lunedì , 26 Settembre 2022

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TULIPANI BITCOIN

Bitcoin non è un tulipano! | La mala- stampa NON può più nuocergli

Verrebbe da chiedere, a chi crede, pietà a nostro Signore. Sì, perché anche durante la meritata pausa agostana per tutto o quasi il Paese, mentre tutti o ancora una volta quasi sono sotto l’ombrellone, di sentir parlare di certi paralleli davvero non se ne può più.

Sì, ancora una volta tulipani e Bitcoin, per un parallelo che ormai anche i meno svegli dovrebbero facilmente come una fesseria. E non perché sia un fesso chi scrive, ma perché quasi certamente lo è chi legge tali arditi (e ormai noiosi) paragoni e vi trova anche qualche forma di appagamento.

No, Bitcoin non è un bulbo di tulipano, anche se dovessimo guardarlo esclusivamente con le lenti della speculazione. Tant’è che al contrario dei tulipani e ancora vivo e vegeto su piattaforme sicure e che si occupano di investimenti finanziari come eTorovai qui per ottenere un conto virtuale e gratuito per testare i mercati con 100.000$ di prova – intermediario che offre centinaia di asset finanziari selezionati sui quali poter investire con i migliori strumenti.

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Ancora tulipani e Bitcoin: abbiate pietà di noi

Certo, è agosto e i giornali online bisogna pur riempirli, nonostante l’avvio del campionato e una campagna elettorale che entra nel vivo offrano diversi spunti. Ma Bitcoin è un palcoscenico così importante da far gola anche a grandi penne del giornalismo nostrano. Quel giornalismo nostrano che nonostante ci siano risorse libere e disponibili per tutti, gratuite e facili da consultare, si ostina a non voler capire cosa c’è di così importante in Bitcoin, del perché non può essere assimilato ad altre criptovalute né ai bulbi dei tulipani olandesi.

GRAFICO PARLA DA SE

Un paragone che chi segue Bitcoin e il fuoco di fila che cercano di organizzare giornalisti affermati o meno affermati, avrà letto già decine se non centinaia di volte. Niente di nuovo, se non fosse che questa volta vengono addirittura scomodati Gramsci e un noto professore della Bocconi, il quale, andate pure a leggere l’intervista, finisce per non sposare la tesi precostituita del redattore.

In qualità di primo sito italiano per quanto riguarda il mondo di Bitcoin e delle criptovalute, e dato che la polemica agostana piace anche a noi, ci sentiamo in dovere di fissare qualche punto, nella speranza di chiudere per sempre, almeno per chi vuole ascoltare e capire, il parallelo tra tulipani e Bitcoin, che forse in comune hanno solo un’invidiabile bellezza.

  • Sì, la FOMO esiste

Ovvero la fear of missing out, la paura di perdere il treno. Esiste per qualunque tipo di asset, esiste in ogni tipo di ascesa incontenibile del valore di qualcosa, e non soltanto per i bulbi di tulipano del ‘600, oppure per Bitcoin, o se volete ancora per qualche altcoin di dubbia solidità. Dopo una corsa dirompente, una quantità enorme di gente inizia a pensare, all’unisono, che ci sia un treno da non perdere. Un ciclo che si autoalimenta fino a quando finiscono i denari che gli investitori retail possono mettere.

E qualcuno finisce, dopo il picco, con il cerino in mano. Nel caso dei tulipani il crack fu definitivo, nel senso che mai più si videro i prezzi raggiunti al massimo della FOMO. Chi è disposto a dire che Bitcoin non raggiungerà più i 69.000$ circa di massimo di qualche mese fa?

  • Un paragone vecchio, che circola almeno dal 2013

Capiamo che certe figure retoriche e certi paragoni possono essere affascinanti al punto tale da essere riproposti anche ad enorme distanza di tempo. Ma per quanto riguarda l’accostamento tra Bitcoin e tulipani, siamo ormai a 9 anni di distanza da quando Nout Wellink, che era stato già governatore della banca centrale olandese, paragonò le due cose. In altre parole è un paragone che ormai conoscono anche quelli che non sono particolarmente avvezzi a seguire la stampa che parla di Bitcoin.

