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La Russia vuole farsi pagare in Bitcoin e cripto! | I nostri dubbi sulla fattibilità

Dopo che ne avevamo già parlato lo scorso marzo, siamo di nuovo qui, a discutere della possibilità che la Russia ricorra a delle criptovalute per evitare problematiche che ovviamente sta incontrando in virtù della difficoltà di accedere a SWIFT.

Una questione che solleverà il solito vespaio di polemiche, sulla falsa riga di quanto abbiamo già sentito qualche mese fa: le sanzioni potrebbero essere pertanto comodamente aggirate grazie a Bitcoin, omeglio in questo caso grazie a network cripto ancora in via di definizione.

Polemiche che lasceranno il tempo che trovano. Ma rimane necessario uno sguardo per quanto possibile specialistico sulla vicenda, comunque in via di conferma e per il momento ancora al vaglio.

La Russia vuole utilizzare le cripto per aggirare le sanzioni? Sì, ma è più complicato di così

La questione è legata all’accesso a SWIFT, sistema che è quello dominante per il trasferimento di denaro internazionale e che è stato utilizzato per la prima volta nella sua storia come arma (anche se in relatà c’erano stati precedenti di questo tipo su scala decisamente ridotta).

Ce la farà? A noi sembra un percorso molto complicato

La Russia, paese che commercia principalmente idrocarburi, ha una certa difficoltà a farsi pagare anche da quei paesi che non l’hanno sottoposta a sanzioni. E per questo sarebbe in cerca di alternative. Saltata, per non meglio precisati motivi, l’alternativa cinese di cui si era pur parlato qualche tempo fa, la scelta potrebbe ricadere effettivamente sulle criptovalute (e non specificatamente su Bitcoin, come detto in un primo momento). Questione sicuramente complicata, che in quanto primo sito in Italia che si occupa del settore ci sentiamo in dovere di analizzare.

  • Conviene Bitcoin?

Dipende: da un lato permetterebbe di essere effettivamente con un sistema senza KYC e piuttosto facile da implementare. Rimarrebbe però poi la necessità di convertirlo in valuta locale, a meno che gli stati che partecipano a questo tipo di commercio non vogliano detenere le loro riserve appunto in $BTC. E per la quantità di denaro che dovrebbe essere spostata attraverso questi canali alternativi, sorge il problema della liquidità. Tanto di Bitcoin quanto in relazione a chi farà da cambiavalute.

  • La questione liquidità: parte seconda

Cambiare milioni di dollari in Bitcoin oggi, senza l’appoggio dei principali exchange è operazione piuttosto complicata. Diventa ancora più complicato quando la maggior parte degli exchange seguono le sanzioni imposte da USA e Europa. E il problema potrebbe complicarsi ulteriormente.

  • Ricorrere agli stablecoin

Altra questione che avanzeranno i soliti media, probabilmente per screditare Tether. Della questione abbiamo già parlato direttamente con Paolo Ardoino.

Tether non può permettersi cose di questo tipo, e può comunque intervenire per bloccare i fondi. Non esattamente qualcosa che può far piacere a chi sta cercando un percorso alternativo per fare grossi trasferimenti di denaro.

Continuiamo ad avere dubbi enormi sulla vicenda

Almeno ad oggi sembrerebbe essere molto complicato, e ci saranno delle questioni da correggere e da verificare prima di procedere in questo senso. Questo ovviamente a meno che gli stati coinvolti in questo tentativo di aggiramento del semi-blocco SWIFT e del dollaro USA non vogliano detenere Bitcoin – o altra criptovaluta – in cassa.

Vedremo come si svilupperà la cosa. Le alternative a noi sembrano essere due: Bitcoin (che è comunque avvantaggiato in quanto più liquido) o enormi difficoltà ad operare in ambito cripto.

Info su Gianluca Grossi

Analista per Criptovaluta.it - divulgatore per blockchain, Bitcoin e criptovalute in generale. Solida formazione tecnica, si occupa del comparto dal 2015. Segue da vicino gli ecosistemi di Ethereum, Solana e Fantom.

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