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Non ti dicono la verità sugli hack crypto e DeFi: puoi metterti al riparo, basta ragionare così

Si moltiplicano gli hack, ma gli utenti possono mettersi al riparo, se vogliono.
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La sensazione è che i problemi di sicurezza per certi protocolli crypto stiano aumentando. La risposta più semplice e lineare è che l’arrivo delle AI, sempre più brave a scovare bug, stia peggiorando il quadro. O meglio, che i provetti hacker abbiano deciso di prendere d’assalto network che permettono di portare a casa, subito, dei grandi guadagni. Non può accadere online, non può accadere neanche nelle banche (dove i rischi sono molto maggiori), non può accadere neanche offline. Le blockchain, che custodiscono valori importanti, non possono che essere una destinazione appetitosa per questo nuovo trend, ammesso che esista.

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Il problema c’è: l’hack di KelpDAO ha portato a un congelamento di diversi protocolli DeFi top. Questo dopo gli ammanchi enormi in Drift (parzialmente coperti da Tether, in cambio di guadagni futuri) e prima dell’attacco a Litecoin, di poche ore fa. C’è da essere preoccupati? Cosa possiamo fare? È il momento dell’esodo dalle libere ma incerte blockchain al vecchio mondo dei database tradizionali? Come spesso accade, prendere delle decisioni al culmine delle tensioni non è mai una buona idea. Noi ci stiamo ragionando da qualche giorno e vorremmo condividere con i nostri lettori qualche idea aggiuntiva.

Punto primo: calma a includere l’AI tra i responsabili

Potrebbe essere, come non potrebbe essere. L’AI sta facendo dei passi da gigante nel mondo della programmazione e – almeno secondo i bene informati – sarebbe ormai capace di scovare anche bug in autonomia. Mythos di Anthropic sarebbe stato addirittura messo da parte perché troppo pericoloso, mentre FED e BCE incontrano le banche per metterle in guardia.

Lo scenario è quello da film distopico di fantascienza: le macchine che vengono a fare carne di porco degli esseri umani, partendo da ciò che pesa di più, ovvero il portafoglio.

Non è detto che sia così. Anche lo fosse, cambierebbe molto poco.

Punto secondo: gravi responsabilità umane

Chi gestisce protocolli che ad esempio fanno da bridge oppure emettono asset, si assume delle responsabilità enormi, che forse nessuno dotato di senno vorrebbe prendere in carico.

Gestiscono protocolli che valgono centinaia di milioni, a quanto pare però con un’eccessiva disinvoltura per quanto riguarda le misure di sicurezza da implementare. Abbiamo parlato con uno specialista del settore sicurezza, che fornisce servizi a diversi protocolli top, che ci ha confermato:

I nuovi hanno fretta di arrivare sul mercato e iniziare a raccogliere soldi. Sono insofferenti allo sviluppo degli strumenti di sicurezza e alle loro tempistiche.

Niente di nuovo o che non ci immaginassimo, ci verrebbe da dire. Dato che però la situazione è questa, difficile prendersela con la tecnologia.

Punto terzo: le transazioni irreversibili sono incensurabili, ma rischiose

O meglio, non possono essere censurate ex post. È un vantaggio enorme di certi network (quelli in blockchain) che però ha un rovescio della medaglia: quando le cose si mettono male, quando un hacker sfrutta un bug, quando gruppi criminali si organizzano per rubare, le cose finiscono nel peggiore dei modi. Trasferimento avvenuto, denari che non si vedranno mai più.

È lo stesso motivo per cui in Francia sono diventati così popolari gli attacchi agli investitori crypto: una volta ottenuto il trasferimento (non si possono bloccare, come in banca), in bocca al lupo nel recuperare denaro.

Ok, allora siamo spacciati?

No. Prima o poi il redde rationem, la resa dei conti, sarebbe arrivata. Se sta arrivando adesso, bene, perché ci aiuta a rimettere qualche puntino sulle i:

  • I grandi protocolli sono più affidabili: la storia conta. Non è tutto, ma conta. Grandi protocolli come Bitcoin, Ethereum, Solana – possono avere dei problemi e in passato ne hanno avuti, ma sono da considerarsi più solidi di quelli di ultimissima generazione.
  • Aggiungere funzionalità è un rischio: Bitcoin è molto conservativo nell’aggiungere nuove funzionalità o strutture dati. Ha senso, perché Bitcoin è a guardia di un network che vale miliardi e che non può permettersi strafalcioni. Gli attacchi più recenti sono tutti o quasi arrivati verso protocolli molto complessi e a complessità crescente.
  • Mai tutto in un unico paniere: anche se amate la DeFi, il rischio di controparte va preso il più possibile sul serio. Questo vuol dire che anche se in un certo protocollo si avranno dei problemi, il resto sarà fondamentalmente al sicuro.
  • ETF e forme gestite non sono una bestemmia: se interessa soltanto l’esposizione verso certi asset, valutare ETF e altre forme (CFD) non è necessariamente una bestemmia. Mettersi al sicuro conta di più che piacere a quelli giusti.
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