Home / FAFT: stangata su exchange e trader – ecco le nuove norme

FAFT: stangata su exchange e trader – ecco le nuove norme

La Financial Action Task Force – FATF – gruppo intergovernativo nato per combattere il riciclaggio di denaro attraverso policy di carattere normativo consigliate ai paesi membri, entra a gamba tesa sul mercato delle criptovalute e più in dettagli sulla potenziale regolamentazione exchange.

Sono stati rilasciati pubblicamente soltanto ieri infatti i risultati di lavori che si erano chiusi lo scorso febbraio e che indicano una strada fatta di controlli e verifiche per tutti gli operatori e gli intermediari nello scambio di asset virtuali. Quanto indicato e suggerito da FATF, dunque, finirà per essere applicato anche gli exchange.

Le informazioni che, secondo FATF, dovranno essere raccolte

FATF ha indicato ai paesi membri dell’organizzazione quali dovrebbero essere le informazioni da raccogliere nel caso in cui il consiglio dovesse trasformarsi in iniziative legislative:

  • Anagrafica di chi invia, ovvero della parte attiva dello scambio
  • Indirizzo del wallet della parte attiva, nonché numero di identità nazionale (che in Italia sarebbe il codice fiscale), data e luogo di nascita
  • Numero di account presso l’exchange, che dovrebbe facilitare poi i controlli, da parte delle autorità, su talune transazioni intra-exchange;
  • Anagrafica di chi riceve l’asset – ovvero della parte passiva dello scambio;
  • Numero di account del ricevente, sempre presso l’exchange

La raccolta di questi dati, secondo FATF, servirebbe a contrastare un fenomeno in forte crescita, quello del riciclaggio di denaro attraverso gli exchange.

Licenza per chi fa trading, una possibilità sulla quale FATF continua ad insistere

Nel caso in cui i wallet dovessero essere utilizzati come parte di un’attività riconducibile a business – e non ad un semplice hobby – FATF suggerisce ai paesi membri l’obbligo di conservazione dei medesimi dati. In altre parole, chi scambia criptovalute a scopo di lucro e lo fa per volumi che potrebbero far pensare ad un’attività organizzata, dovrebbe in primis dotarsi di licenza di pari grado agli exchange e in secondo luogo procedere alla conservazione dei dati elencati poco sopra.

Una mole di lavoro e di impegno tecnologico che in pochissimi saranno in grado di affrontare, soprattutto nel caso in cui i proventi dell’attività dovessero essere non di entità importante.

Attività di indirizzo, alla quale però i paesi membri dovranno dare seguito

Vale la pena di sottolineare in questo frangente che in realtà quanto viene affermato da FATF non ha immediatamente carattere normativo, ma soltanto di indirizzo.

Secondo lo statuto dell’organizzazione però, i paesi membri dovranno dare seguito alle indicazioni, cosa che è ricordata anche nel presente documento.

Agli stati sarà dato un anno di tempo, per poi aggiornarsi al giugno 2020 per verificare lo stato dei lavori e dell’implementazione delle linee guida proposte da FATF.

Quest processo riguarderà anche l’Italia, che è paese membro e fondatore della Task Force.

Non solo FATF: le principali economie si muovono per una maggiore regolamentazione delle criptovalute e degli exchange

Quello di FATF non è un caso isolato. Il Giappone si appresta ad approvare un quadro normativo complesso per normare criptovalute, exchange e broker, un quadro normativo che almeno nelle intenzioni del legislatore nipponico dovrebbe fornire anche una guida da seguire per le altre economie sviluppate.

Gli stessi paesi coinvolti nel FATF parteciperanno anche alla Task Force convocata per il G7 dal governo francese per discutere di Libra, la criptovaluta di Facebook.

Un momento topico per tutto il settore, con molti operatori che in realtà attendono con ansia la possibilità di operare in un contesto normativo certo e chiaro.

Non sono però poche le polemiche che si sono sollevate per queste note di indirizzo di FATF. L’onere sarebbe importante per gli exchange – senza tenere conto delle questioni inerenti la privacy, per non dire insostenibile per i piccoli e medi operatori.

In molti, avvisano gli analisti, saranno costretti a chiudere i battenti e probabilmente a muovere le loro operazioni al di fuori dei territori dei paesi partecipanti al FATF. A discapito dei consumatori, che dovranno interagire con entità al di fuori della loro legislazione, con meno tutele e maggiori rischi per il capitale investito.

Il dado è comunque tratto: i paesi del FATF hanno 1 anno per adeguarsi (e per trasformare in legge le indicazioni della task force). A meno che non nasca un fronte di opposizione al processo di trasformazione in banca di ogni exchange, per piccolo che sia.

Info su Gianluca Grossi

Laureato in Giurisprudenza, è esperto di investimenti in criptovalute. Ha già investito in passato in BitCoin, DogeCoin, Ethereum e XRP.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *