Il vero piano di Strategy, la società che ha più Bitcoin in cassa al mondo, è non avere piani. La comunicazione di oggi, che riguarda la vendita di 3.588 Bitcoin, deve essere interpretata alla luce di altri fattori. Alcuni ambientali, altri invece interni. I primi possono certamente migliorare, sui secondi è lecito chiedersi se la stagione di Saylor a capo di Strategy non sia ormai tramontata. E no, il problema non riguarda la vendita – modesta rispetto alle dotazioni effettive di Bitcoin del gruppo – ma piuttosto l’atteggiamento del gruppo nei confronti delle sue stesse promesse.
Soltanto la scorsa settimana – ci contesteranno quelli che credono di essere attenti – Saylor aveva annunciato la possibilità di vendere fino a 1,25 miliardi di dollari in Bitcoin. Perché oggi qualcuno dovrebbe lamentarsi di quanto ha fatto?
La situazione di Strategy, oggi
Strategy ha dovuto cambiare traiettoria più volte nel corso delle ultime settimane per un errore che ha commesso senza che ci fosse nessuno a spingerli in quella direzione.
Il gruppo guidato da Michael Saylor ha infatti utilizzato un cuscinetto di cash accumulato – diceva – per pagare i dividendi delle azioni preferred. Lo ha utilizzato per riacquistare debito proprio con un leggero sconto. Uno sconto che vale meno di quanto avrebbe maturato il capitale se investito in bond USA a 90 giorni.

Finanziariamente un’operazione tutto sommato neutra. In termini di credibilità però il colpo è stato molto duro. Saylor e le comunicazioni aziendali avevano promesso di riservare quel cuscinetto al pagamento di dividendi. Con una decisione a porte chiuse, il gruppo ha deciso di spenderlo per altro. E qui c’è il primo attacco, anzi auto-attacco alla credibilità dell’operazione.
Perché fidarsi di chi promette certi impieghi e poi invece si comporta in senso contrario?
La reazione dei mercati, allora, è stata veemente. STRC è arrivata (complice anche un calo del prezzo di Bitcoin), a valere meno di 80$. In situazioni di normalità, il titolo $STRC dovrebbe scambiare intorno a 100$.

Correggere la crisi
I guai non arrivano mai da soli. Una parte del problema Saylor lo ha causato a se stesso senza alcun tipo di motivo. Avrebbe potuto porvi rimedio senza grossi scossoni, vendendo altre azioni $MSTR, come ha sempre fatto in passato.
Peccato però che le azioni $MSTR sono in crisi aperta, sia per i comportamenti di cui sopra, sia invece per il calo del prezzo di Bitcoin, almeno in parte causato dalle azioni dello stesso Saylor.
Quello che era il volano infinito per la raccolta di capitale si è trasformato in un circolo vizioso che ha costretto Saylor a ricorrere a qualcosa che aveva negato categoricamente negli ultimi anni: vendere Bitcoin.
Invece di ammettere l’errore in pubblico, ha preferito prendersela con chi gli ricordava di certe promesse. È andato in podcast e TV a dare dei troll a quelli che gli contestavano la decisione. È arrivato al punto tale di dire che diceva che noi non avremmo mai voluto vendere Bitcoin, mentre lui… ha altre necessità, tra le quali quelle di tutelare un’azienda che vale 50 miliardi in borsa.
Ad ogni modo, anche su queste pagine gli si riconosce il pieno diritto di operare per necessità, anche contro ciò che aveva affermato.
Non è però soltanto il pagamento dei dividendi a dover essere garantito, ma anche il ritorno verso una certa affezione per la verità. Il secondo di questi propositi è miseramente fallito oggi, con la comunicazione di vendita di oltre 3.000 Bitcoin. E no – lo ripetiamo – non è questione di aver venduto BTC.
Il tetto massimo a 1,25 miliardi
Il piano di monetizzazione di Bitcoin – così come era stato chiamato nelle comunicazioni obbligatorie a SEC – prevede un tetto massimo di raccolta di 1,25 miliardi di dollari.
In breve: il gruppo non può raccogliere più di quella cifra. E per superarla, dovrà esserci un’ulteriore deliberazione. Deliberazione che è pressoché automatica, dato che Saylor controlla pienamente le decisioni dell’azienda.
Date queste condizioni, era forse non necessario scrivere quanto leggiamo nel form 8-K di oggi, inviato a SEC poco dopo l’ora di pranzo italiana.
On June 29, 2026, Strategy announced a BTC Monetization Program pursuant to which Strategy may sell bitcoin from time to time, including for the purpose of generating up to $1.25 billion of additional proceeds to fund the USD Reserve. As of July 5, 2026, the full amount of this capacity remains available.
Ovvero:
Il 29 giugno, Strategy ha annunciato il BTC Monetization Program, che permette a Strategy di vendere Bitcoin di volta in volta, allo scopo di raccogliere fino a 1,25 miliardi di dollari di denaro aggiuntivo per finanziare la riserva di USD. Al 5 luglio, tale capacità rimane inalterata.
Il che vuol dire che pur avendo raccolto oggi più di 200 milioni di dollari vendendo Bitcoin, quei milioni non saranno conteggiati nel totale di 1,25 miliardi di dollari massimi che può raccogliere tramite vendita di BTC.
Questo perché almeno in parte i fondi sono stati utilizzati per pagare direttamente i dividendi. Ad ogni modo, in una nota si legge:
(1) Proceeds from the bitcoin sales were used to fund payment of distributions on preferred stock and to replenish the portion of the USD reserve used for this purpose.
Ovvero:
Quanto raccolto dalle vendite di Bitcoin è stato utilizzato per i pagamenti della distribuzione di dividendi e per rimpiazzare la porzione di riserve USD utilizzate a questo proposito.
Un cavillo, che lasciamo alla libertà dei nostri lettori di interpretare.
La domanda però, con la quale vogliamo lasciarvi, è questa: quanto ci si può fidare delle promesse, delle parole, dei propositi scritti nero su bianco, di Strategy?
E siamo proprio sicuri che un ridimensionamento graduale non sia in realtà benefico per Bitcoin?
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