ESCLUSIVA CRIPTOVALUTA.IT®: È notizia di ieri il tentativo, della Commissione Europea, di rivedere il MiCA e offrire una versione 2.0. Secondo quanto è stato riportato da Euronews, i temi oggetto di revisione saranno la tokenizzazione degli asset e le stablecoin, in particolare quelle emesse al di fuori dell’Unione. Abbiamo chiesto ulteriori delucidazioni alla Banca Centrale Europea, che tramite portavoce ha offerto riferimenti che riguardano il regime di doppio emittente, che permette a certi gestori di avere un token identico per specie e smart contract di riferimento in Europa e fuori dall’Europa, con regole però diverse.
Il portavoce di BCE contattato da Criptovaluta.it® non ha citato le aziende specifiche che stanno ricorrendo a questo regime. Lo facciamo noi, indicando in Circle (che emette USDC e EURC) la principale beneficiaria di un regime del quale si discute ormai da tempo e che rivendichiamo di aver pubblicato per primi, su scala globale.
Il contesto della richiesta di intervento da parte di BCE
Ci sono diversi riferimenti a quello che è, a oggi, la principale preoccupazione di BCE per quanto riguarda la gestione, da parte del MiCA, del comparto stablecoin. Il contesto ci è stato offerto dal portavoce di BCE:
- Vulnerabilità da emittenti in doppio regime
L’otto maggio scorso, in un discorso a Roda de Bará, il Presidente di BCE Christine Lagarde ha ribadito che la situazione dei multi-issuer aggiunge un ulteriore livello di vulnerabilità. Il discorso si può recuperare qui ed è stato però soltanto l’ultimo di una serie di interventi di diverse autorità europee sul tema.
- Rischio principale dell’euro area arriva da discrepanze tra diverse giurisdizioni
“I rischi maggiori arrivano dalla multi-emissione attraverso Paesi terzi, dove un’entità UE e un’entità in un Paese terzo emettono insieme una stablecoin fungibile in entrambe le giurisdizioni. Questo potrebbe lasciare l’emittente europea senza riserve sufficienti sotto la supervisione delle autorità UE”. Così scrivevano qui Senne Aerts, Claudia Lambert e Elisa Reinhold all’interno della Financial Stability Review di novembre 2025.
Dello stesso avviso è stato, a ottobre 2025, il report sui rischi sistemici dei crypto asset pubblicato da ESRB.
No comment sugli eventuali impatti sul mercato delle stablecoin e sugli operatori già conformi
Il punto di BCE è di carattere generale e non vi sono riferimenti specifici a emittenti che stanno utilizzando questo regime. Tuttavia tutti conoscono chi sta utilizzando questo regime.
Il più rilevante è Circle, che emette USDC – stablecoin legata al dollaro che vale circa 73 miliardi di dollari di capitalizzazione. USDC può essere offerta in Europa grazie a un sistema multi-emittente, dove all’interno dell’UE sono custodite soltanto le riserve che rappresentano gli USDC circolanti… in Europa. Esiste un meccanismo di ribilanciamento periodico, che almeno in via teorica non dovrebbe causare ammanchi.
Nel caso in cui un utente desiderasse convertire presso l’entità europea di Circle i suoi USDC in dollari, Circle (nella sua entità francese, in questo caso) potrà usare riserve proprie o trasferirle anche dalla sua entità americana.
Il sistema per ora non ha causato problemi. Tuttavia è chiaro che il regime permette alle emittenti USA che sfruttano questo sistema di ottenere rendimenti più alti sulle riserve. In Europa è obbligatoria la detenzione di una certa percentuale di cash, al 40% per gli emittenti di grandi dimensioni, mentre negli USA si può detenere anche il 100% in bond e REPO (cosa che fa Circle, tramite un fondo gestito da BlackRock), che invece pagano interessi.
Gli operatori 100% europei e che non hanno riserve fuori dai confini si trovano dunque a competere dovendo rispettare regole più restrittive.
Lo stesso sistema è utilizzato da Paxos per il suo USDG, anche se per volumi e capitalizzazione decisamente inferiori.
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