Il titolo IBM ha vissuto ieri la peggiore seduta della sua storia, con un ribasso del -25,2% che ha bruciato oltre 65 miliardi di dollari di capitalizzazione. Eppure l‘ETF di riferimento sul software statunitense ha chiuso la giornata quasi invariato, senza risentire del tracollo. Un paradosso solo apparente, che nasconde una lezione preziosa proprio per chi investe sui settori anziché sulle singole azioni.
Il crollo peggiore nella storia di IBM
La società ha diffuso in anticipo i dati preliminari del secondo trimestre, otto giorni prima della pubblicazione ufficiale prevista per il 22 luglio. I ricavi si sono fermati a 17,2 miliardi di dollari, sotto le attese degli analisti ferme a 17,86 miliardi. L’amministratore delegato Arvind Krishna ha ammesso apertamente che la società “ha vacillato” durante il trimestre. La causa principale è la rotazione della spesa dei clienti verso server, memorie e storage per l’infrastruttura AI. Il ribasso del -25,2% ha superato persino il lunedì nero del 1987, quando il titolo perse il -23,7%.
Perché l’ETF sul software non ha sentito il colpo
L’ETF IGV di iShares replica l’indice S&P North American Expanded Technology Software, il paniere di riferimento del comparto. Con circa 13,7 miliardi di dollari di patrimonio gestito, resta uno degli ETF sul software più grandi e liquidi al mondo. Ieri ha aperto in forte calo, ma ha recuperato quasi tutto entro metà giornata, chiudendo a +1%.
Il motivo è tanto semplice quanto sorprendente per molti investitori. IBM in quell’indice non è nemmeno presente. La metodologia include solo le società classificate come software applicativo, di sistema e per l’intrattenimento domestico. IBM invece rientra nei servizi informatici, una categoria che l’indice software di riferimento esclude completamente. Chi comprava IGV per avere esposizione al software non deteneva alcuna quota di IBM.
Tre ETF a confronto

Le prime posizioni di IGV spiegano bene la sua tenuta durante la seduta di ieri. In cima al paniere figurano Palo Alto Networks con il 9,54%, Palantir con l’8,54% e Microsoft con l’8,12%. Seguono CrowdStrike al 7,14% e Oracle al 5,87%, mentre le prime dieci società pesano circa il 60%.
Diverso il caso di WCLD, l’ETF sul cloud computing costruito con pesi equamente distribuiti tra i titoli. Da inizio anno WCLD guadagna il +4,32%, mentre ARKK dedicato all’innovazione avanza del +1,81%. Nello stesso periodo IGV cede invece il -7,61%, zavorrato dai grandi nomi del software enterprise.
| ETF | Indice di riferimento | Capitalizzazione (patrimonio gestito) | Var. % da inizio anno |
|---|---|---|---|
| IGV | S&P North American Expanded Technology Software | ~13,7 mld $ | -7,61% |
| WCLD | BVP Nasdaq Emerging Cloud | ~250 mln $ | +4,32% |
| ARKK | Nessuno – gestione attiva (benchmark S&P 500) | ~6,3 mld $ | +1,81% |
IBM crollo e test del supporto

Al momento di questa stesura IBM quota 216,18$ e sul grafico monthly la candela di luglio segna un ribasso del -21,85%. Il minimo toccato a 213,22 dollari coincide con la linea di supporto vettoriale. Attenzione a non confondere i dati, il ribasso del -25,2% riguarda la singola seduta, mentre il -21,85% misura l’intera candela mensile. Oggi, IBM dopo un avvio positivo è in ritracciamento ed ha virato in rosso del -0,83% e prova a difendere il supporto.
La lezione per chi investe sui settori
La vicenda IBM conferma un principio noto della gestione del rischio, puntare su un intero comparto riduce l’impatto del singolo emittente. Un ETF ben diversificato assorbe shock che invece devastano chi detiene un’unica azione fortemente concentrata nel proprio portafoglio.
Criptovaluta.it® Ultime Notizie Bitcoin e Crypto News | Criptovalute Oggi

