Arriva un’altra conferma per il debasement trade – la moda del momento dettata da un nuovo atteggiamento del Tesoro USA in termini di interventi a mercati sul debito degli States. Ieri sul tema è intervenuto anche Jim Ferraioli, che per Charles Schwab si occupa di ricerca in ambito crypto. La crème de la crème del mondo TradFi, che opera da un gestore che vale 13.000 miliardi e che ha messo – anche lui – in correlazione Bitcoin e oro.
Le prime parole di Kevin Warsh a Jackson Hole sono state percepite come hawkish, ovvero aperte ad aumenti dei tassi. Situazione che ha colpito in contemporanea Bitcoin e oro – almeno secondo la lettura di Jim Ferraioli.
Oro e Bitcoin al centro del debasement trade
L’intervento del ricercatore di Charles Schwab è stato relativamente in linea con quanto ripetono ormai quasi tutti gli analisti che arrivano dal mondo della finanza tradizionale: c’è un ritorno di fiamma per il cosiddetto debasement trade, ovvero per una strategia che punta su quegli asset che sono considerati come resistenti al debasement monetario, alla svalutazione che deriverà appunto dall’espansione in tal senso.
Un trade che in tanti – anche se per noi in modo non completamente convincente – associano alla ripresa importante di Bitcoin, che ha riportato il principale asset del mondo crypto verso gli 80.000$.
Le parole di Warsh, che all’inizio volevano far intendere una politica monetaria più dura, sono diventate pertanto occasione di un ripensamento di questo trade, almeno sul breve periodo.
Ma siamo proprio sicuri che…
La reazione di breve di oro e Bitcoin è stata negativa. I futures su $XAU hanno perso 150$ l’oncia, per una giornata paradossalmente peggiore in termini di performance rispetto a quella di Bitcoin.
Tuttavia, oltre la reazione di breve, riteniamo che sia corretto guardare a quanto detto da Warsh con un respiro possibilmente più ampio: oltre le dichiarazioni di principio (l’inflazione è troppo alta), Warsh è apparso poco… fattivo. Non ha spiegato perché, pur ritenendo l’inflazione una responsabilità al 100% di Fed, non si sia schierato anche simbolicamente con i tre che durante l’ultimo FOMC avevano votato a favore di aumenti immediati.
Anche FedWatch Tool, che monitora la copertura di certi investitori tramite swap sui Fed Funds Rates è tornato a prezzare con maggiore convinzione un rialzo dei tassi.
Chi vi scrive – con il rischio di essere smentito il prossimo 16 settembre – continua a rimanere un po’ scettico. Soprattutto perché la decisione di Warsh e degli altri membri del FOMC arriverà a 6 settimane scarse dalle elezioni midterm.
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