Il cambio di piani è stato repentino. Soltanto pochi mesi fa il meccanismo che animava Strategy era dei più semplici: raccogliere capitale, con qualunque mezzo, per comprare Bitcoin. Ora invece Strategy è diventata una società con gestione molto più attiva delle sue finanze e tra poche ore sapremo come ha intenzione di sfruttare questa nuova libertà operativa. Una libertà che deriva dal controllo che Saylor ha dell’azienda sia tramite le azioni B (10 voti ciascuna, non scambiate in borsa) sia con il fascino che esercita tra certi bitcoiner.
L’annuncio sarebbe dovuto arrivare oggi, lunedì 25 maggio, ma non lo ha fatto perché le borse sono chiuse per il Memorial Day – e SEC accetta filing, ma a mezzo servizio. L’arcano sarà svelato martedì alle 14:00 circa. Chi vuole però anticipare i mercati, farebbe bene a leggere quanto segue.
Gestione attiva: capire la situazione attuale di Saylor e Strategy
La situazione debitoria di Strategy è chiara a tutti. È massimamente trasparente, è disponibile sul sito ufficiale e può aiutarci a fare qualche proverbiale conto della serva.
- Bond convertibiliPer la prima parte della sua esistenza, Strategy ha emesso delle convertible notes che i possessori possono convertire in azioni sopra un certo prezzo. Nessuna di queste notes paga degli interessi consistenti. Saylor però potrebbe avere interesse a ritirare quelle che scambiano sotto la parità. Perché mai dovrebbero scambiare sotto la parità? Perché alcune hanno un prezzo di conversione molto alto e che probabilmente le azioni non raggiungeranno prima della scadenza. Chi le ha, dunque, ha in mano un titolo che vale quanto investito e non produce interessi. Questo abbassa il prezzo di alcuni di questi titoli, tant’é che Saylor ne ha ricomprate per 92 centesimi sul dollaro, con una spesa di 1,38 miliardi per riacquistare debito nominale di 1,5 miliardi. È proprio questa l’operazione che sta tenendo tutti con il fiato sospeso, perché non abbiamo ancora idea di come sia stata finanziata nel complesso. Potrebbe utilizzare riserve proprie e anche aver venduto qualche Bitcoin, anche a scopo simbolico.
- STRCSaylor ha emesso nel tempo diverse azioni preferred. Sono azioni che non offrono diritti di voto, ma che incorporano dei dividendi molto elevati. Le più importanti in termini di emissione sono STRC, che pagano a oggi l’11,50% annuo. Ovvero per ogni 100 dollari di azioni emesse, Saylor paga 11,5$ annui. È una cifra elevata, che potrebbe crescere e con la percentuale che in genere viene aggiustata per riportare il prezzo sui 100$, che è poi il prezzo nominale di emissione. Per ora i pagamenti annui si aggirano intorno a 1,7 miliardi di dollari. È una cifra consistente, che il gruppo deve raccogliere in qualche modo, dato che i cash flow dell’attività (software) non sono sufficienti. È possibile che di fronte a un eventuale calo sotto i 100$, Saylor decida anche di riacquistare (vendendo Bitcoin o azioni ordinarie) anche parte di questi titoli.
Perché Saylor è passato a una gestione attiva?
Perché è convinto – o vuole convincere i mercati – della bontà delle sue intuizioni e della possibilità di modulare la struttura finanziaria della società, anche facendo affidamento alle enormi riserve di Bitcoin che ha accumulato.
Non si tratta però di un gioco a rischio zero: i mercati non devono posizionarsi necessariamente come Michael Saylor ritiene. Vedremo, dalle prime operazioni, se ci sarà effettivamente del vantaggio economico per gli azionisti oppure no.
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