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“Perversione di Bitcoin!” | Edward Snowden contro dollaro e euro digitali

Nessuno può dubitare del sincero amore di Edward Snowden per la libertà. Un uomo che ha pagato a carissimo prezzo la diffusione del più grande programma di controllo della popolazione di sempre.

Un personaggio che è da sempre dalla parte delle criptovalute – e in particolare di Bitcoin – che oggi torna a commentare la criptosfera, da un lato che però è il più preoccupante, anche perché di chiarezza ne manca ancora troppa.

Cripto di stato - Snowden all'attacco
Anche Edward Snowden contro le “cripto di stato”

Si parla di CBDC – ovvero di Central Bank Digital Currencies – qualcosa che viene (non senza una certa volontà di confondere) associato al mondo delle criptovalute. Ma che non ha nulla a che vedere con quanto possiamo trovare ad esempio sulla piattaforma eToro (vai qui per ottenere il conto dimostrativo gratis e senza limiti) – che propone 31+ criptovalute autentiche e che non hanno nulla a che vedere con il mondo delle CBDC.

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Snowden si scaglia contro le CBDC: una perversione delle criptovalute

Anche sulle pagine di Criptovaluta.it lo ripetiamo ormai da mesi: le valute digitali delle banche centrali – già attive in Cina e presto allo studio in USA e anche in Europa – non hanno nulla a che vedere con Bitcoin o anche con le altre criptovalute se vogliamo minori. E della stessa opinione – in realtà piuttosto diffusa tra tutti gli appassionati di cripto – è anche Edward Snowden, che pubblica un lungo post sul suo SubStack, annunciandolo con un tweet al fulmicotone:

Le CBDC sono una perversione delle criptovalute, o quantomeno dei principi fondanti dei protocolli sulle quali girano – una valuta criptofascista, espessamente progettata per negarti il possesso effettivo del tuo denaro, installando lo stato al centro di ogni transazione.

Una posizione che è in realtà il sunto di quanto nel mondo delle criptovalute circola ormai da tempo, anche per difendere queste dalle similitudini della stampa non specializzata tra CBDCBTC o altre cripto. I punti toccati nel breve saggio di Edward Snowden sono tutti molto interessanti e degni, a loro modo, di essere analizzati.

L’innesco è il platinum coin da 1 triliardo di dollari

Innesco per questa discussione è stata la – per molti demenziale – proposta di creare una singola moneta in platino, da parte del Tesoro USA, dal valore di 1.000 miliardi di dollari. Una mossa che azzererebbe de facto le preoccupazioni sul default USA e che dall’altro lato però dimostra una verità scomoda delle fiat currencies, ovvero che sono totalmente in balia della politica, al soldo delle insaziabili spese pubbliche degli stati.

La loro supply, ovvero la loro offerta in circolazione, può essere modulata a piacimento, anche se questo almeno in passato era stato ancorato a determinate necessità delle economie di riferimento. Cosa che, con la “proposta” del gettone da 1.000 miliardi è venuta sicuramente meno.

Lo stato al centro di tutto: la negazione della filosofia di Bitcoin

C’è poco da discutere a riguardo: il mondo delle criptovalute è nato con Bitcoin – e questo a sua volta è nato proprio per non permettere più agli stati e alle banche centrali di avere così tanto controllo del nostro patrimonio e delle nostre spese. Ovvero per sottrarre il magic button con il quale le banche centrali possono ampliare fondamentalmente a dismisura la quantità di circolante. Cosa che, come è noto, con Bitcoin – e neanche con le altre principali criptovalute, è possibile fare.

Il massimo di Bitcoin circolanti è fissato a 21 milioni e questo mai potrà essere superato. Mentre dall’altro lato della barricata, ovvero nell’ecosistema del dollaro, il Tesoro USA potrebbe permettersi di coniare un gettone che vale 1.000 miliardi.

Anche per quanto riguarda l’infrastruttura di circolazione di queste valute digitali, a prescindere dal modello che verrà scelto, con o senza layer “privato”, saremo sempre davanti ad un sistema che permetterà molto facilmente alle banche centrali e alla politica di sapere ogni aspetto della nostra vita, nonché di poterci estromettere facilmente dalla vita degli associati, bloccando il nostro wallet. Anche qui qualcosa che è molto distante da Bitcoin e dal suo mondo. Anzi, che ne è l’esatto opposto.

Il parallelo con la caduta dell’Impero Romano

Curioso anche il paragone che Snowden fa tra le attuali politiche monetarie – che saranno tra le altre cose coadiuvate dall’arrivo delle controparti digitali – e la fine dell’impero romano. Il grafico che qui riportiamo – che è appunto ripreso proprio dallo speciale di Snowden, mostra la quantità di argento contenuta in un denarius romano.

argento - denarius - di Criptovaluta.it
La triste storia del denarius romano – e il suo andamento “parallelo” con il dollaro

E quindi, se vogliamo, il suo valore effettivo. Un money defacing organizzato dagli stessi poteri dello stato, che di lì a poco porterà al crollo di quell’impero, con l’ultimo colpo di coda di Diocleziano, pochi decenni dopo il termine del grafico, a cercare di calmierare i prezzi per legge.

Opinioni condivisibili o meno – ma sicuramente intelligenti e che dovrebbero far riflettere tutti i sostenitori di una moneta digitale di stato. Pochi dubbi sul fatto che non sia una criptovaluta. Perché al centro delle criptovalute c’è e rimarrà la libertà di interagire con gli altri senza il permesso di un’autorità esterna, ma soltanto della matematica. Per le valute digitali delle banche centrali non vi è nulla di tutto questo.

Info su Gianluca Grossi

Laureato in Giurisprudenza, è esperto di investimenti in criptovalute. Ha già investito in passato in BitCoin, DogeCoin, Ethereum e XRP.

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