Home / La legge crypto ha fallito. Negli USA si vota, forse, a settembre. Trump, Defi, stablecoin gli ostacoli.

Senato no clarity

La legge crypto ha fallito. Negli USA si vota, forse, a settembre. Trump, Defi, stablecoin gli ostacoli.

Il Senato rimanda tutto a dopo la pausa di agosto. Il Clarity non è ancora legge degli USA.
Senato no clarity

Il Clarity Act, la legge onnicomprensiva sulle criptovalute per i mercati USA, non sarà votata prima di settembre. Il Senato andrà in vacanza senza aver concluso le trattative tra democratici e repubblicani e senza aver portato il provvedimento al voto. Tutto questo a un anno dell’approvazione da parte della Camera dei rappresentanti.

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Nell’annunciare la decisione di rimandare tutto a settembre, il leader del partito di maggioranza John Thune ha affermato che il testo sarà la prima priorità quando il Senato si riunirà di nuovo a settembre e ha ringraziato la senatrice Cynthia Lummis per il lavoro svolto. A ostacolare l’avanzamento della legge e la votazione ci sono anche gli investimenti della famiglia presidenziale nel comparto.

Si torna in Senato il 14 settembre, con tre settimane a disposizione

Le tempistiche di settembre sono comunque strette. Si tornerà in aula il 14 settembre e si avranno al massimo tre settimane per discutere i punti non ancora condivisi.

Il testo, per l’approvazione, avrà bisogno di sessanta voti su cento, mentre nel momento in cui scriviamo è ancora incerto il raggiungimento di cinquanta voti. Alcuni senatori repubblicani hanno infatti annunciato opposizione per il testo, in particolare se non saranno accolte le richieste del settore bancario in merito alla proibizione di rendimenti sulle stablecoin.

Ci sono poi altre questioni che dovranno essere sistemate prima di poter pensare a un ok con quelle maggioranze: la responsabilità degli sviluppatori, in particolare nel settore DeFi e la partecipazione al mercato da parte di Donald Trump e dei suoi più stretti congiunti.

Nelle ultime ore era circolato un nuovo accordo etico, che avrebbe previsto la vendita di tutti gli asset del comparto crypto da parte della famiglia presidenziale, in cambio però di sostanziosi sconti fiscali sulle operazioni. Non sembra sia stato sufficiente. Donald Trump ha inoltre almeno 100 milioni di dollari di investimenti diretti in Ethereum e Bitcoin, oltre che ad avere partecipazioni, tramite i figli, principalmente, in diverse società e progetti crypto.

Un fallimento di chi?

Il comparto crypto ha contribuito in modo sostanziale alla campagna elettorale presidenziale e anche alle tornate elettorali per il Congresso. Quanto si è però ottenuto – a quasi due anni dall’elezione di Donald Trump è modesto.

C’è una legge già approvata, il Genius Act, che si occupa di stablecoin e che però è ancora in attesa dei regolamenti attuativi. C’è poi il Clarity Act, che nonostante i proclami e nonostante le lunghe trattative non vedrà la luce a breve, a meno – a questo punto – di un miracolo a settembre.

Cynthia Lummis, senatrice del Wyoming e principale sostenitrice del provvedimento, non si ricandiderà e terminerà il suo mandato a gennaio. Di tante proposte a tema crypto – compresa quella della riserva strategica – non se n’è fatto nulla.

Sconfitta anche per quegli exchange che, credendo di avere il proverbiale coltello dalla parte del manico, hanno deciso a inizio anno di interrompere le trattative, perché non disposti ad accettare limitazioni alla possibilità di offrire rendimenti tramite stablecoin, una linea rossa invalicabile per la potente lobby bancaria.

Mentre l’Europa pensa già alla prima revisione del MiCA, gli USA saranno sprovvisti di una legge che chiarisca quantomeno gli aspetti fondamentali del mercato delle criptovalute. Una bizzarria, se vogliamo, nella principale piazza finanziaria del pianeta.

Quante possibilità di vederlo approvato a settembre?

Non è chiaro, per il momento. Gli ostacoli, come sempre accade in politica, appaiono come insormontabili. Da qui a settembre di spazio per trattare ce n’è poco, e ce ne sarà poco a tre settimane dalla riapertura di settembre, dato che sarà in corso la campagna elettorale.

La politica però procede con tempi non continui e può anche dare delle improvvise accelerazioni se si dovesse trovare un accordo. Per ora il rischio principale è che si arrivi al 2027, quando il Senato potrebbe vedere una maggioranza dem, rendendo ancora più difficile il raggiungimento dei sessanta voti su cento necessari.

La reazione del mercato

Il mercato crypto ha reagito in modo composto, fatta eccezione per quei token che vengono ritenuti più vicini al mercato USA e che comunque avrebbero ottenuto maggiore giovamento dall’approvazione della legge. Fanno male infatti Ripple XRP, Canton CC, ma anche Ondo (per questioni diverse, in verità, delle quali parleremo in giornata) e Injective. Per il resto, è come se nulla fosse accaduto.

I mercati avevano già ampiamente scontato il no.

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