I dati arrivati ieri dal PCE confermano quella che è una situazione ancora complicata. L’inflazione continua ad aumentare anche negli Stati Uniti, che in via teorica sono maggiormente schermati dalle conseguenze di quello che sta accadendo a Hormuz. In Europa probabilmente le conseguenze saranno maggiori e porteranno già a rialzi dei tassi in giugno.
Oggi ci sarà inoltre il periodico giro di dichiarazioni da parte di diversi dei membri del FOMC, che hanno potere di voto in merito alle prossime decisioni di politica monetaria di Federal Reserve. La cosa avrà degli effetti importanti sui mercati.
La situazione, sul serio
La situazione comincia a farsi preoccupante. Sono ormai 2 mesi che le letture dell’inflazione sono in forte rialzo, sfiorando su alcune metriche il 4%. La situazione è preoccupante per almeno un paio di questioni: la prima è che siamo sul livelli molto elevati di inflazione, quasi al doppio del target. La seconda è che quella che sembrava essere una problematica potenzialmente temporanea, con ogni probabilità diventerà invece strutturale.
L’ottimismo iniziale di Jerome Powell (e anche di alcuni dei banchieri centrali europei) era sulla possibilità che il conflitto in Iran arrivasse a una rapida soluzione, o comunque ad un accordo per la riapertura dello stretto di Hormuz. L’inflazione sarebbe stata temporanea e relativamente a stretto giro si sarebbe tornati ai vecchi prezzi.
Le cose, evidentemente, non stanno così: nonostante i proclami c’è ancora da fare per un accordo e anche nel caso di accordo a breve, difficilmente lo stretto tornerà a pieno regime prima di un mese. Saremmo, nel migliore dei casi, in una situazione a ridosso del limite per il mercato del petrolio fisico – che in diversi analisti hanno fissato per la fine di giugno.
Cosa faranno le banche centrali?
Con ogni probabilità il percorso di BCE e il percorso di Fed saranno differenti. BCE si appresta ad alzare i tassi già in giugno, con le pressioni dei falchi che dovrebbero prevalere. Sono pressioni che non poggiano soltanto sui recenti problemi ai prezzi dovuti al petrolio, ma anche su un recupero dell’inflazione che c’è stato negli scorsi mesi. L’unica opposizione, in termini di Paesi che hanno un certo peso politico, arriverà da Francia e Italia.
Negli Stati Uniti c’è spazio per temporeggiare. I tassi da Federal Reserve sono – all’interno di questo ciclo – sensibilmente più elevati. Difficile per il momento aspettarsi una politica monetaria più restrittiva, vuoi perché difficilmente Kevin Warsh si presenterà al grande pubblico come un falco.
Le dichiarazioni pubbliche di oggi, di diversi dei membri del FOMC, dovranno essere seguite con grande attenzione. Lo faremo insieme – e vi terremo aggiornati sia qui, sia sui nostri canali social.
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