Il settore aerospaziale vive da mesi una fase di forte interesse sui mercati internazionali. La quotazione in borsa di SpaceX ha acceso i riflettori su tutte le aziende dello spazio, dai lanci ai satelliti. Gli investitori hanno cercato esposizione al tema con strumenti diversi, tra singole azioni e fondi dedicati. Il 2026 però ha riservato una sorpresa, perché ha premiato le scelte meno intuitive.
Un anno di corsa per il settore spaziale e un crollo estivo
Le aziende dello spazio hanno corso a lungo, spinte dall’attesa per lo sbarco in borsa di SpaceX. Il movimento è cresciuto fino a giugno, quando la quotazione ha segnato il punto più alto della stagione. Subito dopo è arrivato il crollo, con luglio che ha bruciato buona parte dei guadagni. Il rimbalzo di agosto ha poi riportato molti titoli vicino ai livelli di inizio anno. La forza del tema resta intatta, ma il percorso è stato tutto tranne che lineare.

I singoli nomi raccontano bene questa altalena, con risultati molto distanti tra loro. Planet Labs guadagna il +20,97% da gennaio, mentre Rocket Lab si ferma al +13,62%. Intuitive Machines segna appena il +6,32%, e AST SpaceMobile resta in rosso al -14,96%.
Gli ETF hanno reso più dei singoli titoli
Il dato più interessante riguarda però il confronto tra gli ETF e le singole azioni. Un ETF è uno strumento che si compra e si vende in borsa come una normale azione, ma al suo interno raccoglie già molte società insieme. Con un solo acquisto si ottiene così un’esposizione a tutto il settore, invece che a una singola azione.

Nel 2026 questi ETF hanno reso più dei singoli titoli spaziali, con oscillazioni più contenute. Il migliore è stato ROKT, che guadagna il +38,57% da inizio anno. Questo ETF però non è spazio puro, perché mescola aziende spaziali e imprese che esplorano i fondali marini. Dietro si collocano UFO al +23,71% e i due ETF della difesa, XAR al +18,50% e ITA al +14,06%.
Il paradosso di SpaceX dentro gli ETF
C’è poi un aspetto che ribalta la lettura più comune tra gli investitori. SpaceX non è presente in tutti i fondi del settore, ma solo in alcuni di essi. La contengono UFO e i due fondi a gestione attiva, ovvero NASA e ARKX. Non la contengono invece ROKT, i due fondi della difesa e BOTZ, dedicato a robotica e intelligenza artificiale. Proprio i fondi che la tengono in portafoglio hanno però reso meno degli altri. Il motivo è semplice e riguarda il titolo stesso di SpaceX. Dalla quotazione di giugno l’azione viaggia sotto il prezzo di collocamento, quindi ha frenato chi la possiede.
L’indice Kensho Space, il termometro più pulito

Per misurare la forza reale del space trade serve però uno strumento diverso dagli ETF. L’indice Kensho Space, indicato con la sigla KMARSP, segue solo le aziende dello spazio. Non è un prodotto che si compra, ma un benchmark di riferimento che traccia l’andamento del comparto. L’indice segna il +45,54% da inizio 2026, più di ogni ETF visto in precedenza. La versione pura dello spazio, senza fondali marini e senza il freno di SpaceX, batte fondi e razzi. Lo scenario del 2026 premia l’esposizione ampia più della scommessa sul singolo nome.
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