Si chiama Giancarlo Devasini ed è il fondatore di Tether, la società che gestisce la stablecoin più grande e redditizia del settore crypto. Secondo le ultime stime del famoso giornale Forbes, il suo patrimonio ammonterebbe a $89,3 miliardi. Questo basta per renderlo l’uomo più ricco d’Italia e il ventiduesimo a livello mondiale, davanti a nomi storici dell’imprenditoria del Paese, come quello di Giovanni Ferrero.
Ma chi è davvero Giancarlo Devasini e cosa si cela dietro la gigantesca macchina da soldi costruita attorno a Tether? Proviamo a rispondere guardando a come funziona il business model delle stablecoin e da dove nascono i suoi profitti multimiliardari.
Giancarlo Devasini: l’italiano più ricco al mondo e fondatore di Tether
Il nome di Tether non è nuovo per chi opera nel mondo crypto. Chi invece non è del mestiere probabilmente lo avrà sentito nominare in qualche servizio pubblicato dai giornali e media mainstream, il più delle volte però senza comprendere realmente come sia diventato, in poco più di 12 anni dalla nascita di Tether, l’uomo più ricco dello Stivale.
A differenza di altri colleghi giornalisti, chi vi scrive non è interessato a parlarvi del suo passato, in quanto frutto di una carriera imprenditoriale e professionale mista, fatta di alti e bassi e di questioni che ci interessano relativamente poco. La parte più interessante della biografia di Devasini risale al 2014, quando decide di provare a risolvere uno dei problemi più grandi del settore delle criptovalute di quell’epoca.
Spoiler: è riuscito nell’impresa, e questo successo gli è valso la bellezza di $89,3 miliardi di patrimonio. Una cifra che non corrisponde ovviamente a denaro interamente liquido, ma alla stima del valore complessivo delle sue partecipazioni, investimenti e altre attività finanziarie.
Questa la classifica Forbes: appena dietro Devasini c’è Giovanni Ferrero, presidente dell’omonima azienda Ferrero. Al 4° posto un altro professionista di criptovalute, anche lui coinvolto con Tether, questa volta in qualità di CEO.
La nascita di Tether: l’emittente stablecoin più grande al mondo
Il problema che Giancarlo Devasini risolve tramite la sua invenzione Tether, è semplicemente quello di creare un collegamento stabile tra il mondo delle criptovalute e quello delle valute tradizionali. Nei primi anni di vita di Bitcoin, infatti, non esistevano mercati così liquidi ed efficienti come quelli attuali. Tutti gli scambi in $BTC erano contrapposti a valute fiat come dollaro e yen, e non c’erano modi per negoziare contro una valuta digitale che fosse in grado di mantenere un valore stabile nel tempo.
Mancava l’unità di conto del settore crypto: un bene che potesse essere trasferito su blockchain, senza vincoli di intermediazione ed aperto per gli scambi 24/7, con cui negoziare le altre criptovalute e tramite il quale spostarsi tra diversi mercati senza passare prima per gli exchange o per il sistema finanziario tradizionale.
Nel 2014 nasce così $USDT, un token che replica il valore del dollaro statunitense. Il suo valore così stabile è dato dal fatto che Tether, la società che appunto emette e gestisce USDT, detiene riserve sovracollateralizzate rispetto al valore di mercato della moneta.
Per ogni unità di $USDT presente nel mercato, troviamo una quantità uguale o maggiore nelle casse aziendali di Tether, composte per la maggior parte da Titoli del Tesoro USA, strumenti a basso rischio del mercato monetario, metalli preziosi e Bitcoin. La fetta più grande è custodita in asset sicuri, anche più sicuri dei soldi che tenete sotto al materasso. Ad oggi, la capitalizzazione di $USDT ammonta ad oltre $184 miliardi.

Da dove arriva il patrimonio di Giancarlo Devasini: il business model di Tether
Se avete compreso il meccanismo che tiene in piedi il token $USDT, avrete anche capito di conseguenza come Tether riesce a generare ricavi così importanti da rendere Giancarlo Devasini l’uomo più ricco d’Italia. Infatti i Treasury statunitensi detenuti dalla società per coprire il valore delle criptovalute emesse producono un rendimento nel tempo, che rappresenta la principale fonte di profitto del gruppo.
Al ritmo attuale, Tether ha rendite per più di 400 milioni di entrate ogni 30 giorni, per una cifra che supera, al 3,5% medio di rendimento di questi titoli, $5 miliardi su base annua, soltanto dai bond. I suoi ricavi sono oltretutto cresciuti in maniera importante negli ultimi anni, a causa della crescita di $USDT e dell’aumento dei tassi di interesse sui bond USA, cosa che ovviamente ha lievitato il valore delle cedole incassate da Tether e Devasini.
Non a caso tra dicembre 2025 e gennaio 2026 si è registrato un leggero calo dei ricavi, conseguenza dell’ultimo taglio dei tassi deciso dalla Federal Reserve, scesi nell’intervallo 350-375 punti base.

Sin dalla sua nascita Tether ha guadagnato revenue per $18,5 miliardi, grazie anche ad una struttura aziendale molto snella, composta da pochi dipendenti ed un business model che vive senza troppo lavoro. Parte di quei ricavi sono stati investiti in una miriade di attività del mondo Bitcoin e crypto, ma anche su settori diversi come quello dell’intelligenza artificiale, della robotica.
Più recentemente la società ha iniziato a muovere capitali anche nel calcio italiano, con l’acquisizione di una quota della Juventus.
Tether e Devasini: il ricco business delle crypto è destinato a durare in eterno?
Negli ultimi mesi abbiamo sentito tanti pseudo-esperti attaccare Tether e Giancarlo Devasini, affermando che il business delle stablecoin è destinato a fallire, così come la bolla del Bitcoin. In realtà chi pronuncia tali affermazioni lo fa solo perché sentito dire, o solo per acchiappare qualche click.
A meno di cigni neri disastrosi o di uragani finanziari che cambieranno l’intero volto della finanza (non solo quella crypto), ci sono buone ragioni per pensare che il business di Tether potrà continuare a produrre cash senza troppi problemi. In primis il fatto che negli USA le stablecoin sono state legittimate tramite Genius Act, e che in tutto il mondo, fatta eccezione per il tirannosauro europeo, il settore continua a espandersi e a trovare sempre maggiore integrazione con i mercati finanziari tradizionali.
Poi perché Tether è ormai diventata un’infrastruttura troppo centrale per l’intero ecosistema crypto per immaginare facilmente uno scenario di fuga di capitali o di bank run su larga scala. Oggi USDT è utilizzato praticamente su qualsiasi exchange del settore e rappresenta la principale fonte di liquidità per una parte significativa dei mercati delle criptovalute, coprendo da sola oltre metà del volume delle stablecoin in circolazione.
Sarebbe invece molto più intelligente parlare di una limitazione della sua crescita futura, data dal fatto che nuovi operatori del mondo bancario tradizionale stanno bussando alla porta per partecipare al banchetto delle stablecoin.
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