.000 miliardi di dollari, contro i 125.000 miliardi di capitalizzazione azionaria globale.
Il BTP tiene meglio del Bund e lo spread si comprime
Negli ultimi due anni, un dato ha sorpreso più di altri, ovvero la contrazione strutturale dei differenziali di rendimento tra Italia, Germania e Francia. Lo spread di rendimento BTP-Bund è sceso a quota 77 punti base, su livelli storicamente compressi. Si tratta di una discesa che dura ormai da anni, avviata dopo il picco del 2022 oltre il 2,5%. Ancora più ridotto il differenziale tra BTP e OAT francese, fermo intorno agli 11 punti base.

Sul grafico mensile di lungo periodo emerge infatti una dinamica chiara, con il future sul BTP che negli ultimi anni ha tenuto meglio di quello tedesco. Il confronto diretto tra i tre future premia quindi il debito italiano, che riduce il premio al rischio rispetto ai partner europei. Un segnale di fiducia che resiste anche in una fase di tensione sui mercati obbligazionari.
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