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CENSURA PAYPAL

Paypal: account e soldi bloccati! | Bitcoin fixes this!

UPDATE: PayPal, dopo aver ricevuto ondate di critiche ha affermato che non “punirà” più la disinformazione. Rimangono però degli aspetti molto critici della nuova policy.

Bitcoin fixes this. No, non è una stanca filastrocca per invasati, ma l’unico possibile commento a quanto arriva dagli USA. In mezzo c’è ancora PayPal, azienda che ha uno score censorio di tutto rispetto e che ci ricorda ancora una volta dell’importanza suprema di avere canali monetari indipendenti e al di fuori del controllo di chicchessia.

La notizia è la seguente: i termini di servizio aggiornati di PayPal permetterebbero all’azienda, secondo quanto riportato da DailyWire, di sanzionare gli utenti fino a 2.500$ nel caso in cui dovessero farsi promotori di una non meglio precisata disinformazione. Qualcosa che si aggiunge ad una lunga serie di interventi simili su account sensibili.

Sì, è anche per queste situazioni che a nostro avviso si deve avere fiducia in Bitcoin. Bitcoin che possiamo trovare su exchange come Crypto.comvai qui per ottenere un conto gratuito con bonus incluso – con il consiglio questa volta di procedere, nel caso lo volessimo, con un acquisto diretto, perché non è di speculazione e di investimenti che si tratta, ma piuttosto del tutelarsi verso la deriva liberticida dei sistemi di pagamento internazionali e non.

Crypto.com ci offre anche strumenti per la rendita, tramite il Supercharger e lo staking e ci permette al tempo stesso di accedere a Bitcoin e trasferirlo, volendo, anche all’esterno su un wallet completamente controllato da noi.

PayPal punirà chi diffonde “disinformazione”

A qualcuno questa sorta di panopticon delle opinioni, per legittime o meno che siano, piacerà. A chi vi scrive no, perché incaricare chicchessia di decidere cosa sia lecito dire e cosa no finisce, sempre o quasi, nel modo che potete immaginare. Il nostro non è un attacco diretto a PayPal, che in qualità di società privata ha delle leggi alle quali rispondere e ha anche il diritto di gestire la propria piattaforma come preferisce.

Processo Paypal
Una questione che farà discutere, speriamo

La nostra è una riflessione sui sistemi di pagamento elettronici centralizzati e su che tipo di società potrebbero aiutare a creare, anzi, di quale tipo di società sia una parte fondamentale.

Il fatto è il seguente: nella policy che porta la data futura del 3 novembre PayPal ha aggiunto delle multe, o meglio, dei potenziali sequestri fino a 2.500$ per violazione per tutti coloro i quali promuovono odio razziale, uso di droghe, ma non solo.

Non potete utilizzare Paypal per attività che […] siano coinvolte nell’invio, nel posting o nella pubblicazione di messaggi, contenuti e materiale che, A SOLA DISCREZIONE DI PAYPAL, siano danosi, osceni, disturbanti, DISCUTIBILI, che ritraggano o appaia che ritraggano nudità, che promuovano violenza, attività criminale, crudeltà, violenza su se stessi, […] che promuovano DISINFORMAZIONE […], che infrangano la privacy, etc. etc.

Sebbene nella lunga lista di comportamenti vietati su PayPal ci sia molto probabilmente condivisibile per una larga parte della popolazione, è altrettanto vero che DISINFORMAZIONE e A SOLA DISCREZIONE DI PAYPAL dovrebbero far sollevare anche il meno reattivo dei nostri lettori.

  • Non è soltanto un problema di adesso

PayPal ha già un pessimo score in termini di censura. Come non ricordare quanto avvenne ad esempio a WikiLeaks, che si vide sospendere l’account da un giorno all’altro. Così come sarebbe il caso di parlare dell’ondata di ban del 2017 a carico di persone considerate vicine all’alt-right americana. Oppure quanto avvenuto a giornalisti come Ian Miles Cheong. Operazioni il più delle volte politiche e che in diversi casi hanno privato le democrazie di voci, magari contrastanti, ma che avrebbero arricchito il dibattito pubblico.

  • Non è soltanto un problema di PayPal

Non è soltanto un problema relativo a PayPal. Basti ricordare quanto avvenuto in occasione delle proteste in Canada, che hanno visto il blocco urbi et orbi dei conti bancari legati ai leader (e ai semplici partecipanti) della protesta. La ritorsione economica è diventata ormai la norma, con tutto quello che ne comporta per la libertà di ciascuno di avere un proprio pensiero.

Bitcoin fixes this: ed oggi è già necessario

Sono in molti a ritenere che Bitcoin – e noi siamo parzialmente d’accordo – potrà dare il suo meglio soltanto in situazioni di crisi profonda per la società come la viviamo. Parzialmente, abbiamo scritto, perché a nostro avviso è già il momento di iniziare a valutare seriamente le possibilità offerte da Bitcoin in termini di incensurabilità.

Perché se prima il blocco di conti, che si tratti di PayPal o di banche, potevano essere considerati come episodi sporadici e dopotutto a carichi di gente che se lo meritava, ora con il cambio dei ToS di PayPal potremmo entrare nella nuova fase. Ovvero quella nella quale è scritto nero su bianco che le nostre opinioni politiche, per strampalate o meno che siano, possono essere motivo della nostra morte civile ed economica.

Come nei regimi che pensavamo di esserci lasciati alle spalle poco meno di un secolo fa. Soltanto che questa volta il corto circuito è totale e trasversale: e i dissidenti, che abbiano ragione o meno, potranno essere resi innocui con un solo click. Possono farlo anche gli exchange? Vero. Ma non dimentichiamo che Bitcoin è perfettamente in grado di funzionare senza passare dagli exchange.

Necessario ora? Sì, e lo sarà ancora di più in futuro se lo stato di polizia monetario dovesse continuare a guadagnare basi. Piaccia o meno la possibilità di ciascuno di pensarla come vuole, prima o poi potrebbe toccare proprio a noi.

Info su Gianluca Grossi

Capo-redazione ed analista per Criptovaluta.it - divulgatore per blockchain, Bitcoin e criptovalute in generale. Solida formazione tecnica, si occupa del comparto dal 2015. Segue da vicino gli ecosistemi di Ethereum, Solana e Fantom.

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