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Ethereum CAMBIA TUTTO: la vecchia roadmap non ha più senso – ecco cosa ci aspetta

Qualcosa deve cambiare in casa Ethereum: Vitalik scende in campo e parla di che cosa non va più bene.

La blockchain di Ethereum sta cambiando identità: ieri Vitalik Buterin ha pubblicato un lungo post su X in cui mette in discussione la narrativa originaria del proprio ecosistema, in particolare criticando il ruolo dei L2 nella roadmap della chain. Questo perché le esigenze e le priorità che c’erano anni fa, ora sono state parzialmente risolte, o quantomeno ridimensionate, tanto da rendere per certi versi obsolete le soluzioni di secondo livello.

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Sin dagli albori della nascita di Ethereum, la mainnet ha sempre avuto il tallone d’achille della scalabilità, risultando incapace di gestire in parallelo una grande mole di transazioni, cosa che spesso ha portato code e prestazioni poco efficienti. Oggi però, complice l’ultimo sviluppo tecnologico, certi problemi potrebbero passare in secondo piano, così come la necessità di affidare l’aumento di blockspace a soluzioni esterne, tra l’altro non sempre allineate con gli interessi del L1.

Ethereum pronta alla rivoluzione: i layer-2 non sono più importanti

Chi ha vissuto la fase di massima congestione di Ethereum nel pieno del boom del biennio 2020/2021 saprà benissimo quanto sia importante il concetto di scalabilità. Senza un’adeguata infrastruttura che possa sostenere la domanda di blockspace, si rischia di inceppare l’intera macchina virtuale e rendere ogni semplice tx molto lenta e costosa.

Vitalik e i vari team di sviluppatori core di Ethereum hanno sempre avuto ben chiaro questo problema, tanto da concentrarsi negli ultimi 5 anni nella creazione di un florido ecosistema di rete di secondo livello. Abbiamo visto nascere tanti rollup L2 in questo periodo come Arbitrum, Optimism, Base, ZkSync, Starknet, Linea, Scroll ecc. (in totale ne sono 30 tra validium, optimium e rollup)

Il risultato è stato una crescita significativa delle interazioni su tutto l’apparato on-chain di Ethereum, arrivando al picco a registrare più 20 milioni di indirizzi attivi settimanali tra L2 ed L1.  Nel tempo, lo spazio di blocco complessivo è aumentato e le transazioni sono diventate estremamente più cheap, grazie anche ad aggiornamenti come Pectra e Dencun che hanno introdotto e migliorato l’aspetto dei blobs.

Ethereum interazioni L1 e L2
Ethereum interazioni L1 e L2Fonte dati: https://www.growthepie.com/

Per anni, dunque, la roadmap è stata molto semplice: Ethereum non poteva scalare da sola, e i L2 rappresentavano l’unica strada percorribile per sostenere l’adozione di massa senza sacrificare decentralizzazione e sicurezza. Ora però, qualcosa sta cambiando, e queste soluzioni esterne non sono più così centrali come lo si pensava all’epoca.

Ethereum vuole scalare da sola senza aiuti esterni

Il punto è che ad oggi effettuare operazioni su Ethereum L1 non è più così costoso: il prezzo del gas è attualmente a 0,251 gwei, sensibilmente più basso dei valori folli raggiunti ad esempio duranti il mint di famose collezioni NFT o durante i momenti di foga speculativa. E non parliamo di un’eccezione momentanea, ma di una condizione che va avanti da diversi mesi, con il prezzo del gas che continua ad aggiornare nuovi minimi. 

ethereum gas gwei
Prezzo del gas EthereumFonte dati: https://etherscan.io

Ciò significa che già così in questo modo non ha più molto senso andare ad effettuare operazioni sui L2, dove si eredita la sicurezza di Ethereum ma scendendo allo stesso a compromessi lato decentralizzazione. Queste reti di secondo livello continuano ad attirare traffico (per lo più nelle chain più forti e con più TVS), ma il grosso può essere fatto direttamente sulla mainnet.

Aggiungiamo poi oltretutto che Ethereum ha in programma di espandere la scalabilità sul proprio L1 attraverso azioni mirate come l’aumento del tetto del gas limit, la migrazione della macchina virtuale con il passaggio da EVM a RISC-V,  l’introduzione degli stateless-nodes e l’integrazione nativa delle zkEVM.

Vitalik: i layer-2 devono cambiare narrativa

In realtà questa volontà di tornare a costruire sul L1 di Ethereum, dopo essersi focalizzati per anni sull’espansione dei L2, è già nota da diversi mesi tra gli appassionati dell’ecosistema. Si parla da tempo di questo cambio di focus, ma solo ieri è arrivata la presa di distanza ufficiale direttamente da Vitalik Buterin.

Il co-fondatore di Ethereum chiaramente non disprezza tutte le soluzioni di secondo livello, ed afferma che continueranno, ognuna per per conto proprio, a poter garantire un ambiente computazionale veloce ed utile per determinate azioni. Tuttavia rende esplicito il fatto che in queste condizioni, non servono più a scalare Ethereum esternamente, e che dovrebbero in ultima istanza cambiare qualcosa della propria essenza.

Vitalik critica i L2
Vitalik critica i L2Fonte dati: https://x.com/VitalikButerin

Innanzitutto dovrebbero preoccuparsi maggiormente del fattore decentralizzazione: ad oggi quasi tutti i rollup sono in fase STAGE 1 (lontane dal passaggio a STAGE 2), il che significa che vi è un controllo enorme da parte di sequencer centralizzati e wallet multi signatures su tutti i fondi della rete.

 In secundis, i L2 dovrebbero iniziare a distaccarsi dalla visione di “branded shard” di Ethereum per sviluppare qualcosa di diverso e più utile all’utente finale, come app chain specializzate, protocolli focalizzati su privacy, WASM, ZK-native, e altre funzioni che aggiungono valore reale. Altrimenti, così come ora rimarranno semplici reti con un bridge nativo verso Ethereum, meno decentralizzate e prive di una reale identità propria.

Chi verrà penalizzato maggiormente da questo cambio di paradigma?

Indubbiamente, i token legati alle reti L2, già dapprima con casi d’uso limitati rispetto al valore economico che promettono di catturare, rischiano ora di vedersi completamente  ridimensionati. Se le reti che rappresentano avranno poco senso nella nuova roadmap di Ethereum, o comunque passare in secondo piano, immaginate a quanto poco potrebbero servire i token di governance che “regolano” le decisioni delle stesse chain.

Dunque adesso i vari token comeARB, OP, ZK, INK, LINEA, STRK ed SCR si trovano in una vera e propria fase di crisi di identità. Servirà che le rispettive chain si muovano sulla stessa lunghezza d’onda di quanto richiesto dalla mainnet, ed andranno a distinguersi con casi d’uso specifici e DApp che vadano oltre la semplice replica di ciò che esiste già su Ethereum (no semplici fork di DEX e money market poco liquidi).

Vitalik comunque lascia aperto uno spiraglio: con l’avvento delle future precompile native ZK, sarà possibile per i L2 integrarsi ad Ethereum in modo nativo a livello di protocollo, e senza consigli di sicurezza esterni o sistemi centralizzati. Ciò però non preclude il fatto che d’ora in poi, ogni rete di secondo livello, se vorrà sopravvivere, dovrà trovare la propria vera identità lontano da semplice “estensione di scalabilità per il L1”.

Nel bene o nel male Ethereum avanza, senza guardarsi indietro, e come è giusto che sia, senza aspettare nessuno.

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