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Bitcoin e Crypto in Russia? | No! Hanno bannato TUTTO!

Gli entusiasmi negli stati sovrani, quando parla di Bitcoin, sono quasi sempre mal riposti. E con il tempo e con le notizie che arrivano dai quattro angoli del mondo sveglieranno anche quelli più assopiti.

L’ultima notizia che ci troviamo a riportare arriva dalla Russia, dove l’avrebbe spuntata la Banca Centrale in una lotta che la vedeva contrapposta con il parlamento. O almeno così ci hanno raccontato da Mosca. E i pagamenti in Bitcoin non potranno essere effettuati. Cosa che però, come vedremo in questo nostro approfondimento, non è un problema per Bitcoin. Anzi.

A modo suo una buona notizia, perché almeno in termini di opinione pubblica $BTC esce dall’abbraccio potenzialmente mortale della bad press che questo presunto avvicinamento di quelli di Mosca aveva innescato. E potremo noi continuare ad interessarci e ad investire su Bitcoin anche con eTorovai qui per ottenere un conto virtuale gratuito con il TOP degli STRUMENTI – intermediario che ci propone in assoluta libertà accesso non solo a Bitcoin, ma anche a 75+ cripto a listino, scelte tutte tra le migliori.

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La Russia dice no ai pagamenti in cripto e Bitcoin

Ed è una decisione che pone finalmente la parola fine su un lungo tira e molla, talvolta gonfiato ad arte dai giornali, che voleva la Russia di Putin come una sorta di alfiere del mondo cripto e Bitcoin. Cosa che ovviamente non era vera, come abbiamo già scritto e che è andata ad incastrarsi con altre questioni complesse, come le sanzioni verso le banche russe e le difficoltà conseguenti di Mosca di approvvigionarsi di valuta pregiata straniera.

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Censura per le cripto: ma non è una novità

Una situazione dalla quale dovremmo cercare di imparare qualcosa anche in termini di circolazione delle notizie nel cripto-spazio e anche al suo esterno. E dopo aver citato quanto riportato dalla legge, vedremo di capire un po’ dov’è che si annida il marcio delle fake news, anche tra testate, circoli e canali che dovrebbero fare gli interessi del mondo cripto e Bitcoin.

È fatto divieto accettare o trasferire asset digitali in cambio del trasferimento di beni o alla prestazione di servizi, così come in ogni altra circostanza in cui possano essere assunti come pagamento per gli stessi con un asset digitale, fatta eccezione per i casi previsti dalle leggi federali.

Niente di nuovo e niente di più di quanto ci aspettavamo. Nonostante in molti avessero trovato il nuovo faro dell’adozione oltre la vecchia cortina di ferro.

Un appunto sul modo in cui circolano le notizie nel mondo cripto

E qui l’interno universo, del quale anche noi facciamo parte, dovrebbe farsi un esame di coscienza, perché assomiglia sempre di più ad un telefono senza fili dove il topolino di partenza finisce, dopo un numero sufficiente di passaggi, per diventare un elefante.

Ci sono state citazioni di Bitcoin da parte delle autorità russe, in particolare in relazione al pagamento di gas e altre forniture, che su diversi giornali poi sono diventate aperture nette e segno dell’impegno di Mosca a rendere Bitcoin una sorta di valuta alternativa su scala mondiale. Non da queste parti, cioè le nostre, pur avendo pedissequamente riportato della lotta intestina tra Banca Centrale Russa e Ministero delle Finanze, che su questo aspetto, ora è evidente, non sembrerebbero aver trovato un accordo.

O meglio, l’accordo sembrerebbe essere quello di non aver bandito le cripto e Bitcoin come strumento di investimento, ma di averne limitato enormemente la portata come strumento di pagamento.

E questo la dice lunga su chi titolava : “Ci siamo, Bitcoin per pagare le materie prime” dovrebbe oggi farsi un’esame di coscienza, perché bastava poco per avvisare i lettori sull’estrema incertezza contenuta in certe dichiarazioni.

E questo fa male ai click, ma fa bene almeno a nostro avviso, alla reputazione che ci si può costruire verso i propri lettori. Non lamentiamoci poi se sempre più persone avranno difficoltà a separare il sensazionalismo da quello che effettivamente accade. Perché poi quando arrivano docce fredde di questo tipo, diventa difficile spiegarlo a chi era stato imbeccato con magnifiche sorti e progressive che poi sono state smentite dai fatti.

È un problema per Bitcoin o per il comparto cripto?

No, e non lo è su tanti e diversi livelli. In primo luogo ricordiamoci che Bitcoin è nato proprio per separare moneta e potere politico. Il primo blocco di Bitcoin conteneva al suo interno un riferimento molto preciso, che se non conoscete vi invitiamo a verificare in prima persona.

In secondo luogo la Russia non è, paradossalmente, un’economia così rilevante sul piano interno. I volumi che le cripto e Bitcoin potrebbero spostare sarebbero infinitesimi. E anche in economie molto più forti internamente abbiamo visto come il ricorso libero alle cripto e a Bitcoin non abbia significato poi granché.

Certo, potrebbe essere un’esposizione in senso concettuale di una parte della popolazione, ma forse saranno più i cittadini che si interesseranno ora di “qualcosa proibito dal governo” che quelli che avrebbero conosciuto il comparto senza questo divieto. Bitcoin va avanti, perché è più forte di Mosca, ma anche di Washington e di Francoforte. E lo dimostra già da 13 anni.

Info su Gianluca Grossi

Analista per Criptovaluta.it - divulgatore per blockchain, Bitcoin e criptovalute in generale. Solida formazione tecnica, si occupa del comparto dal 2015. Segue da vicino gli ecosistemi di Ethereum, Solana e Fantom.

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2 commenti

  1. Russia crypto ban ahahhaha

    Il 74% dei fondi rubati negli attacchi ransomware del 2021 è collegato ad hacker russi
    Secondo uno studio, gli hacker russi avrebbero ottenuto un profitto di oltre 400$ milioni tramite i crypto-ransomware del 2021

    • ciao ciccio (sei il gamer per caso), cosa c’è tanto da ridere? Nel caso, facci ridere anche a noi. Comunque sia, mi porto avanti: ahahahahahhahah

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