Giornata di forte nervosismo a Wall Street ieri, con movimenti particolarmente violenti ed erratici e chiusure complessivamente negative. Fa eccezione il future sul Dow Jones, che ha aggiornato il proprio massimo storico in piena rotazione settoriale. Sul fronte crypto, invece, Bitcoin ha segnato un nuovo minimo annuale, mentre Ethereum ha chiuso in calo ma sopra i minimi 2026.
Bitcoin tocca nuovo minimo annuale e peggior mese del 2026
Ieri Bitcoin ha toccato per il secondo giorno consecutivo un nuovo minimo annuale, e l’ha fatto a 58.112 USDT. Il ribasso a giugno segna -18,58% ed è il più profondo del 2026. Attualmente quota 59.970 USDT e il ribasso su base annua è arrivato a -31,54%. BTC si sta avviando a chiudere il secondo quadrimestre consecutivo in rosso.

Sul grafico daily si può osservare che al momento di questa stesura si sta formando una candela doji esterna alla banda di Bollinger inferiore. Questo potrebbe essere un segnale di inversione di breve. Per avere una conferma, però, BTC dovrà andare a chiudere sopra la resistenza dei 61.830 USDT in chiusura di candela daily.
Ethereum non aggiorna i minimi annuali
Ribasso anche per Ethereum che però rimane sopra il suo minimo annuale di inizio mese. ETH quota 1.552 USDT e a giugno sta registrando un crollo del -22,58%, mentre il ribasso annuale si attesta a un -47,75%.
A livello grafico si può osservare una situazione similare a quella di BTC con una candela esterna alla banda di Bollinger inferiore. Per dare un segnale di possibile rimbalzo di breve sarà necessario per ETH un superamento della resistenza in area 1.650 USDT.
Wall Street in rosso ma record per il future Dow Jones e tech in affanno
La seduta di ieri ha messo in scena una netta divergenza a Wall Street. Sul fronte dei future, il Nasdaq ha chiuso a -1,27% e l’S&P 500 a -0,58%. Anche il future sul Dow Jones ha terminato in lieve calo, a -0,15% ma in intraday ha aggiornato l’ATH a 53.097 punti.

Il motivo di questa forza relativa va cercato nella struttura dell’indice. Il Dow Jones è ponderato sul prezzo e non sulla capitalizzazione. A contare di più sono quindi i titoli a quotazione elevata dei settori finanziario, industriale e sanitario. Proprio questi comparti hanno mostrato solidità nella seduta, assorbendo la debolezza dei colossi tecnologici. Nasdaq e S&P 500, invece, sono dominati dai megacap e hanno sofferto in pieno il calo del tech. C’è stata la classica rotazione verso i settori difensivi e ciclici che ha premiato il Dow Jones, lasciando indietro gli indici più esposti all’intelligenza artificiale.
Megacap tech in rosso

Il peso ribassista è arrivato dai grandi nomi della tecnologia con Apple a -6,1%, Microsoft a -3,5%, Amazon a -3,1%. Il filo conduttore è la tensione che attraversa il mondo dei chip e dell’intelligenza artificiale. Apple è scivolata dopo aver alzato i prezzi su MacBook, iPad e iPhone, citando il rincaro delle memorie. Stessa logica per Microsoft, che ha ritoccato i listini del proprio hardware.
Il paradosso emerge dai conti di Micron, che ieri ha guadagnato +15,7% dopo una trimestrale solida proprio grazie alla domanda di memorie per i data center AI che gonfia i ricavi dei produttori.
Inflazione in linea e greggio in calo

Sul fronte macroeconomico, i riflettori erano puntati sul dato dell’inflazione PCE, l’indicatore preferito dalla Federal Reserve. La lettura è arrivata in linea con le attese, con un’inflazione al 4,1% su base annua. Il petrolio prosegue il calo. Il future sul WTI quota 70,59 dollari, segnando -6,93% su base weekly. Il Brent quota 74,18 dollari, a -7,93% weekly.
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