Hormuz, abbiamo un problema. Almeno a leggere quanto scrivono i principali giornali USA, pensare alla navigazione libera nello stretto più famoso del momento è ormai eccessivamente ottimista. E della stessa opinione sarebbero anche le autorità europee. Una questione che poggia sugli equilibri, temporanei e precari, tra Iran e USA e sulla convinzione dei primi di poter dettare legge in uno dei tratti di mare più importanti del mondo.
Una situazione preoccupante e per il momento volatile: l’Iran continua infatti a esercitare il controllo sullo snodo fondamentale per il petrolio (e non solo). E al termine della tregua di 60 giorni, l’accordo che ne emergerà – eventualmente – potrebbe assegnare a Teheran una sorta di potestà sul transito navale da quelle parti.
Mine, politica e futuro
Bloomberg si è recentemente espressa sulla questione, ricordando come anche durante questa fragile tregua siano rimasti al centro dei problemi di grande importanza. L’Iran continua a ritenere quella che viene chiamata la rotta dell’Oman eccessivamente rischiosa e non percorribile. In aggiunta, ci sono stati attacchi a natanti in almeno due occasioni.
In aggiunta, sempre secondo quanto riporta Bloomberg, c’è la concreta convinzione che le vecchie rotte più utilizzate siano state minate dall’Iran, motivo per cui le navi stanno scegliendo o il transito vicino alle coste iraniane, o quello alternativo vicino alle coste dell’Oman. Entrambe le rotte darebbero ai paesi che vi si affacciano ampi poteri di imporre pedaggi per il passaggio.
L’accettazione dell’Europa
In un approfondimento separato, Bloomberg parla di accettazione da parte delle maggiori potenze europee dell’eventualità che il transito da Hormuz sia sottoposto a pedaggio.
Il prospetto di qualche tipo di commissione di servizio come conseguenza della guerra tra USA/Israele e Iran è stata descritta come un dato di fatto da due delle persone consultate, che hanno chiesto di non essere identificate dato che in discussione ci sono questioni “private” e non ancora pubbliche.
Questo è quanto emerge dallo speciale, che cita persone informate dei fatti e in qualche modo interne alle burocrazie e alle diplomazie europee. Una resa su tutti i fronti, con i costi e le preoccupazioni che potrebbero tornare ad agitare, in futuro, il prezzo del greggio, tornato ormai sui livelli precedenti al conflitto.
Tutto questo senza tenere conto della possibilità che in realtà un eventuale mancato accordo proprio sullo Stretto di Hormuz riporti i due contendenti al conflitto aperto.
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