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Attacco hacker con riscatto in Bitcoin per storica azienda italiana, ma gli hacker vanno via a mani vuote

Nessun riscatto pagato, azienda tornerà operativa da lunedì.
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Attacco informatico a UnoAerre, storica azienda orafa di Arezzo, che avrebbe paralizzato i sistemi interni. Le indagini, secondo quanto riporta Ansa, indicherebbero una pista che passa tra Europa dell’Est e Paesi arabi, senza però che si sappia di più di chi ha portato a termine il colpo. Sarebbe stato chiesto all’azienda – e rifiutato – un riscatto di 3,8 milioni di euro, da pagarsi in Bitcoin.

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UnoAerre ha diffuso un comunicato dove indica che, grazie a operazioni straordinarie, il ripristino delle principali funzionalità sarebbe già avvenuto e da lunedì 11 maggio sarà pronta, di nuovo, ad offrire i propri servizi.

Tornano i riscatti in Bitcoin?

È stata una costante degli attacchi hacker portati ad aziende – sullo scenario globale di media e piccola taglia – nel corso degli ultimi anni. Non volendo passare per ovvi motivi dai pagamenti digitali classici, gruppi di hacker prima bloccano i sistemi informatici della vittima, poi passano alla richiesta di riscatto da pagarsi in Bitcoin.

Una scelta che ai meno esperti potrebbe apparire anche come congrua (Bitcoin non richiede identificazione) ma che in realtà per diversi gruppi criminali ha portato poi alla cattura.

Nonostante infatti Bitcoin garantisca pseudo-anonimità, le transazioni rimangono visibili a tutti e per sempre e anche l’utilizzo di mixer non sempre sortisce gli effetti sperati dai criminali.

Sarebbero forse più congrue criptovalute che offrono un maggiore grado di privacy anche ai criminali, che però incontrano poi dei mercati secondari meno liquidi.

Scelta dunque curiosa, almeno in un certo senso.

Nessun dato sottratto, serviranno però ulteriori verifiche tecniche

Nel corso della giornata di domani proseguiranno comunque ulteriori verifiche tecniche e attività di monitoraggio e di messa in sicurezza dell’infrastruttura informatica.

Questa è la chiusura – almeno per la parte più rilevante – del comunicato di UnoAerre. Ulteriori verifiche tecniche, senza che comunque sembra che ci siano stati, alla prima conta, sottrazioni di dati.

Il riscatto in Bitcoin non sarebbe stato pagato, con l’azienda che sarebbe riuscita a recuperare la funzionalità dei propri sistemi grazie a risorse tecniche proprie e di società terze.

Si sarebbe dunque chiuso nel migliore dei modi un evento di cronaca criminale che coinvolge, soltanto perifericamente, Bitcoin. Ne sentiremo ancora parlare, anche quando i criminali in questione troveranno nello “pseudo”-anonimato di Bitcoin il loro tallone di Achille.

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