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Bitcoin Coldcard crypto hack MK3

L’hack ColdCard scatena il panico: record di transazioni Bitcoin e utenti in fuga: dove rifugiarsi?

L'hack di Coldcard fa risvegliare diverse metriche on-chain su Bitcoin. Qui vi spieghiamo cosa sta succedendo e come mettersi al riparo.
Bitcoin Coldcard crypto hack MK3

La blockchain di Bitcoin ha registrato un’impennata delle metriche di rete dopo la scoperta dello scioccante exploit ai danni dei possessori di dispositivi ColdCard MK3. Secondo le ultime stime, la conta del furto ammonta a circa 90 milioni di dollari, con gli esperti che ora suggeriscono a tutti gli utenti che detengono $BTC su quello specifico hardware wallet di aggiornare il seed o trasferire le monete altrove.

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Da venerdì 31 luglio – giorno in cui la notizia è andata virale – tantissimi bitcoiner si sono attivati per mettere al sicuro i propri sats, in un clima di forte apprensione per la comunità. I dati on-chain ci mostrano come l’attività sul network Bitcoin sia esplosa improvvisamente, coinvolgendo sia investitori al dettaglio che grandi balene con portafogli multimilionari. Dove si sono rifugiati tutti? Lo vediamo qui insieme.


Prima di iniziare, ti ricordiamo che qui trovate la guida 2026 ai crypto exchange più sicuri e affidabili, firmata dal nostro Francesco Galella. Se siete nel pallone, valutare una di queste piattaforme potrebbe essere un’ottima mossa per mettere al riparo i fondi.

Hack ColdCard MK3: cosa è successo ai wallet Bitcoin?

Si è trattato di un hack molto sofisticato nel quale gli attaccanti hanno targettizzato i possessori di wallet Bitcoin ColdCard MK3, sfruttando una vulnerabilità legata alla generazione della seed phrase. Più che un exploit, seppur doloroso in termini economici per le vittime, l’evento ha messo in discussione i pilastri dell’intera ideologia di Bitcoin, come spiegato nell’approfondimento del nostro caporedattore Gianluca Grossi.

Nel complesso – oltre ai danni morali – l’hack avrebbe causato furti per 1.431,97 $BTC, secondo le più recenti stime degli sviluppatori Bitcoin. Gli indirizzi colpiti ammontano a 5.415 unità: un numero che sembra destinato ad aumentare visto che l’attacco è ancora in corso, con nuovi movimenti incriminati registrati nelle ultime ore.

Bitcoin Coldcard hack dashboard
$BTC rubati dall’hack di ColdCardFonte dati: https://coldcard-hack.up.railway.app/

Dalle ricerche di Chainalysis, inizialmente l’hack appariva orientato a colpire solo i wallet con i saldi più elevati. Gli attaccanti avrebbero infatti studiato la popolazione degli utenti ColdCard e dato priorità agli indirizzi contenenti più Bitcoin, incluso un singolo furto dal valore di 1,8 milioni di dollari. Con il passare delle ore, tuttavia, il numero degli indirizzi coinvolti sembra essersi ampliato anche agli holder di piccole/medie dimensioni.

Ricerca di Chainalysis sul caso Bitcoin ColdCard MK3

Boom di indirizzi attivi Bitcoin dopo l’hack di ColdCard

Secondo i dati Glassnode, in seguito alla diffusione della notizia dello sfruttamento di ColdCard MK3, si è registrato un rapido aumento di diverse metriche on-chain, evidenziando come molti utenti abbiano prelevato in massa i propri Bitcoin dai dispositivi colpiti. L’indicatore principale è quello del numero di indirizzi attivi, che su una media a 7 giorni mostra proprio un picco di attività in concomitanza degli ultimi giorni, raggiungendo livelli osservati durante le fasi di maggiore volatilità sul fronte dei prezzi.

