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Afghanistan, saltano le Banche | Largo alle criptovalute

Il sistema bancario classico è anche politica. E anche quando gli intenti sono potenzialmente corretti – come potrebbe esserlo lo strozzare finanziariamente un regime come quello talebano – a pagarne le conseguenze è sempre l’uomo comune. La disfatta occidentale in Afghanistan dovrebbe trasformarsi in uno dei più grandi spot per l’ecosistema delle criptovalute.

Che sarebbe stato l’unico sistema in grado di non lasciare i cittadini afghani nella disperazione finanziaria più totale – mentre IMF e banche USA congelano i fondi dopo il take over dei talebani. Una questione molto complessa, il cui prezzo però è già stato pagato da chi vive in quel martoriato paese.

Banche bloccate, risparmi inaccessibili: il dramma dell’Afghanistan è anche economico

Sì, la decentralizzazione è importante, soprattutto per gli ultimi della terra

E questo lo stiamo imparando con le situazioni di Nigeria e El Salvador, ma anche di Turchia e di paesi sudamericani. Avere a disposizione un asset come Bitcoin, anche se lo stesso si potrebbe dire di tante altre criptovalute, vuol dire innanzitutto libertà, per alcune caratteristiche proprie dei sistemi PoW.

  • Permissionless: ovvero senza il permesso di alcun intermediario

Prendiamo ancora una volta ad esempio quanto sta avvenendo in Afghanistan. Il Fondo Monetario Internazionale, nonché le banche USA che custodivano parte delle riserve dello stato afgano, hanno congelato i fondi, per evitare che i talebani possano metterci sopra le mani. Una mossa che potrà sembrare sicuramente valida sul piano politico, ma le cui ripercussioni colpiranno principalmente i cittadini afghani.

Nel paese è infatti, per mancanza di liquidità delle banche private e retail, difficilissimo ritirare i propri fondi e praticamente impossibile cambiarli in dollari USA, valuta sicuramente più appetibile rispetto a quella locale. E mentre siamo piuttosto certi che i taliban riusciranno a trovare il modo di accedere ad altre risorse, per il proverbiale uomo della strada, questo sarà praticamente impossibile.

L’accesso ad un sistema come quello di Bitcoin – ma anche ad altre alternative magari più consone per i micro-pagamenti – avrebbe invece permesso ai piccolissimi risparmiatori, commercianti, operatori commerciali e semplici cittadini di sfuggire da questa condanna indiretta, che è targata IMF, ha moventi politici ma finirà con un massacro economico ulteriore, verso uno dei paesi più poveri del mondo.

La finanza decentralizzata non è materiale per nerd, ma strumento di libertà

E non parliamo soltanto della DeFi in senso classico, ma piuttosto anche di sistemi teoricamente più semplici che possiamo utilizzare come scambio di valore. Avere la possibilità di accedere ai propri fondi, di riceverne di nuovi o di inviarne ad una terza persona senza intermediazione se non quella dell’algoritmo di governance del protocollo è un insostituibile strumento di libertà.

E chi crede che questo non possa mai diventare rilevante in Europa, area che sicuramente se la passa meglio, fortunatamente, dell’Afghanistan, non ha a nostro avviso pienamente contezza di quello che sta già accadendo nel mondo bancario, dove i controlli sono sempre più stringenti e dove basta l’errore di un algoritmo per trovarsi fuori dalla vita economica.

Bitcoin risolve questo problema, così come possono risolverlo altri sistemi cripto su blockchain. Una libertà che dovremmo imparare a non negoziare, né in cambio di comodità, né in cambio di minacce di ritorsioni. Pena il potersi ritrovare a fare la fila in banca, nel disperato tentativo di ritirare i propri risparmi, come stanno facendo in queste ore i cittadini afghani.

Info su Gianluca Grossi

Laureato in Giurisprudenza, è esperto di investimenti in criptovalute. Ha già investito in passato in BitCoin, DogeCoin, Ethereum e XRP.

2 commenti

  1. Se le banche chiudono e pure le telecomunicazioni, radio, TV, internet, le crypto a mio avviso sono bloccate, in un Paese in guerra

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