ESCLUSIVA CRIPTOVALUTA.IT®: La tokenizzazione è il tema più dibattuto negli Stati Uniti. Mercoledì 15 luglio DTCC ha annunciato i primi passi, insieme a JPMorgan, Invesco e BlackRock per la tokenizzazione di azioni e ETF, direttamente in borsa. Tanti altri si stanno muovendo, anche in Europa. Con il MiCA che è ora completamente operativo, abbiamo deciso di parlarne con Ludovico Rossi di Brickken, che offre in Europa una piattaforma istituzionale per la tokenizzazione degli asset.
Un’intervista nata anche per capire quanto c’è di concreto, quanto c’è di meno concreto e se siamo nel mezzo di hype ingiustificato.
Tokenizzazione: in 10 anni tutti gli asset…
Criptovaluta.it®: Tutti parlano di tokenizzazione, ma siamo ancora nella fase dell’hype o è finalmente iniziata una vera adozione?
Ludovico Rossi: Abbiamo ormai superato da tempo la fase in cui la tokenizzazione era solo una parola alla moda. Qualche anno fa, la tecnologia era più avanzata rispetto all’infrastruttura normativa e operativa necessaria affinché le istituzioni potessero adottarla con fiducia, quindi la maggior parte delle attività rimaneva in fase sperimentale.
Oggi il discorso è molto diverso, perché le istituzioni considerano la tokenizzazione come uno strumento per risolvere sfide concrete, dalla riduzione dei costi di riconciliazione a una maggiore efficienza nei processi di regolamento e di gestione degli asset.
Ciò che cercano ora è un’infrastruttura di cui possano fidarsi, con conformità, governance e dati di alta qualità integrati nel processo sin dall’inizio. È in questo ambito che il mercato sta maturando, ed è l’indicazione più chiara che la tokenizzazione sta diventando parte integrante dell’infrastruttura finanziaria tradizionale, piuttosto che un’innovazione di nicchia.
Criptovaluta.it®: La tokenizzazione sta risolvendo un problema reale del mercato o stiamo semplicemente trasferendo vecchi asset su una blockchain? Avremo un accesso più ampio a mercati finora quasi “preclusi” agli investitori retail?
Ludovico Rossi: La tokenizzazione non consiste nel trasferire asset esistenti su una blockchain solo per il gusto di farlo. Il suo valore deriva dal risolvere alcune delle inefficienze che da decenni affliggono i mercati finanziari, che si tratti di lentezze nei regolamenti, complessità amministrative o accesso limitato.
Inoltre, rende molto più semplice suddividere la proprietà in quote più piccole, il che significa che, alla fine, un numero maggiore di persone potrebbe investire in asset come il credito privato o il settore immobiliare, che tradizionalmente sono stati fuori dalla loro portata.
Al momento, tuttavia, lo slancio maggiore proviene dalle istituzioni, poiché queste stanno riscontrando vantaggi operativi molto concreti. Man mano che tale infrastruttura verrà sviluppata e acquisirà maggiore affidabilità, ne conseguirà naturalmente un accesso più ampio sia per gli investitori al dettaglio che per quelli istituzionali.
Criptovaluta.it®: Se dovessi scommettere su una sola classe di asset destinata a essere tokenizzata per prima su larga scala, quale sceglieresti e perché?
Gli strumenti di credito e di debito privati sono i candidati più probabili. Dispongono già di quadri giuridici chiari, flussi di cassa definiti e di un pubblico istituzionale che ne comprende il rischio sottostante; pertanto, la tokenizzazione rappresenta principalmente un miglioramento in termini di distribuzione ed efficienza, piuttosto che una riprogettazione dell’asset stesso.
Le strutture dei fondi non sono da meno, in particolare i veicoli perpetui ed “evergreen”, dove il NAV continuo e le sottoscrizioni e i rimborsi costanti rendono la liquidità secondaria un vero valore aggiunto per gli LP, non solo un involucro attorno alla stessa posizione illiquida.
