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Cina AI rotazione capitali Stati Uniti

AI cinese sfida gli USA: nuovo data center da 1 GW. I capitali iniziano la rotazione verso Shanghai?

Tutti gli occhi degli speculatori sono puntati sui titoli tech della Cina. Si parla di possibile rotazione dei capitali per questi motivi.
Cina AI rotazione capitali Stati Uniti

Uno dei temi più dibattuti del momento da parte degli analisti riguarda la possibile rotazione dei capitali dai titoli legati all’intelligenza artificiale statunitense verso il polo tecnologico cinese. Sono in molti ad ipotizzare che, dopo la corsa intensa dell’ultimo trimestre – che ha coinvolto anche le azioni di Taiwan e della Corea del Sud – gli investitori prenderanno beneficio per spostarsi su mercati con multipli meno cari e fondamentali molto forti.

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La correzione dei chip e dei semiconduttori è in realtà già iniziata dalla fine di giugno, con titoli come Sandisk e Micron che perdono rispettivamente il -28% e il -38% nell’ultimo mese di contrattazioni. Parliamo di uno storno non indifferente, che evidenzia come forse le aspettative sul tema del “capex AI infinito” stiano iniziando a mostrare le prime preoccupazioni, in particolare in merito alla capacità di queste aziende di trasformare gli enormi investimenti in una concreta crescita degli utili.

Nel frattempo, in Cina si lavora per espandere le infrastrutture AI nel Paese, con una produzione che ora rischia di mettere i bastoni tra le ruote al comparto americano, almeno per quanto riguarda la speculazione di breve/medio periodo.

La Cina spinge sul mercato AI: annunciato nuovo data center con potenza da 1 GW

La notizia più interessante della giornata, nonché quella che mette in evidenza la grande ambizione cinese nel comparto dell’intelligenza artificiale, riguarda la creazione di un nuovo data center con una capacità energetica da 1 GW, inaugurato dalla società Z.AI, precedentemente conosciuta come Zhipu AI. Parliamo di una dimensione particolarmente importante che può essere paragonata a quella dei più grandi progetti infrastrutturali AI a livello globale.

Ciò non significa che la società, con sede a Pechino, stia utilizzando tutta quella potenza per addestrare i propri modelli, ma dà un’idea della scala del progetto e della forza infrastrutturale che si sta sviluppando in Cina. Un’infrastruttura che, secondo quanto riportato, vanterebbe hardware di produzione completamente nazionale, fatta eccezione per i modelli degli acceleratori, con dati che restano riservati.

Non è chiaro nemmeno dove sia stato ubicato geograficamente il maxi sito, ma ciò che è sicuro – almeno secondo le parole di Bloomberg – è che Z.AI non ha utilizzato acceleratori NVIDIA, essendo l’azienda cinese soggetta a restrizioni statunitensi e dunque impossibilitata ad accedere alla tecnologia americana. In ogni caso, il data center gestirebbe diversi cluster separati tra di loro, ciascuno con una flotta di oltre 10.000 chip di produzione propria: quanto basta a garantire il fabbisogno energetico a 750.000 abitazioni.

Z.AI realizza data center da 1 GW

Altre notizie bullish per l’industria AI cinese

Oltre all’ultimo sito realizzato da Z.AI, nelle ultime settimane ci sono state diverse notizie positive legate allo sviluppo della filiera AI in Cina. Ad esempio, il 17 luglio Moonshot, società con sede a Pechino, ha lanciato il proprio modello Kimi K3, il quale, secondo le indiscrezioni, vanterebbe prestazioni vicine ai maggiori modelli occidentali, ma con il vantaggio di un costo molto più competitivo.

Più di recente c’è stata anche la news relativa ad Alibaba, che ha presentato alla World Artificial Intelligence Conference di Shanghai il suo modello Qwen 3.8, un sistema da 2.400 miliardi di parametri che mira a competere con i modelli più avanzati al mondo. Sempre all’interno della stessa conferenza, sarebbero poi stati presentati più di 300 prodotti AI da aziende differenti.

World Artificial Intelligence Conference di Shanghai

A tutto questo si aggiunge anche la prossima IPO di ChangXin Memory Technologies (CXMT), un produttore cinese di memorie DRAM, che il 27 luglio si quoterà ufficialmente sul mercato STAR della borsa di Shanghai. La società è valutata 8,6 miliardi di dollari e ha già attirato molti investitori negli scambi “non ufficiali” su piattaforme come Hyperliquid. Per la Cina questa rappresenta l’ennesima società che contribuisce a ridurre la dipendenza dalla tecnologia estera, in particolare quella americana.

Nel frattempo, vi segnaliamo come il governo cinese starebbe valutando, secondo quanto riportato da Financial Times, di imporre limiti sull’esportazione dei propri modelli AI avanzati. Questo potrebbe ridurre la redditività delle aziende cinesi, pur creando maggiore competizione con i semiconduttori esteri.

I mercati si preparano per una rotazione dei capitali a favore della Cina?

L’impressione degli analisti è che in questo momento il comparto AI statunitense (insieme a quello coreano e taiwanese) si stia raffreddando da un punto di vista speculativo dopo una lunga corsa sostenuta dall’entusiasmo degli investitori. Diversi titoli hanno raggiunto valutazioni folli negli ultimi mesi, e ora stanno scontando una fase di volatilità al ribasso, alimentata anche dai dubbi sulla capacità di queste aziende di soddisfare le ambiziose aspettative del mercato.

La Cina invece viaggia su multipli più contenuti con il suo comparto tech, dove ora molti esperti ipotizzano che potrebbe confluire parte della liquidità relativa alle prese di profitto in USA. Di contro, nel Paese c’è meno chiarezza normativa sul tema dell’AI.

Anche il buon Michael Burry, che di solito si occupa di vendere allo scoperto società sopravvalutate, questa volta ha speso parole di sostegno verso titoli cinesi che, almeno dal suo punto di vista, appaiono sottovalutati. In particolare, ha indicato 9 azioni su cui investire dopo il crollo dei chip.

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