  • Se avessimo dato ragione a Nout Wellink, nel 2013…

Basta guardare i grafici. Bitcoin visse un 2013 di estremo rialzo, chiudendo l’anno sopra i 700$. Se avessimo ascoltato l’inventore di questo paragone, ci saremmo persi la corsa che da 700$ lo ha portato a 69.000$ al picco (e dunque ad una crescita di ancora 100 volte) e comunque al valore di oggi che è di 35 volte più alto. Niente male per un paragone arguto che ancora affascina i giornalisti che poco hanno capito come funziona Bitcoin e perché continua ad attirare nuovi appassionati e anche investitori.

  • La storia del valore intrinseco non è applicabile alle valute

Che si tratti di dollaro USA, di Yen Giapponese, ma anche di Bitcoin. Una valuta vale quanti beni può comprare sul mercato. Il suo valore intrinseco è questo ed è determinato dal mercato ogni giorno, e nel caso di Bitcoin su un mercato molto liquido e al quale partecipano operatori grandi e piccoli. Chi ritiene che il suo valore intrinseco sia zero, può shortare Bitcoin su decine se non centinaia di exchange e di piattaforme. Per il resto è chiacchiericcio, che in quelle poche occasioni in cui c’è un crollo offre ai meno brillanti e ai più pieni di sé occasione di sfoggiare il loro ve l’avevo detto.

Se proprio si deve attaccare Bitcoin, che si trovino almeno paragoni più originali

Capiamo che a qualcuno Bitcoin non piaccia. Capiamo anche che parte del suo funzionamento sia relativamente complesso. Così come capiamo che per qualche click si è disposti a scrivere la qualunque.

È però imperdonabile che si ammorbino ancora i lettori con questo paragone, vecchio e stantio come abbiamo dimostrato, scomodando addirittura Gramsci. Che fortunatamente di Bitcoin non sapeva nulla e non ha avuto modo di esprimersi sul tema.

Anzi, riprendendo anche noi il fulcro dell’intervista, ovvero la seguente citazione di Antonio Gramsci:

“La storia insegna ma non ha scolari”

ci verrebbe da dire che è assolutamente vero. E dopo almeno 6.000 anni di storia registrata negli annali, nei racconti e nella storiografia di carattere leggermente più scientifica, è assurdo ignorare ancora quanto sia fondamentale per una società che vuole diventare o mantenersi prospera una valuta che abbia un sottostante concreto. Nel caso di Bitcoin, questo è il lavoro incluso nella Proof of Work. Nonostante qualche professore trasecoli per i consumi annessi, è un fatto con il quale fare i conti. E che speriamo diventi comune anche nelle migliori università del nostro paese, dove le porte girevoli non sempre offrono agli studenti l’avanguardia.

Info su Gianluca Grossi

Capo-redazione ed analista per Criptovaluta.it - divulgatore per blockchain, Bitcoin e criptovalute in generale. Solida formazione tecnica, si occupa del comparto dal 2015. Segue da vicino gli ecosistemi di Ethereum, Solana e Fantom.
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4 commenti

  1. Ciao Gianluca, quando ho visto il titolo dell’articolo, se così si può chiamare, che non ho nemmeno aperto e per questo ti ringrazio per avermi raccontato cosa c’era scritto, ho detto a google di non inviare mai più articoli dell’huffpost.
    Poi parlando tra di noi, a te hanno mai consigliato di acquistare btc?
    Ho l’hai fatto come libera scelta?
    No perché alcune banche qualche anno fa consigliavano titoli tossici e nessuno si è mai preso la briga di tartassare senza soluzione di continuità i ” consiglieri”.
    Ti ho scritto su linkedin…..ciao Gianluca un abbraccio

