Apertura da incubo per le borse americane che trascinano giù anche il settore crypto. I buoni dati dalla manifattura di New York, in combinazione con il rinvio a data da destinarsi del colloquio tra Iran e USA sull’uranio (e sull’intero progetto nucleare di Teheran) affondano i principali asset risk on. All’apertura delle borse Bitcoin perde quasi il 2%, e fanno poco meglio le top, tutte comunque con perdite di almeno l’1%.
Situazione dunque tesa sui mercati, con Bitcoin che perde di nuovo i 79.000$ e un clima generale di paura e di volatilità. Funding rate tutti negativi nel momento in cui scriviamo.
Un venerdì di paura a Wall Street?
Nelle ultime settimane le borse americane ci hanno abituato a cambiamenti repentini degli andamenti, anche in presenza di notizie troppo fiacche per garantire un inversione del trend. Quanto scriviamo dunque deve essere preso come una fotografia di quanto sta accadendo all’apertura delle borse USA, senza che diventi necessariamente uno strumento per anticipare il futuro.
Bitcoin perde quasi il 2%. Fanno poco meglio, ma in scia negativa, le altre top per capitalizzazione di mercato. NASDAQ sulle 24 ore fa registrare un brutto -1,6% e fanno poco meglio i titoli dentro S&P 500 (-1,21%).
A pesare in negativo sono tutta una serie di fattori:
- Bond: rendimenti al rialzo con i trader di quel mercato che ritengono di dover affrontare un periodo di tassi al rialzo o comunque stabili, senza che negli USA si presenti la possibilità di tagli sul breve periodo. I tassi dei bond sono in risalita violenta e probabilmente saranno il termometro più interessante da guardare nelle prossime settimane.
- Iran vs USA: sembra, almeno secondo indiscrezioni di Bloomberg, che ogni tipo di trattativa sul programma nucleare sarà rimandata. Non c’è una data certa, cosa che contribuisce a generare paura sui mercati. La riapertura dello Stretto di Hormuz è ormai, almeno sul breve, una fantasia di pochi. Gli analisti avvertono che siamo già quasi fuori tempo massimo.
- Manifattura OK: oggi alle 14:30 è stato pubblicato l’indice della manifattura dello stato di New York, fortemente in salita e molto al di sopra delle aspettative. In una situazione del genere, anche semplicemente pensare a tagli ai tassi, con l’economia USA che sta tutto sommato tenendo, è impensabile.Una concomitanza di fattori che rende molto incerto il futuro. I bond 2Y (quelli con scadenza a due anni) degli USA sono su livelli record, segnale anche questo di attesa di inflazione alta e pertanto di tassi che dovranno rimanere alti da qui almeno a fine 2026.
Le previsioni di FedWatch Tool
Non solo si è azzerata la possibilità di tagli da qui a fine 2026 secondo i dati raccolti da FedWatch Tool di CME, ma sta avanzando, già rispetto a 1 mese, in modo prepotente la possibilità di rialzi dei tagli.
Non si tratta di previsioni che non costa nulla fare: sono la sintesi di come sono posizionati gli operatori di mercato con i loro swap. Il che vuol dire che stanno puntando denaro sulla loro previsione, rendendola più credibile.
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