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Bitcoin: ecco ETF fisico di Grayscale! | Il fondo sceglie l’avvocato di Obama

Ve lo avevamo detto. Greyscale non avrebbe mollato la questione degli ETF Bitcoin a replica fisica. E così è stato: il gestore di fondi, che ad oggi governa il più grande trust mondiale in $BTC ha deciso di passare alle armi pesanti.

Ovviamente in senso lato, perché ha arricchito il suo staff legale allo scopo di esercitare pressioni su SEC, che continua invece a rimandare l’accettazione di prodotti finanziari di questo tipo. Entrerà a far parte del team legale del gruppo Donald B. Verrilli Jr, che era stato già nell’amministrazione Obama. Profilo di prima fascia dunque per cercare di trasformare il trust in un ETF a replica fisica.

Una battaglia che prima o poi SEC perderà, con ovvi effetti sul prezzo di Bitcoin. Possiamo investirci con eTorovai qui per ottenere un conto virtuale gratuito con 100.000$ di capitale di prova – intermediario che offre tutti i migliori strumenti finanziari per investire su Bitcoin.

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Grayscale accelera per il suo ETF a replica fisica di Bitcoin

La questione dovrebbe essere ormai nota a tutti, dato che l’abbiamo coperta più volte proprio sulle pagine di Criptovaluta.it: Grayscale gestisce un trust privato, ovvero un fondo che non può vendere direttamente nelle borse, che ha al suo interno una quantità decisamente importante di Bitcoin.

Il gruppo vorrebbe convertirlo in un ETF, ovviamente a replica fisica, cosa che però sarebbe particolarmente invisa a SEC, l’authority che si occupa di controllare i mercati e anche di accettare gli ETF che verranno poi quotati nei mercati USA.

Cosa farà gensler per gli ETF fisici Bitcoin
Cosa farà Gensler?

Una posizione, quella di SEC, che ha già indispettito Fidelity, che poi ha spostato il suo ETF in Canada e in Europa e anche altri giganti del settore come VanEck. Una posizione che rimane però arcigna, dato che Gary Gensler, attuale capo di SEC appunto, non riterrebbe sufficientemente sicuri questi strumenti fino a quando non ci saranno custody di carattere istituzionale al pari di quelli che abbiamo per l’oro. E, aggiungono le malelingue, anche per questioni ideologiche non meglio precisate.

L’arrivo di un profilo di questo livello, con ottimi contatti anche all’interno del Partito Democratico USA, potrebbe aiutare sicuramente Grayscale a raggiungere il suo obiettivo, tenendo anche conto del fatto che sono altre le società di spessore a spingere in questo senso.

Non sarà certamente automatico, ma ora sono in molti a ritenere che Grayscale potrà effettivamente esercitare una maggiore pressione su SEC e che questo possa portare, anche entro fine anno, all’approvazione di un ETF di questo tipo.

Cosa c’è in balle e perché se ne discute tanto?

Semplice, in ballo c’è la possibilità di essere i primi, o tra i primi, a quotare un prodotto che potrebbe attirare non solo tanti piccoli investitori retail, ma anche grandi gruppi che vogliono un’esposizione diretta verso Bitcoin senza però le complicazioni della custodia, e con la comodità di comprare e vendere quote direttamente in borsa, a fronte di commissioni di gestione davvero minime.

Non è un mistero dunque il perché siano così accaniti contro SEC gruppi del calibro non solo di Grayscale, ma anche di VanEck e di tanti altri grandi gruppi. La fetta delle commissioni è enorme, così come il prestigio che si dotterebbe diventando i primi. La resistenza di SEC potrebbe dunque venir meno, in particolare se saranno altri ad associarsi a Grayscale con profili di primo piano come quello di Donald Verrilli. Far parte dell’amministrazione Obama non è soltanto questione di prestigio, ma anche segnale della presenza di connessioni importanti con Washington, che ora che è di matrice Dem potrebbero tornare molto utili, anche in questo frangente.

Info su Gianluca Grossi

Analista per Criptovaluta.it - divulgatore per blockchain, Bitcoin e criptovalute in generale. Solida formazione tecnica, si occupa del comparto dal 2015. Segue da vicino gli ecosistemi di Ethereum, Solana e Fantom.

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One comment

  1. Il freno a mano tirato di bitcoin è questo secondo me, nel senso che; immaginiamo che uno degli exchange presenti sul mercato, ad esempio binance, avesse delle filiali fisiche come una normale banca, ad esempio unicredit 🙂, e l’uomo della strada potesse decidere di aprire un conto appunto sull’exchange in questione e potesse dire, faccio l’accredito del mio stipendio qui e voglio investire un tot al mese o un tot all’anno in bitcoin si sentirebbe molto più sicuro, lo capirebbe perché rientra nella sua realtà quotidiana e allora le banche vorrebbero spazzate via, le valute fiat vacillerebbero bitcoin sarebbe sul trono su cui merita stare……..per ora utopia, per noi un sogno, per le banche centrali un incubo……..ho lasciato da parte il discorso wallet se no non finivo più……

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