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Exxon: Bitcoin in altri 4 paesi | Si al mining con gas di scarto

Bitcoin inquina? È una contestazione di molti dei detrattori del primo crypto-asset per valore di mercato. Questione però, come abbiamo detto più volte sulle pagine di Criptovaluta.it assolutamente più complessa, come dimostra la storia che vogliamo raccontarvi oggi. 

Exxon, uno dei leader su scala mondiale delle attività estrattive di idrocarburi e gas si è già attivata per recuperare l’energia dispersa dal cosiddetto gas flaring pe impiegarla nel mining Bitcoin. Uno dei tanti effetti positivi che questo tipo di attività hanno anche nei confronti della sostenibilità e della salute del pianeta. Nonché una mossa importante da parte di uno dei gruppi multinazionali più grandi al mondo. 

Exxon pro Mining Bitcoin
Per Exxon Bitcoin sarà la soluzione ad un annoso problema

Ottima notizia per Bitcoin, che tramite queste operazioni riuscirà anche a far emergere il suo movente ecologico. Possiamo investirci con Binance – vai qui per ottenere un conto gratuito per fare compravendita cripto – intermediario che è l’exchange con i maggiori volumi su scala mondiale e che ci permette di accedere anche a tanti servizi di qualità. 

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Exxon punta sul mining Bitcoin per ottimizzare le sue attività estrattive

Exxon, che per chi non la conoscesse è una delle società del settore petrolifero ed energetico più importanti al mondo, ha deciso di ottimizzare l’output delle sue attività ricorrendo anche al mining Bitcoin

La compagnia ha già accordi ad esempio con Crusoe Energy Systems per la cessione di energia così ricavata sempre allo scopo di fare mining Bitcoin tramite generatori portatili. E l’esperimento potrebbe essere anche ripetuto in quattro diversi paesi, con un progetto pilota che renderà non solo Bitcoin più efficiente, ma anche il mondo più green, dato che si tratterebbe altrimenti di gas non bruciato. 

Quali saranno i paesi interessati? Sempre secondo il popolare quotidiano finanziario sarebbero NigeriaArgentinaGuyana e anche in Germania, cosa che però deve essere ancora confermata dal gruppo, trattandosi al momento soltanto di indiscrezioni che sono state diffuse da Bloomberg stessa, citando fondi interne. 

Il tutto all’interno di obblighi, entro il 2030, che impediranno ad Exxon di utilizzare il flaring come operazione di routine. E con Bitcoin che potrebbe pertanto dare una grossa mano in questo senso al gruppo. 

Un’ottima occasione per tutti

È un po’ la dimostrazione plastica di quanto avevamo detto insieme a Federico Rivi, parlando proprio di energia e Bitcoin. Quest’ultimo è già una potente forza di rinnovamento e di efficienza dell’intero ecosistema energetico. Chi non ci aveva creduto durante la nostra intervista, ora sarà costretto a ricredersi, dato che sono appunto scese in campo forze importanti come Exxon. 

Per chi volesse capire, al netto della falsa narrativa che ancora circola sui giornali in particolare se generalisti. Ora a confermare la bontà di quanto affermato c’è uno dei gruppi più importanti al mondo del settore energetico ed estrattivo. Gli scettici, ancora una volta, saranno costretti a farsi da parte. 

Finalmente qualcosa anche in Europa

Tra i paesi pilota che sono stati segnalati da Exxon, o meglio, dalle fonti interne di Bloomberg nel gruppo c’è anche la Germania. Si tratterebbe, in Europa di un passo in avanti importante, tenendo conto della gran cagnara che continua a trovare ospitalità al Parlamento Europeo proprio a tema mining ed ecologia. 

Un utilizzo così efficiente delle risorse energetiche dimostrerebbe, anche agli scettici che continuano a presentare mozioni ed emendamenti, la vera natura di Bitcoin, anche sotto il profilo più strettamente energetico.

Info su Gianluca Grossi

Analista per Criptovaluta.it - divulgatore per blockchain, Bitcoin e criptovalute in generale. Solida formazione tecnica, si occupa del comparto dal 2015. Segue da vicino gli ecosistemi di Ethereum, Solana e Fantom.

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