  2. Buongiorno a tutto il gruppo. Detrattori di Bitcoin e delle cripto ci sono ora e ci saranno sempre ma l’importante è che ora una grande società di investimento come Black Rock ha aperto un fondo fiduciario per l’acquisto di Bitcoin dai mercati per conto di investitori istituzionali. Larry Fink CEO di Black Rock ha dichiarato che il mercato delle cripto ogni tanto si inciampa, cade, rotola o crolla anche a causa di molta speculazione ma anche perchè è un mercato ristretto e ancora giovane, un trilione di capitalizzazione contro 8 trilioni di asset gestiti da Black Rock ma ha anche dichiarato che l’interesse per Bitcoin è enorme e la creazione di un fondo spot per le istituzioni da parte di Black Rock potrebbe rivelarsi una solida base per guadagnare attenzione e popolarità tra gli investitori e costruire il prossimo mercato cripto rialzista. Secondo MIchael Burry (colui che ha guadagnato scommettendo sul crollo dei Subprime) le criptovalute stanno diventando sempre più rischiose e il loro mercato sarà caratterizzato da sempre più incertezza a causa soprattutto delle tensioni geopolitiche e anche della debolezza dell’economia cinese. Ho voluto riportare ciò che pensa Burry perchè non è uno sprovveduto infatti ha scommesso al ribasso su una decisone di un mostro sacro dell’economia mondiale come Buffet e sul breve ha avuto ragione, sul breve però perchè sul lungo periodo ha avuto e sta avendo la meglio Buffet. Un saluto a te caro Giorgio, il tuo commento che condivido in toto mi ha ricordato quando il direttore della banca veniva a pranzo da noi e con tranquillità proponeva a mio padre l’acquisto di bond argentini da acquistare direttamente dalla banca, era chiaro che voleva sbarazzarsene e naturalmente mio padre non accettò. Altre persone però accettarono e una di queste purtroppo dopo aver capito che aveva perso quasi tutti i risparmi si tolse la vita. Le banche beneficiano dei privilegi e delle immunità necessarie per l’assolvimento dei propri compiti anche a costo della vita altrui. L’ultimo esempio Monte dei Paschi ma ne posso citare altri, Etruria, Vicenza, Veneto Banca ecc…

    Date una pistola a un uomo e potrà rapinare una banca. Date una banca a un uomo e potrà rapinare il mondo .
    Un saluto al mitico Gianluca Grossi.

    • Ciao carissimo Klaus, hai raccontato una delle tante tragiche storie che alcuni personaggi di diversi campi, della finanza ad esempio, ma anche della politica e naturalmente passando per il giornalismo, dovrebbero avere sulla coscienza.
      È questo che mi fa rabbia, chi le ha raccontate queste storie?
      Chi ha giudicato e punito questi mascalzoni?
      Quali leggi sono state fatte per proteggere gli onesti cittadini?
      Nessuno ecco chi l’ha fatto.
      Ma bitcoin va tartassato, ma da chi?
      Da chi è nel giornalismo per nepotismo?
      Da chi gestisce una testata sovvenzionata dalla politica?
      E cosa facciamo noi ora, abbassiamo la testa e andiamo avanti sperando che il mondo cambierà?
      Noi siamo il mondo, noi siamo quelli che devono cambiare.
      È difficile, difficilissimo, ma si può fare.
      Nella mia vita professionale non so quante volte ho pensato ” non ce la farò mai a fare questo lavoro, troppe cose da imparare, da monitorare, tanta responsabilità ”
      E caro Klaus ti dico con molto orgoglio che ho imparato sulla mia pelle, che la differenza tra chi ce la fa e chi no, sta lì, quelli che danno retta a questo pensiero e si arrendono e quelli che non mollano mai, determinati, pronti al sacrificio e in continua lotta contro se stessi e la propria mente che gli dice che non ce la farò.
      Possiamo se vogliamo cambiare le cose.
      Ti lascio con una frase di Nelson Mandela.
      Sembra sempre impossibile, finché non l’hai fatto!

  3. Buongiorno a tutto il gruppo. Ciao Giorgio hai ragione nessuno ha fatto niente per punire questi mascalzoni anzi hanno dato loro l’impunità. Come ho già riportato in un precedente commento viviamo in un sistema dedito allo sfruttamento senza fine dove uno dei principali obiettivi è renderci sempre più poveri, più indebitati e più ammalati. Per proteggerci da questo sistema una soluzione è l’unione tra i popoli ma data la grande ignoranza che regna sovrana questa soluzione non la considero impossibile ma improponibile in quanto ogni giorno ci fanno il lavaggio del cervello. Noi comunque siamo consapevoli di questa situazione e combatteremo sempre per la nostra sopravvivenza tramite l’informazione. Noi siamo guerrieri e combatteremo sempre fino alla fine e venderemo cara la pelle perchè il conto finale delle crisi economiche provocate dalle varie lobby non dobbiamo pagarle sempre noi. Sono sicuro che Bitcoin ci darà una mano.
    Buona giornata e naturalmente un saluto al mitico Gianluca Grossi.

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