Il mercato di Bitcoin si sta muovendo con calma nell’ultimo periodo, forse addirittura con eccessiva calma. L’ultimo report settimanale di Glassnode mette in evidenza come gli investitori non sembrano particolarmente coinvolti in un momento così incerto, con la volatilità realizzata ai minimi e prezzi che reagiscono solo marginalmente agli episodi sul fronte macroeconomico.
Prosegue ormai da qualche settimana quello che potremmo descrivere come il “mare piatto” di Bitcoin, ossia una fase caratterizzata da volumi di trading spot in calo, scarse oscillazioni di prezzo e una curva della volatilità implicita che dimostra un basso interesse da parte dei trader di opzioni a scommettere su un rialzo o su un ribasso nelle prossime sessioni.
Bitcoin più stabile degli asset TradFi: performance laterale nelle ultime settimane
Bitcoin è considerato da sempre come un asset ad alto beta, ossia un mercato speculativo parecchio sensibile alle variazioni del sentiment, ai movimenti di liquidità e alle novità del contesto macro. Storicamente infatti la criptovaluta ha viaggiato con volatilità maggiore rispetto agli indici azionari e alle materie prime, talvolta anche registrando movimenti estremi.
Tuttavia, nelle ultime due settimane Bitcoin sembra essere rimasto piuttosto fermo rispetto ad altri asset meno “dinamici” come S&P 500, Euro Stoxx 50, oro e WTI. In particolare, come mostra la chart di Glassnode, da domenica 2 agosto abbiamo assistito a una forte decorrelazione. Il petrolio è crollato subito dopo l’annuncio di Trump riguardo a una de-escalation dei conflitti con l’Iran, arrivando a perdere la soglia degli $80.
Nel frattempo oro e azioni hanno spinto al rialzo festeggiando nuovi record in seguito alla scelta della Fed di mantenere invariati i tassi (e alla pubblicazione successiva di dati macroeconomici incoraggianti per l’economia USA). Solo Bitcoin è rimasto piatto, con movimenti estremamente choppy, privi sia di entusiasmo che di paura.

Addirittura neanche l’hack di Coldcard del 31 luglio ha aiutato a scuotere il mercato. Lo stress test è durato molto poco, e la criptovaluta ha assorbito il panico iniziale in breve tempo, senza innescare alcun sell-off.
I trader di opzioni prezzano “il niente” per le prossime sessioni di Bitcoin
Mentre Bitcoin prosegue il suo andamento grafico “noioso”, sul mercato delle opzioni i trader non sembrano essere propensi ad assumere posizioni. La volatilità implicita ATM del crypto asset su diverse scadenze si trova in zona di minimi storici, con numeri che riprendono quanto registrato ad agosto 2025 e agosto 2023, evidenziando appunto un’aspettativa di stabilità nel breve/medio termine.
In realtà, già dopo l’impennata del DVOL Index a febbraio – in concomitanza di un livello dove tanti investitori hanno iniziato a coprirsi acquistando contratti put – la volatilità implicita di Bitcoin aveva iniziato a raffreddarsi. Ora però, dopo che venerdì scorso sono andati in scadenza 9,6 miliardi di dollari di contratti, con perdite estese per tanti acquirenti, la situazione sembra essere ancora più estrema.
I trader prezzano bassi movimenti futuri (IV ATM a 1 mese) sia al rialzo che al ribasso, con il mercato che non assegna un premio significativo a nessuno dei due scenari. Ad ogni modo, tra i due estremi, sembra che la domanda per scommettere su potenziali upside sia ancor più bassa, con un dato che ha toccato da poco il 23%.

Lo spread tra IV a 1W e volatilità realizzata è anche sceso in zona negativa nell’ultima settimana, offrendo costi contenuti per assumere un’esposizione direzionale con le opzioni, senza però attirare l’interesse degli operatori.
Dopo la calma arriva la tempesta?
Storicamente quando la volatilità realizzata a 1 mese di Bitcoin è scesa su livelli simili a quelli attuali, ossia sotto al 30%, poi ne è seguito un forte aumento della stessa metrica nelle settimane successive. Raramente la criptovaluta ha continuato a essere scambiata a lungo con un’IV così bassa, in quanto si è sempre verificato un evento che ha fatto risvegliare l’attenzione degli investitori.
Se anche questa volta la storia dovesse ripetersi – anche se le condizioni sono diverse rispetto al passato – ci dovremmo aspettare uno squeeze della volatilità implicita che riconvincerà i trader a prendere posizione sul mercato.
Questo, tuttavia, non vuol dire che ci dovrà essere necessariamente una tempesta al ribasso sui prezzi. La volatilità misura infatti l’ampiezza dei movimenti, non la loro direzione. In diverse occasioni, una forte compressione della volatilità si è risolta con un’accelerazione rialzista dei prezzi, come avvenuto ad esempio tra la fine del 2023 e l’inizio del 2024.

Ad ogni modo, diversi indicatori on-chain sottolineano come il processo di formazione del bottom potrebbe non essere ancora completato. Mancherebbe un’ultima capitolazione dei prezzi e l’ultima fase di realizzazione di perdite, evento che potrebbe a sua volta innescare un rapido aumento della curva dell’IV.
Resta dunque solo da capire quale sarà il prossimo catalizzatore capace di modificare così in fretta le aspettative degli investitori e generare le prime onde sull’attuale mare piatto di Bitcoin.
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