Dopo la spinta di ieri i mercati azionari tirano il freno a mano, con movimenti a macchia di leopardo e nessun ribasso di rilievo. La seduta precedente aveva invece mostrato un chiaro impulso rialzista, guidato soprattutto dalle crypto. Bitcoin ha chiuso a +2,60% ed Ethereum a +2%, mentre oggi arretrano, così come i future azionari. Il petrolio torna a salire sullo sfondo geopolitico con il memorandum USA – Iran sulla sospensione delle ostilità belliche scaduto ieri.
Crypto spengono il rialzo e gli azionari tirano il freno a mano
Sui future americani il tono resta cauto dopo la corsa della scorsa settimana. Il future S&P 500 dopo il record del 13 agosto a 7.838,50 punti è in fase di calo da tre giorni con l’apertura negativa di oggi. Anche il Nasdaq registra tre giorni di calo consecutivo, mentre il Dow Jones segna un trend ribassista più marcato come si osserva dal grafico, ormai da circa una decina di sedute.

Il quadro di breve resta ordinato, senza vendite aggressive, con l’azionario che semplicemente prende fiato. La differenza vera tra i tre indici emerge però guardando l’andamento del mese. Su base mensile il Nasdaq guadagna +4,65% e l’S&P 500 +2,55%, mentre il Dow Jones si ferma a +1,31%. Il paniere industriale di Wall Street resta così il più debole, penalizzato dalla scarsa presenza dei giganti tecnologici che hanno ripreso a trainare dopo la frenata di luglio. Rallentano anche le borse europee così come quelle asiatiche, tutte oggi in negativo.
Bitcoin ed Ethereum in cerca di conferme
Ieri c’è stata un’accelerazione rialzista del mercato crypto, come si vede dal grafico daily allegato con la comparativa di Bitcoin ed Ethereum. Attualmente BTC quota 64.130 USDT e ieri ha segnato un rialzo del +2,60%, un movimento che non accadeva dal 14 luglio. BTC ha rotto la prima resistenza di breve in area 64.000 USDT, recuperando sostanzialmente la discesa dei sei giorni precedenti. L’obiettivo più rilevante per Bitcoin resta però un arrivo in area 66.000 USDT. Adesso, per non inficiare il movimento di ieri, il prezzo deve restare sopra il supporto dei 63.550 USDT.

Ethereum attualmente quota 1.895 USDT ed è tornato sotto quella che era la resistenza di breve dei 1.900 USDT. Dal grafico si vede come sostanzialmente non stia cambiando nulla, perché il prezzo si ritrova sempre all’interno di un’ampia area di congestione. Il supporto principale resta quello in area 1.840 USDT.
Finito il memorandum Iran-USA
Sullo sfondo pesa la scadenza del memorandum tra Iran e Stati Uniti sulla sospensione delle ostilità, arrivato al termine ieri. Teheran ha dichiarato l’intesa non più valida, accusando Washington di averla violata, e ha concesso poche settimane per rispettarne i punti. L’Iran minaccia una nuova escalation nello Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo da cui transita gran parte del greggio mondiale.
Sul fronte macro la Federal Reserve guidata da Kevin Warsh mantiene un tono restrittivo, con i prezzi giudicati ancora troppo alti. I rendimenti dei titoli di Stato americani sono tornati a salire sulle scadenze lunghe, con il trentennale sui massimi da diversi anni. Oggi arrivano i dati sul mercato immobiliare, dalle nuove costruzioni ai permessi edilizi, mentre domani toccherà ai verbali della Fed.
Con la tregua in alto mare il petrolio riprende quota

La fine del memorandum ha rimesso in moto il petrolio, che stava già risalendo nelle ultime sedute. Il Brent quota 91,50$ e sale del +3,37% su base weekly, sostenuto dai timori sulle forniture attraverso Hormuz. Il WTI tratta a 84,47$ in progresso del +2,51% settimanale. Il rialzo affonda le radici nella guerra iniziata a fine febbraio, con il Brent che segna oltre il +50% da inizio anno. Il prolungarsi del conflitto pesa sull’energia più cara che alimenta le pressioni sui prezzi e complica il lavoro delle Banca centrali, spiegando la risalita dei rendimenti.
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