L’infrastruttura amministrativa dei fondi necessaria per gestire quel ciclo di NAV su larga scala sta però ancora cercando di raggiungere il livello richiesto; al contrario, l’infrastruttura operativa del credito privato è già predisposta per questo, ed è per questo che si muove per prima.
Criptovaluta.it®: Il MiCA è finalmente entrato in vigore. Accelererà la tokenizzazione degli asset in Europa oppure spingerà l’innovazione verso altri mercati? E pensi che l’Europa possa tenere il passo con lo slancio che stiamo osservando negli Stati Uniti?
Ludovico Rossi: Il MiCA rappresenta un passo avanti perché offre alle istituzioni qualcosa che prima non avevano, ovvero la certezza giuridica. È proprio la chiarezza a sbloccare il capitale istituzionale, più di qualsiasi singola norma all’interno del quadro normativo.
L’Europa deve prestare attenzione alla frammentazione nell’applicazione e nell’attuazione del MiCA negli Stati membri, poiché è proprio l’attuazione incoerente a rallentare l’innovazione, non la normativa in sé.
Per quanto riguarda gli Stati Uniti, lo slancio è reale, in particolare per quanto riguarda le stablecoin e la struttura del mercato, ma l’Europa è stata la prima ad avere un quadro normativo completo, e questo vantaggio iniziale continua ad avere importanza se viene applicato in modo coerente.
Criptovaluta.it®: Qual è oggi il principale ostacolo alla diffusione della tokenizzazione: la regolamentazione, la tecnologia o gli stessi investitori? La frammentazione del mercato europeo gioca un ruolo negativo?
Ludovico Rossi: Nessuno di questi tre aspetti rappresenta più un vero e proprio collo di bottiglia. La tecnologia per tokenizzare un asset è ormai quasi una commodity.
L’ostacolo maggiore sono i dati: un’obbligazione tokenizzata vale solo quanto i dati relativi alla cedola e al capitale, l’attestazione di custodia e il feed di quotazione su cui si basa, e gran parte di tale infrastruttura è ancora gestita manualmente o realizzata ad hoc per ciascun emittente.
Le istituzioni non stanno sottoscrivendo il token, ma stanno sottoscrivendo la garanzia che quel flusso di dati rimanga accurato per i prossimi dieci anni.
Criptovaluta.it®: Per la maggior parte degli utenti la tokenizzazione sarà invisibile, una semplice infrastruttura che opera dietro le quinte. Quali saranno quindi i vantaggi concreti per loro?
Ludovico Rossi: La maggior parte degli utenti non penserà mai alla tokenizzazione, proprio come non pensa ai meccanismi di pagamento che stanno dietro al semplice tocco di una carta.
Ciò che noteranno sarà l’accesso a classi di asset che prima erano precluse, a un sistema di regolamento più veloce e a una contabilità più trasparente.
L’esperienza dell’utente finale dovrebbe limitarsi a un’interfaccia semplice, non a una decisione tecnica che deve comprendere. L’infrastruttura ha importanza solo se passa in secondo piano e rende il prodotto finanziario sottostante migliore, più economico o più accessibile.
Criptovaluta.it®: Tra dieci anni la tokenizzazione sarà diventata la nuova normalità oppure stiamo sopravvalutando questa rivoluzione, come è accaduto con il metaverso, il gaming on-chain e altre tendenze simili?
Ludovico Rossi: La differenza tra questo e qualcosa come il metaverso è che la tokenizzazione risolve problemi operativi che le istituzioni hanno già oggi, senza creare un nuovo comportamento che le persone debbano adottare.
Una volta che una quota significativa di asset e denaro si sposta on-chain, non c’è alcun vero incentivo a tornare indietro, perché i guadagni in termini di efficienza sono strutturali, non solo apparenti.
La mia previsione è che tra dieci anni nessuno parlerà più di tokenizzazione: sarà semplicemente il modo in cui funzioneranno gli investimenti, la custodia e la gestione degli asset, proprio come il trading elettronico ha sostituito la sala delle contrattazioni senza che nessuno dovesse poi discuterne la ragione del cambio.
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