L’intervento congiunto di USA e Giappone per sostenere lo yen è stato comunicato alle autorità monetarie europee soltanto sabato 31 luglio, quando ormai era stato già effettuato. Questo è quanto riporta la stampa americana, che sottolinea un certo scontento da parte di BCE, non solo perché non era stata messa al corrente dell’operazione, ma perché gli USA hanno ceduto a mercato euro per acquistare yen.
Si tratterebbe, secondo dirigenti di BCE contattati da Bloomberg ma rimasti anonimi di una rottura di convenzioni stabilite riguardanti la cooperazione tra le autorità monetarie del mondo occidentale.
Cos’è successo, in breve
Durante la scorsa settimana Giappone e USA sono intervenuti in modo congiunto per sostenere il valore dello yen. Erano 15 anni che non accadeva qualcosa di simile, ovvero da quando, nel 2011, si intervenì per scopi opposti, ovvero per sgonfiare il valore dello yen a mercato.
Gli Stati Uniti sono intervenuti su spinta del Tesoro, con un’operazione eseguita da Federal Reserve di New York, che ha previsto la vendita a mercato di euro per acquistare yen.

L’operazione ha avuto degli effetti immediati sul prezzo dello yen, che è tornato sensibilmente sotto i 160 nei confronti del dollaro. Non tutti credono che gli effetti possano essere di lungo periodo. I mercati hanno inoltre iniziato di nuovo a vendere yen, riportandolo già a metà strada tra il prezzo al momento dell’intervento e quello successivo.
Cosa c’è di insolito, secondo BCE
Secondo BCE le anomalie sarebbero diverse. In primo luogo le autorità non sono state avvisate preventivamente. In secondo luogo è stata venduta una valuta che non è sotto il controllo né di Fed, né delle autorità giapponesi.
Non è chiaro se le rimostranze europee siano state in alcun modo recepite dal Tesoro USA.
Le autorità USA hanno confermato la possibilità di ulteriori interventi se la situazione non dovesse migliorare.
C’è chi parla di fine di un’era
Abbiamo analizzato ieri su questo sito le parole di Barry Eichengreen, professore di Berkeley, che ritiene che l’intervento a mercato sia più di un semplice intervento. Gli USA avrebbero infatti inviato un messaggio poco edificante ai mercati. Gli USA sarebbero intervenuti per evitare che il Giappone vendesse in parte le enormi quantità di debito americano che ha in cassa.
Il messaggio secondario è che i mercati non possono permettersi un’eventualità del genere, cosa che mal si sposerebbe con lo status di valuta di riserva mondiale del dollaro.
I rendimenti dei bond decennali USA non sembrerebbero però segnalare la ricezione del messaggio del professore.
Sulla natura dell’intervento abbiamo discusso anche con André Dragosch, di Bitwise, che ritiene che si tratti di un intervento che non fermerà l’arrivo dell’inevitabile.
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