Saudi Aramco, l’enorme conglomerato del petrolio saudita, ha riportato risultati trimestrali migliori delle aspettative degli analisti e in crescita rispetto all’anno scorso. +26% di profitti, a 33,6 miliardi di dollari circa, con un miss da parte delle società di consulenza e analisi che probabilmente passerà alla storia. Questo nonostante l’ultimo mese del primo trimestre sia stato pienamente occupato dalla guerra tra USA e Iran, che ha bloccato buona parte del passaggio del petrolio saudita dallo Stretto di Hormuz.
A pesare in positivo il rialzo dei prezzi del petrolio, comunque fatto passare per porti alternativi in parte e anche l’aumento degli export poco prima della guerra. Una situazione dove il petrolio è ai massimi da almeno quattro anni e che – a guardare i numeri – è stato di grande giovamento per i conti del colosso petrolifero.
Prezzi a tutto… gas
Nella nota per gli investitori Saudi Aramco ha indicato nell’aumento dei prezzi di carburante, greggio e prodotti chimici derivati il motivo di un trimestre stellare. I volumi sono stati più alti rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno, in aggiunta, sebbene in calo rispetto al trimestre precedente, quello che ha chiuso il 2025.
Secondo i dati diffusi dal CEO Amin Nasser, i canali alternativi dal Mar Rosso garantiscono comunque export di 5 milioni di barili al giorno, o almeno li hanno garantiti alla fine di marzo, quando il conflitto era già avviato e Hormuz chiuso da un pezzo.
Aumenti? Di che livello? Saudi Aramco parla di vendite di 76,90$ per un singolo barile, un aumento deciso rispetto ai 64,10 che riusciva a ottenere soltanto lo scorso trimestre. A una riduzione del 30% dei volumi ha pensato dunque a sopperire il prezzo più alto.
Perché allora dovremmo essere preoccupati per il petrolio?
Se l’Arabia Saudita riesce comunque a esportare il 70% dei livelli di tre mesi fa, è lecito chiedersi se le preoccupazioni per il prezzo del petrolio e per la sua disponibilità siano fondate. Per il mercato dei futures lo sono fino a un certo punto: i rialzi, a fronte di una situazione molto complessa sul piano geopolitico, sono stati relativamente modesti. Segnale che almeno il mercato dei futures non crede agli allarmi che arrivano invece dai mercati fisici.
C’è certamente meno petrolio, le riserve sono in parte sotto stress, ma la situazione è – ancora una volta dall’angolo del prezzo offerto dai futures, potenzialmente meno disastrosa.
Secondo diversi analisti del mondo del petrolio però l’ottimismo dei futures sarebbe mal riposto – e presto potremmo dover affrontare una nuova crisi anche in termini di prezzo. L’incertezza, almeno per il momento, è massima.
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