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Bitcoin ancora al centro delle discussioni degli esperti finanziari.

Davos: Bitcoin troppo volatile per essere usato come moneta di pagamento?

Nel meeting di Davos, tenutosi la scorsa settimana, uno degli elementi che ha subito le peggiori critiche è stato il Bitcoin. Che, se è vero che ha attirato altresì delle lodi da parte di alcuni uomini d’affari e leader mondiali presenti in Svizzera, ha anche avuto modo di attirare almeno in egual misura delle feroci opposizioni.

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Bitcoin ancora al centro delle discussioni degli esperti finanziari a Davos.

Insomma, come forse era lecito immaginare, la criptovaluta ha continuato a dividere l’opinione degli esperti al World Economic Forum di quest’anno, con gli osservatori che non sono riusciti ad esprimere un parere omogeneo sulla sua sostenibilità futura, e sul fatto che valga o meno la pena di utilizzare tale criptovaluta come mezzo di pagamento.

Sono impressionato dalla tecnologia, ma mi sembra che la blockchain sia utile per qualcos’altro”, ha dichiarato l’economista Premio Nobel Robert J. Shiller nel corso di una tavola rotonda. “Tendo a pensare al Bitcoin come a un esperimento interessante, ma non a una caratteristica permanente all’interno delle nostre vite. Stiamo enfatizzando troppo il Bitcoin, dovremmo allargare le nostre attenzioni alla blockchain, che avrà altre applicazioni” – ha poi aggiunto Shiller.

Alcuni dei più grandi critici del sistema Bitcoin hanno poi ammesso di vedere come una positiva promessa la blockchain, la tecnologia decentrata dietro la criptovaluta, con Mark Zuckerberg che – ad esempio – ha recentemente affermato che possa essere usata per migliorare Facebook.

Per approfondimenti: Cosa sono i Bitcoin?

Tuttavia, è ancora troppo presto per poter rendere Bitcoin un oggetto di comuni e incoraggianti attenzioni, con la cirptovaluta che è chiamata al doveroso impegno di convincere tutti. E la sua mancanza di stabilità, come abbiamo avuto modo di vedere a cavallo tra il 2017 e il 2018, non aiuta di certo: frequenti cali e improvvisi recuperi hanno confermato l’incredibile volatilità di questo asset, che rischia dunque di non essere “maneggiabile” con la giusta consapevolezza per altre finalità extra speculative.

Quello che mi infastidisce del Bitcoin è l’entusiasmo che si può vedere, che è una sorta di bolla speculativa egoista” – ha aggiunto il professor Shiller. Anche Cecilia Skingsley, vice governatrice della Banca centrale svedese, si è dichiarata molto scettica nei confronti di Bitcoin durante la sessione del panel, affermando che “è troppo volatile per essere usato come denaro”, aggiungendo poi che le valute digitali “non incorporano valore, fluttuano e non hanno un tasso di cambio stabile”.

A ben vedere, le motivazioni indotte dalla vice governatrice della Banca svedese sono le stesse che hanno indotto la società di elaborazione dei pagamenti Stripe ha prendere la decisione di porre fine al supporto per i pagamenti effettuati in Bitcoin. Stripe ha affermato in tal proposito che Bitcoin “si è evoluto per diventare meno adatto ad essere un mezzo di scambio”.

Tra le altre voci più autorevoli emerse durante il panel di Davos si registra anche quella di Neil Rimer, socio e co-fondatore di Index Ventures SA, secondo cui “questa è una delle invenzioni più audaci, generose e profonde di cui sono stato testimone nella mia carriera. Abbiamo già nove anni di esperimenti in tal senso. A volte le cose sono andate bene, a volte abbastanza male. Insomma, potrebbe fallire completamente e andare a zero, ma ha comunque portato a termine un numero di cose che penso siano notevoli”. Rimer, tuttavia, ha anche ammesso che il Bitcoin è ancora popolare tra gli “hobbisti” e che potrebbe essere troppo volatile per diventare veramente mainstream. É anche vero, ha aggiunto, che una regolamentazione potrebbe contribuire a “cambiarlo”. “Penso che [bitcoin] debba essere regolato, proprio come qualsiasi cosa che vorrei diventasse mainstream dovrebbe essere regolamentata” – ha poi concluso.

Ricordiamo come all’inizio di questa settimana il governo sudcoreano ha annunciato che, a partire dal 30 gennaio, tutti coloro che commerciano le valute digitali nel Paese dovranno farlo usando i loro nomi reali. Poco dopo, Theresa May ha dichiarato che guarderà “molto seriamente” al fenomeno Bicoin e alle altre valute digitali, dicendosi poi preoccupata per la loro popolarità tra i criminali.

Per approfondimenti: Bitcoin, come funziona esattamente?

Info su Roberto Rossi

Giornalista pubblicista, specializzato in tematiche economiche e valutarie. Appassionato di fintech, è consulente degli investimenti finanziari.

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