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IBM CROLLO

IBM -25%: mai così male in 110 anni di storia in borsa. Peggio di Black Monday e bolla dotcom

Una giornata di paura e delirio: la lettera del CEO, per tranquillizzare gli investitori, peggiora il quadro.
IBM CROLLO

È stata la peggiore giornata in borsa di sempre per una società che è quotata da 110 anni. Parliamo di IBM, che nella giornata di ieri, martedì 14 luglio, ha perso il 25% della sua capitalizzazione di mercato. A far crollare il titolo una forte delusione sugli utili preliminari e sui ricavi – al di sotto delle attese. Al netto delle preoccupazioni, il crollo di IBM in borsa è anche emblematico del particolare momento che stiamo vivendo sui mercati.

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Per intenderci, ieri è stato battuto il record del Black Monday del 1987, la peggiore giornata per le borse di sempre. Ed è stata peggiore del 6 novembre, all’esplosione della bolla dotcom. Ed è stata peggiore anche del 19 settembre 2001, alla riapertura delle borse americane dopo l’attentato alle Torri Gemelle di New York.

Sì, è stata la peggiore giornata di sempre

IBM è la più iconica società tech del mondo. È quotata dal 1915, tecnicamente, quando si chiamava ancora Computing-Tabulating-Recording Co. E nonostante abbia attraversato due guerre mondiali, la crisi del ’29, il crollo del Black Monday del 1987, attacchi terroristici negli USA, la bolla dotcom e anche la crisi dei subprime, non aveva mai chiuso con perdite di questo tipo.

Nella giornata di ieri il titolo è passato dai 288,50$ all’apertura ai 217,07 alla chiusura, perdendo oltre il 25%. Il record precedente apparteneva al 19 ottobre 1987, quando il titolo perse il 23% circa.

Per quanto la capitalizzazione sia in larga parte un numero immaginario che non rappresenta denaro vero, in una sola sessione IBM ha bruciato (come amano scrivere i giornali) l’intera capitalizzazione di ENI, più di quella di Ferrari e circa la metà della capitalizzazione di UniCredit, la più capitalizzata delle società che sono quotate a Piazza Affari.

Il perché del crollo

La spiegazione semplice è che i numeri diffusi in via preliminare non sono buoni. L’AI sta mordendo sul vecchio business del software e delle consulenze, e per quanto siamo sicuri che IBM esisterà anche tra 10 anni, ora gli investimenti vanno altrove.

IBM performance
La performance di IBM, martedì 14 luglio

A peggiorare il quadro c’è stata una lettera del CEO Arvind Krishna, che in modo assai insolito ha scritto direttamente agli investitori. L’intento era quello di fornire delle spiegazioni. Il risultato è stato di creare ancora maggiore allarme. Qui il testo della lettera.

La lettera si occupa del lancio di z17, definito dal CEO il più ambizioso programma per i mainframe della storia di IBM. I clienti però hanno diretto i loro capitali nell’acquisto di storage, memorie, GPU, ovvero in infrastruttura AI. E dunque quello che sarebbe dovuto finire nel lancio, è finito altrove.

Per quanto la lettera chiuda con un non stiamo cercando scuse, il contenuto dell’insolita missiva ha peggiorato una situazione dove serpeggiava già il panico. IBM aveva già subito le ire del Dio dell’AI, quando alla pubblicazione della notizia della capacità dei modelli di Claude di occuparsi di COBOL (linguaggio e ecosistema che rende molto a IBM in termini di consulenze) il titolo sprofondò in doppia cifra.

A giudicare la reazione dei mercati – e la serie di vendite incessante durante tutta la sessione (senza neanche un singolo accenno di recupero o rimbalzo) – il problema non è stato percepito come momentaneo.

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