ESCLUSIVA CRIPTOVALUTA.IT®: Anche se il momento di mercato non è dei migliori, questo ciclo verrà ricordato anche come quello dello sbarco di investitori più sofisticati: individui con importanti patrimoni, family office, fondi hedge e sovrani, grandi banche che un tempo facevano di tutto per rimanere a distanza dal mondo Bitcoin e crypto. Di realtà che stanno traghettando la finanza tradizionale nel mondo Bitcoin e crypto ne sono nate diverse. Ce n’è una anche in Italia: si chiama Banor Labs – è animata da professionisti che sono anche appassionati del settore – e si occupa di ricerca, sviluppo nel mondo dei digital asset. Di recente ne abbiamo letto anche sulla stampa tradizionale e mainstream, grazie a un prodotto di investimento lanciato insieme a un noto gruppo bancario italiano.
I nostri lettori vogliono saperne di più e per questo abbiamo intervistato Federico Pavan, Head of Business Development di Banor Labs, che ci ha rivelato tante interessanti evoluzioni del mondo dell’intersezione tra investitori tradizionali e mercato Bitcoin e crypto.
Istituzionali, mercato instabile e mosse delle banche
Criptovaluta.it®: Che spazio c’è per le strategie attive nel mondo crypto? La richiesta da parte di clienti strutturati è presente?
Federico Pavan, Banor Labs: Lo spazio c’è, ed è già una realtà consolidata. Esiste oggi un tessuto di player sofisticati – HF in primis – che offrono prodotti basati su strategie attive: market neutral, momentum, volatilità, e così via. Solo in Europa contiamo almeno cinque fondi con oltre 500 milioni di euro di AUM che offrono strategie attive, la maggior parte delle quali market neutral. Negli ultimi anni abbiamo assistito anche alla crescita degli AMC (Actively Managed Certificates), così ETF e ETC che continuano a mostrare buona dinamicità e responsiveness alle crescenti richieste del mercato. Questo ci dice che la domanda da parte di clienti strutturati esiste, ed è concreta.
Va detto che si tratta di prodotti riservati a clienti professionali ai sensi della MiFID. Ad oggi la clientela è composta principalmente da family office, crypto-nativi, high net worth individuals e, più recentemente, anche alcuni fondi sovrani che hanno scelto di allocare una porzione del proprio portafoglio a questo verticale, in ottica di diversificazione.
Ciò che manca ancora è una distribuzione strutturata attraverso i canali tradizionali di WM e PB. Questo non dipende solo da temi di compliance, ma anche, e soprattutto, dalla mancanza di volontà, da parte dei principali gruppi bancari, di assumersi il “rischio” di offrire questa tipologia di prodotti su larga scala.
Criptovaluta.it®: Investimenti Prop: ormai anche in italia ci sono gruppi bancari che sono attivi nel mondo crypto. È un posizionamento più tattico oppure credete che ci sia un segnale di fiducia e di riconoscimento per il mercato crypto?
Federico Pavan, Banor Labs: Il posizionamento, ad oggi, è tendenzialmente tattico: l’obiettivo è sfruttare le inefficienze e le dislocazioni di prezzo che il mercato crypto continua a presentare, essendo ancora un’asset class agli albori e quindi caratterizzata da anomalie ancora significative.
Detto questo, i gruppi bancari – sia in Italia che a livello globale – stanno concentrando la propria attenzione soprattutto sull’innovazione infrastrutturale e tecnologica che sta alla base delle crypto: penso a stablecoin, tokenizzazione, e servizi accessori come custody e trading. È lì che si gioca la partita più strategica, più che nel trading proprietario in sé.
Criptovaluta.it®: Tecnologia: tra i vostri servizi ci sono anche quelli infrastrutturali. Quali sono le sfide più importanti per i mercati (frammentati) delle criptovalute sotto questo aspetto?
Federico Pavan, Banor Labs: La sfida principale, dal nostro punto di vista, è culturale prima ancora che tecnica: far percepire che il mondo crypto non è sinonimo di speculazione, ma è innanzitutto innovazione tecnologica. Parliamo di democratizzazione dell’accesso e di disintermediazione dei provider a favore dell’utente finale.
Il nostro obiettivo è portare i benefici che questa tecnologia offre a un pubblico più ampio, nel momento in cui anche il quadro regolamentare lo permetterà.
Criptovaluta.it® “Fixed income”: lo staking sui principali protocolli può essere considerato ormai come una sorta di fixed income, seppur in un mercato tipicamente alt come quello crypto?
Federico Pavan, Banor Labs: In senso lato, sì, ma con una precisazione importante: si tratta di un “fixed income” costruito su un sottostante che ha una volatilità intrinseca elevata, e questo aspetto va sempre tenuto presente.
Criptovaluta.it®: Una nota di colore: il 10 ottobre è stato vissuto anche da tanti operatori del settore come una sorta di prova del 9 fallita. Credete che la ferita si potrà rimarginare?
Federico Pavan, Banor Labs: Il tempo rimargina tutto. Ciò che conta davvero, però, è capire se gli errori si trasformano in lezioni, così da non essere ripetuti in futuro. Anzi, eventi di stress come questo, per quanto dolorosi, contribuiscono a migliorare l’industria e la sua resilienza nel tempo. La vera “prova del nove” ha riguardato la differenza tra l’architettura centralizzata (CEX), che ha fallito nella maggior parte dei casi, e la DeFi, che essendo governata da codice esegue logiche puramente programmatiche.
Le liquidazioni conseguenti sono avvenute, nella gran parte dei casi, secondo le regole prestabilite, senza generare per gli utenti perdite superiori a quanto già previsto o insito nel loro posizionamento.
Un mondo in evoluzione, che ora vede la partecipazione – come ha ricordato Pavan anche e soprattutto in termini di struttura del mercato – anche da parte di grandi operatori del mondo finanziario tradizionale. Qualche esagerazione e qualche occasione di rinascita anche dopo gli eventi più infausti. Anche se il prezzo è stato deludente negli ultimi mesi, c’è chi sta costruendo, cosa che ricorda un po’ il motto che in tanti, anche tra gli appassionati di lunga data, hanno dimenticato: quando i mercati non tirano, è il momento di costruire.
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