Le stablecoin sono ormai una componente fondamentale dell’ecosistema crypto, protagoniste di una crescita e di un’adozione sempre più massiccia negli ultimi anni, ma secondo un’importante società di analisi on-chain il vero salto di qualità deve ancora arrivare. Secondo questa previsione, i volumi delle transazioni potrebbero infatti accelerare nel prossimo decennio fino a mettere in discussione il dominio dei principali circuiti di pagamento tradizionali come Visa e Mastercard.
A parlare è Chainalysis, famosa azienda statunitense che si occupa di analisi forensi e monitoraggio on-chain, spesso citata da istituzioni e autorità per le sue analisi sul settore. Nel suo ultimo report ha ipotizzato uno scenario in cui i volumi stablecoin potrebbero crescere fino a 50 volte i valori attuali, arrivando ad un valore cumulativo di ben $1,5 quadrilioni (USA) entro il 2035.
Volumi stablecoin pronti ad esplodere: una previsione a 15 zeri
Si tratta di una cifra difficile anche solo da immaginare per noi comuni mortali abituati a numeri decisamente più esigui: $1,5 quadrilioni (in scala corta, utilizzata negli USA) corrispondono infatti a $1.500 trilioni, ovvero $1.500.000 miliardi, un ordine di grandezza che forse non rende l’idea di quanto le stablecoin potrebbero diventare dominanti nel panorama dei pagamenti globali.
Chainalysis sostiene che – a causa di due fattori in particolare – questo mercato arriverà a processare volumi di transazione fino a oltre 50 volte quelli che ospita attualmente. Volumi che nel 2025 sono arrivati complessivamente a $28 trilioni, un livello che rappresenta già di per sé un enorme traguardo rispetto a quanto potevamo contare fino a pochi anni fa.
Ebbene – almeno stando alla previsione – ci sarà da correre ancora: Chainalysis si aspetta un CAGR, ossia un tasso di crescita annuo composto, del +133,5%, che rallenta però del 30% ogni anno. Accanto a questa baseline, emergono poi ulteriori dinamiche che potrebbero amplificare la traiettoria di crescita, arrivando quasi a raddoppiare i volumi rispetto allo scenario di base.

I fattori che guideranno il boom delle stablecoin
Come anticipato, ci sono due elementi che fungono da catalizzatori per l’espansione dei volumi stablecoin, e che potrebbero offrirvi un boost enorme nella più rosea delle aspettative.
Chainalysis parla in primis del fattore generazionale, con i Millennials e la Generazione Z che diventeranno sempre più protagonisti di questo mercato, vista la loro vicinanza con gli strumenti digitali e la familiarità con certi strumenti alternativi. Tra il 2028 e il 2048, queste coorti di investitori potrebbero ereditare fino a $100 trilioni di asset dalle generazioni più anziane, finendo per contribuire alla crescita delle stablecoin.
Il secondo fattore è quello che vede la tecnologia delle stablecoin sempre più applicata a livello di back-end e nei sistemi di commercio. Sono in realtà in molti a sostenere che queste monete sono il futuro dei pagamenti, proprio per il fatto che potrebbero diventare l’infrastruttura sottostante dei pagamenti digitali, integrata nei sistemi senza essere visibile all’utente finale, che continuerà a pagare come ha sempre fatto senza rendersi conto di utilizzare, di fatto, stablecoin.
Volumi di transazione stablecoin verso il sorpasso su Visa e Mastercard
Ad oggi i circuiti di pagamento tradizionali regnano ancora sul mondo delle operazioni digitali, e c’è un gap significativo con le stablecoin in termini di volumi e diffusione a livello globale. Tuttavia, secondo Chainalysis, questa distanza potrebbe ridursi più rapidamente del previsto nei prossimi anni.
Si crede infatti che nel migliore dei casi i cosiddetti crypto merchant potrebbero arrivare a superare i volumi gestiti da Visa nel 2031. Nel base case scenario il sorpasso avverrà indicativamente verso il 2033, mentre nella peggiore delle ipotesi ci sarà da aspettare fino al 2039. In ogni caso sarebbe un risultato pazzesco, considerando che appena sei anni fa l’intero mercato delle stablecoin valeva meno di $10 miliardi.

Contestualmente anche i volumi off-chain di Mastercard rischiano di essere messi in discussione. Chainalysis sostiene che in generale nell’arco del prossimo decennio il controvalore delle transazioni on-chain oltrepasserà quello dei principali players dei pagamenti tradizionali, segnando un potenziale punto di svolta per l’intero settore.
Si tratta di una previsione che, nel bene o nel male, viene ormai condivisa anche dalle istituzioni che fino a poco fa si erano espresse contrarie alla tecnologia stablecoin. Le stesse banche ora sembrano voler iniziare a commerciare una propria criptovaluta, mentre altre rivedono i propri ban sul settore. Anche Bank of England si arrende e inizia ad accettare l’idea di un futuro bancario sempre più intrecciato con le stablecoin.
Chi guadagnerà di più da questa corsa alle stablecoin?
Indubbiamente, per come è strutturato l’attuale mercato delle stablecoin, chi ne trarrà più vantaggio da questa prevista espansione è in primis il governo degli Stati Uniti. Questo perché una grossa fetta delle riserve delle principali stablecoin – USDC e USDT – è investita in Treasury statunitensi che permettono di finanziare in modo importante il debito pubblico del Paese.
Da questa adozione, guadagneranno forse un po’ meno le stesse banche che stanno correndo ai ripari cercando di adottare i nuovi strumenti digitali. Negli USA è in corsa una vera e propria guerra sui rendimenti stablecoin, visto che fino ad oggi certi istituti non hanno offerto interessi sui depositi degli utenti, mentre ora in Senato si discute su una nuova bozza per permettere agli emittenti stablecoin di girare parte dello yield ai token holders.
Invece, per gli utenti e i consumatori avere a disposizione una valuta economica e rapida con cui poter commerciare online rappresenta probabilmente un empowerment degno di nota.
Una vera e propria rivoluzione, se non fosse che questo step up prevede anche la necessità di dover sottostare a monete potenzialmente freezabili, che stanno diventando sempre più un’arma politica piuttosto che uno strumento di libertà. Non esattamente quello che aveva pensato Satoshi Nakamoto nel suo whitepaper “Bitcoin: A Peer-to-Peer Electronic Cash System”
Si può investire nella crescita del mercato stablecoin?
Visto che ci si aspetta una crescita pazzesca dei volumi stablecoin, è quantomeno lecito chiedersi se esistano modi concreti per esporsi a questo trend e trarne beneficio in ottica speculativa. La risposta è sì e no, nel senso che a oggi l’unica emittente di stablecoin quotata in borsa – e su cui si può investire – è Circle.
Questa società con la sua stable USDC occupa circa un quarto di tutta la capitalizzazione del mercato, ma non è così scontato che manterrà la stessa market share nei prossimi anni. Si parla spesso del duopolio destinato a crollare, con Tether e Circle che dovranno lasciare spazio anche ad altri concorrenti.
Ad ogni modo, anche ipotizzando un mercato che resterà dominato dagli stessi attori, comprando il titolo CRCL ci si assume lo stesso rischio che stanno correndo molti altri azionisti, ossia quello di acquistare un asset negoziato su multipli molto elevati. Multipli che non sono necessariamente un problema da sostenere, ma che evidenziano come tanti altri investitori siano di fatto interessati a partecipare alla crescita futura del settore, incorporando già oggi aspettative molto ambiziose.
Criptovaluta.it® Ultime Notizie Bitcoin e Crypto News | Criptovalute Oggi
