Ormai è guerra aperta. Malta ha deciso di condurre una battaglia quasi solitaria contro l’accentramento di poteri in capo a ESMA (e altre autorità finanziarie europee) per quanto riguarda il mercato delle criptovalute. Un piano, secondo le autorità maltesi, che ha moventi politici, che penalizzerebbe il piccolo stato insulare e che al tempo stesso sarebbe deleterio per le criptovalute.
A parlare è Kenneth Farrugia, che è a capo di FSA (la CONSOB di Malta), che afferma che i nuovi piani sono tesi a ridurre l’importanza del paese che per primo ha aperto agli operatori delle criptovalute. “Avrebbero dovuto capire prima dove stava andando il mercato”.
Anche Bloomberg ammette l’inghippo anti-crypto
Anche se tra le righe, anche un recente editoriale di Bloomberg ammette l’inghippo: le autorità europee hanno interesse affinché certi capitali fluiscano verso mercati che ritengono di maggiore importanza strategica. Ovvero i mercati azionari e dei bond, che in mancanza di unione in quel senso, nello scenario globale sono diventati dei nani neanche troppo metaforici.
Ad ogni modo, c’è Malta che prova a resistere, e che in qualità di Isola Blockchain, come la chiama di nuovo Bloomberg, è interessata a mantenere la sua posizione privilegiata.
Malta ha offerto qualcosa che gli altri non offrivano.
Questo è il laconico commento, riportato da Bloomberg, da parte di Ian Gauci, di GTG, e che è tra i responsabili dell’attuale legislazione sulle crypto a Malta.
Il tema d’altronde è anche questione di vil denaro: non solo Malta rischierebbe di perdere il suo privilegio (è da sempre terra di exchange che vogliono operare in Europa), ma vedrebbe – in uno scenario dove ESMA dominerà il sistema di licenze – anche il mercato probabilmente ridursi.
Laboratorio in Italia?
In realtà i cittadini italiani e i residenti in Italia non sono nuovi ai tentativi di spingere gli investitori verso altri mercati. È in questo senso che deve intendersi l’aumento della tassazione al 33% che ha colpito il settore crypto, mentre il resto dei mercati dei capitali sono rimasti al 26%. Uno sgarbo che non ha alcun tipo di giustificazione per quanto riguarda le casse dello stato, dato che l’eventuale aumento di gettito sarebbe risibile. E che per molti ha i caratteri tipici della punizione.
L’Italia certamente non combatterà questa battaglia, con un passaggio che poco cambierà per chi opera in Italia con la propria società di servizi crypto. CONSOB è storicamente una delle authority nazionali più restrittive e dure nei confronti del mondo di Bitcoin e delle criptovalute – e il passaggio di certe competenze alle autorità europee potrebbe addirittura risultare in un miglioramento delle condizioni generali.
Criptovaluta.it® Ultime Notizie Bitcoin e Crypto News | Criptovalute Oggi
