Dopo il ciclo dell’intelligenza artificiale, potrebbe toccare al mondo dei prediction market. Secondo quanto è stato riportato da The Information, Kalshi avrebbe già contattato diverse banche d’affari per colloqui informali su una possibile quotazione in borsa. La notizia è accompagnata da una valutazione dei ricavi annuali che potrebbe raggiungere, per il 2026, i 2 miliardi di dollari.
C’è una differenza sostanziale con le IPO delle società che producono modelli AI: i prediction market come Kalshi e Polymarket possono già contare su importanti ricavi e profitti, frutto dell’esplosione delle loro piattaforme sia nel comparto degli investimenti sugli eventi, sia del trading sportivo. Kalshi ha già chiuso con successo numerosi round di finanziamento, che hanno portato la valutazione a circa 22 miliardi di dollari.
L’IPO arriverebbe una volta risolti i problemi legali?
Sui prediction market si sta consumando uno scontro tra autorità federali e statali negli USA. Queste ultime rivendicano il pieno potere legislativo e regolamentare su mercati che ritengono essere affini a quelli del gioco d’azzardo. Le autorità federali – in particolare CFTC che ha potere di regolamentazione sui derivati – ritengono invece che i prediction market debbano essere normati a livello federale, senza alcun tipo di resistenza da parte delle autorità statali.
In aggiunta, CME ha presentato un esposto contro i futures perpetual che Kalshi ha iniziato a offrire alla propria clientela. Si tratta di contratti derivati senza sottostante, che ancorano il prezzo tramite oracoli e ricorso a funding rate.
Una situazione legalmente complessa, che da un lato vede i prediction market poter contare su ricavi importanti e sul sostegno politico dell’attuale amministrazione Trump; dall’altro lato invece le autorità statali – che dal sistema di licenze ricavano quantità importanti di denaro – e che vorrebbero continuare a normare questo tipo di mercati in ampia autonomia.
Un nuovo ciclo di IPO?
I prediction market, per quanto al centro dell’attenzione anche in Europa, dove sono banditi pressoché ovunque, sono in realtà meno numerosi delle società del comparto AI. Tra i diversi brand che offrono questo tipo di attività, soltanto due potrebbero procedere a IPO interessanti per gli investitori – e comunque su quotazioni di molto inferiori rispetto a quelle attese per OpenAI e Anthropic.
Al lancio SpaceX ha raccolto 75 miliardi collocando una parte ridotta del totale di azioni esistenti. Per OpenAI e Anthropic si parla di capitalizzazione complessiva di oltre 800 miliardi di dollari.
Nel migliore dei casi, Kalshi potrebbe puntare a una valutazione tra i 20 e i 30 miliardi, almeno stando ai capitali raccolti durante l’ultimo funding round.
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