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Strage Modena: le criptovalute di Salim El Koudri. Cosa c’è nella “password” di cui parlano i giornali?

Le forze dell'ordine gli avrebbero sequestrato anche un wallet crypto.
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La strage di Modena tiene banco su tutti i principali giornali nazionali. L’episodio di cronaca nera sta ora però attirando anche le attenzioni morbose riguardo ogni aspetto della vita di Salim El Koudri. Tra questi, anche una passione per le criptovalute, suggellata non solo da insulti verso non meglio precisati crypto trader (per le loro ricchezze, scrive La Stampa) ma anche da una passphrase ritrovata tra gli effetti personali di El Koudri.

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È necessaria però da subito una piccola nota: il sospetto che le criptovalute – tra centinaia di cose che saranno state ritrovate tra gli effetti personali di El Koudri – siano state messe lì a confermare la stranezza e l’instabilità del personaggio c’è tutta. Non sarebbe la prima volta, probabilmente non sarà l’ultima.

Cosa è stato ritrovato tra gli effetti personali di Salim El Koudri

Secondo quanto riportano diverse testate nazionali, a Salim El Koudri sarebbero stati sequestrati già quattro PC, cinque telefoni, hard disk, chiavette USB, tablet, una Playstation e a quanto pare sarebbero stati rinvenuti anche manoscritti dove parla di criptovalute e… la “password” per un wallet, almeno secondo quanto riportano i giornali.

passphrase
Un esempio di “passphrase” da 12 parole

In realtà si tratta di 12 o 24 parole che possono essere usate per avere accesso al proprio wallet, dove verosimilmente si custodiscono in proprio delle criptovalute, da Bitcoin alle altre. Il wallet potrebbe essere anche, per carità, vuoto e per ora le forze dell’ordine non hanno diffuso alcun dettaglio aggiuntivo.

Cosa vuol dire autocustodia?

Una delle particolarità delle criptovalute è la possibilità di detenere direttamente i propri asset. Basta avere un wallet, software o hardware, per essere direttamente in possesso di Bitcoin o di altre criptovalute senza la necessità di utilizzare un intermediario.

Nessun atteggiamento sospetto – ce lo consentirà la stampa mainstream – dato che è il modo normale di approcciarsi a questi asset.

Su internet gli insulti ai crypto trader

La Stampa afferma che tra le poche tracce online di El Koudri ci sarebbe anche una scia di insulti nei confronti di non meglio precisati crypto trader.

Anni di militanza nel settore informativo crypto ci portano però ad offrire un solo possibile commento: quello degli insulti, in particolare da parte di anonimi, su Internet, è un fenomeno molto diffuso e certamente non esclusivo di chi poi finisce per trasformarsi in killer.

Un fenomeno contro il quale, anche quando gli insulti nei nostri confronti sono andati ben oltre lo scherzo online, difficilmente si interviene. Si poteva evitare una tragedia del genere monitorando e intervenendo? Assolutamente no: il fenomeno è diffuso, purtroppo, e sembrerebbe essere anche in crescita. E certamente non si potrà attenzionare chiunque utilizzi internet per cercare bersagli del proprio odio.

Riportarlo come un’abitudine da killer che si lancia in corsa, alla guida della propria auto, contro la folla, è forse altrettanto esagerato.

Cosa c’è nel wallet di El Koudri?

Impossibile saperlo, almeno per ora. Probabilmente la ricerca spasmodica e un po’ pettegola di notizie sul passato di El Koudri porterà prima o poi a scoprire anche i dettagli dei suoi investimenti.

Cambieranno qualcosa della vicenda? Certamente no. Sono milioni gli italiani che hanno criptovalute, spesso in autocustodia e senza che gli venga in mente di torcere anche un solo capello agli altri.

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