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Il CEO di Airbnb vuole più tokenizzazione. Sarà passaggio rivoluzionario, dice su X

Parla Brian Chesky, che non è la prima volta che si fa tentare dal mondo "crypto".
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AGGIORNAMENTO: thread cancellato dal CEO di Airbnb.

L’amministratore delegato di Airbnb guarda alla tokenizzazione degli asset. A interessarlo, scrive su X, non sono token e blockchain, ma un enorme problema che possono risolvere. Riguarda, almeno collateralmente, la proprietà immobiliare. Che può essere tokenizzata. E dunque frazionata. E dunque diventare anche più appetibile per un numero enorme di investitori.

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Brian Chesky sembra entusiasta delle ultime evoluzioni nel mondo della tokenizzazione degli asset. Non è la prima volta che il CEO di Airbnb apre al mondo crypto. Nel 2022 aveva parlato della possibilità di accettare crypto per i pagamenti sulla piattaforma, cosa di cui poi non si seppe più nulla.

Gli occhi sulla tokenizzazione, in silenzio

Ho osservato in silenzio la tokenizzazione degli asset reali per un po’. Il grosso è rumore. Sotto il rumore però, c’è qualcosa di reale che sta accadendo. Ecco i miei pensieri.

Si apre così un relativamente lungo thread su X del CEO di Airbnb, che prosegue:

La parte interessante non sono token e blockchain. La parte interessante è dove ci sono gli ostacoli. Quando possedere la parte di un immobile o di un fondo diventa facile come mandare un messaggio, la proprietà smette di essere un privilegio e diventa lo standard. Pensate a cosa sbloccherà: frazioni invece che “tutto o niente”, regolamento e liquidazione in secondi, non giorni. Mercati che non chiudono mai. Accesso al quale non interessa dove sei nato.

La lunga lista di ostacoli oggi agli investimenti pubblicata da Brian Chesky è lo standard di chi sostiene la necessità di spostare i mercati verso uno standard tokenizzato. Si può fare trading sempre, si possono comprare frazioni di un bene (cosa difficile, senza tokenizzazione, in particolare per gli immobili), si accorciano i tempi e si abbassano anche i costi di transazione.

Tuttavia ci sono anche altre questioni di cui tenere conto e che vengono elencate dallo stesso Chesky:

La parte difficile non è nella tecnologia, ma nella fiducia. Lo abbiamo imparato da Airbnb. Gli sconosciuti non condivideranno casa loro finché non credono che il sistema dietro sia reale. Le cose procederanno lentamente, poi non lo faranno più. Il grosso delle persone non si accorgerà del cambiamento dell’infrastruttura. Si sveglieranno un giorno e possedere un qualunque asset, in qualunque posto del mondo, sembrerà ovvio. Questo è soltanto l’inizio.

Ottimismo eccessivo?

Quando si parla di mercato immobiliare, ci sono anche altre questioni di cui tenere conto. Il grosso dei Paesi restringe infatti la possibilità di investimento da parte degli stranieri, devono essere presenti comunque delle procedure di KYC e anti-riciclaggio e pensare che i registri (vedi il catasto) si possano spostare onchain è interessante, ma di difficile soluzione politica sul breve.

Parafrasando quanto affermato da Brian Chesky, il problema non è tecnologico, è forse in parte di fiducia, ma è anche e soprattutto legale.

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