Stanley Druckenmiller è un investitore leggendario. I risultati ottenuti dal suo portafoglio hanno costantemente battuto Wall Street almeno fino al 2010 ed è stato tra i più bravi a operare durante la grande crisi del 2008. Druckenmiller, che tra le altre cose nutre una certa passione per Bitcoin, ha preso carta e penna e ha scritto un lungo editoriale sull’intervento del Tesoro USA sui bond (annunciato), per contestarlo e per riportare un po’ tutti sul pianeta Terra.
I mercati hanno sempre ragione, almeno nella visione di Druckenmiller, e cercare di imporre la propria visione a colpi di riacquisti non preventivati, non calendarizzati, ma in reazione all’aumento dei rendimenti potrebbe non essere, almeno nella visione del grande investitore, il miglior modo di procedere.
Lasciate che il mercato dei bond parli
È questo il titolo dell’editoriale firmato da Stanley Druckenmiller per WSJ, il più importante quotidiano che si occupa di finanza e mercati a livello globale. L’aumento dei tassi di interesse è segnale di problemi che ci aspettano. Comprimerli artificialmente aumenta il pericolo. Titolo e sottotitolo sono già sufficienti per capire di cosa vuole parlare il leggendario investitore.

Per chi non avesse seguito i mercati nel corso delle ultime settimane, sarà necessario fare qualche passo indietro. Il Tesoro degli USA ha annunciato il raddoppio della cifra stanziata per un ciclo di riacquisto di debito pubblico USA a lunga scadenza. Ha poi lasciato intendere di poter intervenire anche con acquisti non preventivati. A spingere il Tesoro USA a muoversi così sono stati i rendimenti dei bond su scadenze lunghe (10y-30y) sul mercato secondario.
Il modo di ragionare di Scott Bessent, che è a capo del Tesoro USA, è relativamente lineare: segnaliamo ai mercati la nostra volontà e capacità di intervenire, al fine di spaventare e spingere gli operatori a cambiare posizione.
È un intervento teso a comprimere artificialmente i rendimenti dei bond, come se l’aumento di questi ultimi non fosse – come ricorda Druckenmiller – segnale del fatto che i mercati ritengono maggiormente problematica la situazione sui mercati, in particolare quelli del debito pubblico USA. Ed è questa la mossa che ha spinto Druckenmiller a prendere carta e penna e a scrivere un op-ed, un editoriale, su WSJ.
Peggiorare la situazione
Stanley Druckenmiller non le manda certo a dire:
Ho speso cinque decenni facendo trading su un fatto di base: i mercati aggregano informazioni che nessuno comitato possiede, e i prezzi sono il modo in cui quell’informazione viene inviata a chi decide. Il rendimento dei Treasury di lungo periodo è il prezzo più importante del mondo. Ed è anche l’unico strumento di disciplina rimasto della spesa pubblica. Nessuno dei due partiti correrà alle elezioni per delle riforme in questo senso. Entrambi hanno speso l’ultimo decennio espandendo gli impegni finanziari, senza riguardo per l’aritmetica.
E poi, sul ruolo del mercato dei bond nel correggere certe storture:
Le democrazie non riparano le loro finanze perché un ufficio del bilancio pubblica una tabella. Le riparano quando il costo dell’inazione diventa visibile e immediato: quando i tassi sui mutui mordono, quando le aste dei bond vanno male, quando il prezzo di rendimenti di bond in aumento è maggiore del prezzo politico di toccare la spesa.
Secondo Druckenmiller ogni intervento artificiale per sopprimere tali rendimenti sarebbe una spinta a un ulteriore procrastinazione dell’inevitabile. Il resto dell’articolo è si può leggere qui, in lingua inglese.
Un problema anche di credibilità, consumata dalla politica
C’è poi un altro tema, del quale torneremo a parlare più avanti in altri approfondimenti. Druckenmiller pone infatti l’accento su quanto sta avvenendo in termini politici. Il Tesoro che si occupa direttamente del mercato dei bond, mentre ci si avvicina alle importanti elezioni di midterm, invia un pessimo segnale ai mercati.
Un segnale che finisce per erodere la credibilità del mercato dei bond USA. Una credibilità che sarà poi molto difficile da riottenere.
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