In totale, in appena 3 giorni si sarebbero attivati ben 90.000 indirizzi, di cui una buona fetta riconducibile a nuovi address creati ad hoc dagli utenti per trasferire i propri fondi.

Indirizzi attivi Bitcoin boom dopo Coldcard
Indirizzi attivi BitcoinFonte dati: https://studio.glassnode.com

La stessa Glassnode sottolinea come in occasione dell’hack di ColdCard ci sia stato un forte risveglio della supply inattiva da più di 1 anno e un aumento significativo del numero di trasferimenti Bitcoin. Inoltre, secondo quanto emerso dalle metriche proprietarie della piattaforma, nel complesso gli utenti avrebbero preferito muovere le monete su nuovi portafogli non custodiali piuttosto che depositare su exchange.

Una reazione simile è stata osservata qualche settimana fa in Europa dopo che Binance aveva fallito nell’ottenere la licenza MiCAR prima della fine del periodo transitorio. In quella fase, circa il 70% dei fondi dell’exchange sarebbe finito su wallet privati, da cui però non sappiamo se le stesse monete siano poi rientrate successivamente su altre piattaforme custodiali regolamentate.

Le balene si attivano per spostare grandi quantità di $BTC

Un dettaglio molto interessante riguarda il fatto che diverse balene con portafogli a 7 o più cifre si siano attivate dopo anni di assenza dal blockspace di Bitcoin. Una in particolare, come riportato da The Block, avrebbe trasferito su un nuovo indirizzo ben 730 $BTC, pari a 46 milioni di dollari, dopo 4 anni dall’ultima transazione. Un’altra balena dormiente, secondo Lookonchain, avrebbe trasferito 16.400 $BTC, pari a oltre 1 miliardo di dollari, seppur non sia chiaro se per motivi legati all’hack di ColdCard.

Ad ogni modo, anche i wallet con saldi più modesti si sono prontamente mobilitati per mettere al riparo i propri sats, con la blockchain di Bitcoin che riporta numerose transazioni dal controvalore di poche centinaia o migliaia di dollari.

Balena trasferisce 730 Bitcoin dopo il caso ColdCard

Come proteggere i propri Bitcoin dall’hack di ColdCard e da altri exploit futuri?

La risposta non è affatto scontata, né semplice. Potremmo stare a discuterne per ore, ma la verità è che non esiste una risposta univoca che vada bene a tutti gli holder di Bitcoin, in quanto la soluzione dipende dalle vostre capacità informatiche, dalla quantità di $BTC che volete proteggere e da quanto siete disposti a fare le cose meticolosamente pur di ottenere il massimo livello di sicurezza.

Innanzitutto, come vi abbiamo riportato sopra, esistono diversi exchange (regolamentati MiCAR) con un buon storico di affidabilità, che vi permettono – soprattutto se non siete esperti – di detenere in sicurezza i vostri Bitcoin. Ci sono poi anche gli ETF, che per quanto demonizzati, offrono anche in questo caso un ottimo layer di sicurezza, pur dovendo sacrificare parte del principio trustless che è alla base della criptovaluta.

Se siete invece degli instancabili cypherpunk contrari alle soluzioni custodial, la scelta migliore sarebbe quella di utilizzare un wallet complesso multi-firma, con chiavi generate e custodite su dispositivi differenti, oltre a una seed phrase generata autonomamente con il più alto livello possibile di entropia.

In ogni caso, qualunque sia il vostro approccio e il vostro set up preferito, forse dopo l’exploit di ColdCard sarebbe il caso, per ognuno di noi, di fare un esame di coscienza e riflettere su quanto stiamo attivamente facendo per i nostri fondi in chiave sicurezza. Altresì, sarebbe il caso di chiedersi se magari non sia arrivato il momento di iniziare a diversificare il più possibile le nostre soluzioni di custodia, a maggior ragione se non siamo nerd informatici con competenze estremamente avanzate.

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