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Ethereum: nuovo record sullo staking. Quasi 40 milioni di ETH bloccati e impossibili da vendere sul breve

Ethereum continua a spingere forte nello staking, con i prezzi di ETH che però non rispondono allo stesso entusiasmo delle metriche on-chain.

Ethereum fa ancora molta fatica sui grafici, ma nei dati on-chain riguardanti lo staking vediamo una crescita continuativa che non accenna a fermarsi. Al momento sono poco meno di 40 milioni i token ETH impegnati nel contratto ufficiale di stake, dove fruttano ai rispettivi detentori un APY del 2,7%, e dove contribuiscono a rendere più leggero il peso dell’offerta in circolazione.

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Il numero preso da sé potrebbe non rendere l’idea di quanto sia imponente la cifra: parliamo del 32,7% della supply circolante del crypto asset, pari ad un controvalore di oltre 70 miliardi di dollari. Tutte monete che per ritornare sul mercato dovranno eventualmente attendere parecchi giorni per smaltire la fila delle uscite.

Ethereum: lo staking ratio tocca un nuovo massimo storico

Da giugno 2025 ETH perde circa il -30% del proprio valore, in uno dei periodi che potremmo descrivere come tra i più bui per la storia della seconda criptovaluta del settore. Nello stesso arco temporale però si è registrato anche uno degli incrementi più significativi mai osservati all’interno del contratto di staking di Ethereum.

In un anno sono entrati nello staking circa 5 milioni di ETH, ossia il 4% dell’offerta circolante, aggiungendosi agli altri 34,6 milioni di coin già impegnate prima di allora. Il dato attuale sfiora i 40 milioni di monete, per uno staking ratio del 32,7%, il più alto mai osservato dalla fusione della Beacon Chain con la mainnet.

Giusto per rendere l’idea: ciò significa che 1 ETH su 3 si trova attualmente bloccato nel meccanismo di consenso della rete, impossibile da vendere sul mercato prima di una richiesta di prelievo. Richiesta che in questo momento non richiederebbe grossi tempi di attesa vista la bassa domanda per i withdraw, ma che in altre condizioni potrebbe trovare file decisamente più lente.

Nuovo record di Ethereum nello staking ratio

Una grossa fetta degli ETH entrati nello staking nell’ultimo periodo è da attribuirsi alle operazioni di Tom Lee, con la sua società di investimento Bitmine. Proprio ieri ha acquistato ben 139 milioni di dollari in Ethereum, portando il totale delle sue detenzioni a quota 5,62 milioni di monete, per un portafoglio che supera i 10 miliardi di dollari di controvalore.

Non è escluso però che in futuro, in scenari eccezionali, anche il Michael Saylor della community Ethereum possa essere costretto a liquidare parte delle proprie riserve, sottraendo allo staking una quota significativa di asset.

I dati dello staking di Ethereum

Ci sono altri dati da analizzare in relazione allo staking di Ethereum, oltre al semplice conteggio degli ETH bloccati nel contratto. In primis, ciò che è importante considerare è soprattutto l’evolversi delle code per entrare e uscire dal layer di validazione della rete.

Attualmente infatti c’è una grande fila per i validatori che vogliono aggiungere nuovi ETH, che richiede circa 50 giorni per essere smaltita completamente, mentre sul lato delle uscite ci sono poche richieste in generale, con tempi molti ristretti. Questo vuol dire che la domanda per bloccare Ethereum e ricevere il premio dello staking è ancora molto alta, nonostante sia in lieve calo dal periodo di massimo interesse di inizio anno.

Validatori staking Ethereum coda ingresso e uscite
Code per l’ingresso e l’uscita dallo staking di EthereumFonte dati: https://www.validatorqueue.com/

Nonostante ciò, il numero di validatori attivi risulta essere in forte calo nel corso dell’ultimo anno. In particolare, da luglio 2025 ad oggi la rete ha perso circa 300.000 operatori unici che contribuivano ad aumentare la sicurezza del network. Si tratta di un’apparente anomalia rispetto all’aumento complessivo degli ETH in staking, che però si spiega con il fatto che molti grandi investitori – dopo l’upgrade Pectra – hanno iniziato ad operare come singoli validatori con un saldo più elevato dei canonici 32 ETH, arrivando addirittura fino a 2.048 ETH.

In ogni caso, lo staking di Ethereum mostra chiari segni di crescita e resilienza in uncontesto non proprio appagante sul fronte speculativo. I prezzi hanno deluso le aspettative di molti fedelissimi, ma questi ultimi non sembrano disposti a prelevare le proprie bag dal contratto della rete.

Perché il record dello staking non impatta positivamente sui prezzi di ETH?

Questo è il nodo più ostico che Ethereum sta affrontando in questo momento: la rete sta infatti vivendo una gigante contraddizione tra forza dei dati on-chain e performance del proprio token nativo. Il network cresce, porta nuova utenza, aumenta la partecipazione nello staking, ma non si riflette in un aumento dei prezzi di ETH.

Il problema principale riguarda il fatto che tutta questa attività non produce abbastanza domanda di blockspace tale da portare ad un incremento delle revenue, con il dato dei ricavi che anzi resta molto schiacciato rispetto agli scorsi anni. Tutto ciò, in un mercato in cui come narrativa vige il “revenue meta”, sta penalizzando molto Ethereum sul campo speculativo.

L’interesse per riempire lo spazio di blocco potrebbe tuttavia riemergere in futuro, andando a risaltare finalmente tutte le metriche positive che gli investitori non stanno ancora prezzando. E quando potrebbe riemergere? Forse dopo il lancio del prossimo aggiornamento Glamsterdam, con gli sviluppatori che puntano ad aumentare la scalabilità e modificare la struttura dei costi di rete (stato e gas fees).

A tal proposito, gli sviluppatori stanno entrando proprio ora nella fase finale “devnet” prima di passare al lancio definitivo in mainnet. Alcuni hanno definito l’hard fork come uno dei più importanti dopo il Merge del 2022, ossia l’aggiornamento che ha introdotto lo staking con il cambiamento del meccanismo di consenso da PoW a PoS.

Si aggiungono di fatto nuove ipotesi sui casi d’uso attorno ad Ethereum e nuovi sviluppi che potrebbero cambiare il modo in cui la rete vive e produce revenue. Ora non ci resta che aspettare il Q3, trimestre indicativo entro cui dovrebbe andare live Glamsterdam.

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