Le ultime sedute ribassiste di Bitcoin hanno complicato non poco il quadro on-chain della criptovaluta, attivando un’ondata di svendite da parte di alcune figure chiave del mercato e portando diversi indicatori su livelli che non si osservavano da anni. Gli orsi hanno il pieno controllo della situazione: la fiducia dei compratori si sta progressivamente indebolendo ad ogni nuovo calo, mentre le condizioni di redditività degli holder continuano a peggiorare, aumentando il rischio di una capitolazione al di sotto dei minimi del ciclo.
Si soffre soprattutto nei mercati futures, dove nelle ultime 24 ore si sono registrati più di 1,6 miliardi di dollari di liquidazioni, di cui la maggior parte ai danni dei long. Con l’ultima disastrosa giornata siamo arrivati a 4 sessioni consecutive con liquidazioni superiori ai 500 milioni di dollari, segno di un mercato molto turbolento e con tanto stress accumulato.
Ora però quello che preoccupa non sono solo i mercati derivati, ma ciò che potrebbe accadere nelle piazze spot di Bitcoin se i supporti non dovessero reggere, visto che molti nuovi e vecchi investitori si trovano fortemente underwater.
Bitcoin perde un livello fondamentale per la ripartenza dei prezzi
Tra la metà di aprile e la metà di maggio Bitcoin si era trovato ad essere negoziato nei pressi di un’area di prezzo particolarmente importante per la sua struttura di breve periodo, tanto che chi vi scrive aveva commentato quella fase come un momento decisivo per i prezzi. Il riferimento è all’indicatore True Market Mean, una sorta di costo medio aggregato di tutta la rete – fissato a circa $78.000 – che in passato ha spesso definito con molta precisione il confine tra le fasi bull e bear della criptovaluta.
Purtroppo però Bitcoin non è riuscito a stabilizzarsi al di sopra dei $78.000 poiché qualcuno stava vendendo proprio a ridosso di questa soglia chiave – approfittando della ghiotta occasione per scaricare posizioni in breakeven – segnando un conseguente dump prolungato delle quotazioni.
E ora quegli stessi investitori che hanno acceso la miccia per il crollo dal massimo locale di aprile/maggio, che corrispondono alla coorte degli short-term holders (coloro che hanno movimentato monete entro 6 mesi), stanno negoziando al di sotto della media reale del mercato. Per la prima volta dall’estate del 2022, il loro cost-basis (linea rossa) è sceso sotto il valore del True Market Mean.

Questa configurazione evidenzia che la fiducia degli investitori si sta progressivamente indebolendo, aumentando il rischio di possibili capitolazioni dei prezzi, come già avvenuto in passato in condizioni strutturali simili.
Le perdite non realizzate pesano sulle tasche degli holder di Bitcoin
Per la prima volta nel corso dell’ultimo ciclo, le perdite dei detentori di Bitcoin hanno superato i guadagni, con la percentuale della supply in profit scesa ufficialmente sotto il livello storico del 50%. Sebbene questo target in passato abbia spesso definito papabili zone di inversione, c’è ancora la possibilità di osservare un ulteriore drop dei prezzi, in quanto il rischio di shake-out inizia a diventare elevato.
Le perdite complessive non realizzate del mercato hanno raggiunto un livello che, nell’analisi on-chain, si osserva tipicamente in prossimità delle grandi capitolazioni. L’indicatore NUPL si trova attualmente al punteggio 0,16 (dati Glassnode aggiornati al 3 giugno, quindi verosimilmente ci troviamo anche più in basso, ndr): da qui, in tutti i precedenti bear market si sono verificate forti accelerazioni al ribasso dettate dal panic selling.

Chi potrebbe vendere e complicare la struttura dei prezzi di Bitcoin sono soprattutto quegli investitori che hanno acquistato intorno agli $80.000, ossia gli STH, già finiti in forte perdita nel giro di pochi giorni. La loro attività potrebbe intensificarsi proprio a ridosso dei $60.000, dove la volatilità potrebbe aumentare drasticamente, anche a causa delle possibili liquidazioni che verrebbero attivate nei mercati futures.
Ma oltre ai detentori di breve periodo, ci sono anche i long-term holder a mettere i bastoni tra le ruote a Bitcoin: al momento infatti gli LTH stanno concentrando la maggior parte delle perdite realizzate sul mercato, con 770 milioni al giorno contro gli 1,35 miliardi di dollari complessivi. Questa è una tendenza tipica delle fasi avanzate di bear market, dove anche i veterani intervengono per alleggerire le proprie posizioni in rosso.

La domanda spot perde il controllo: venditori di nuovo in agguato
Alle complicate condizioni di profittabilità degli holder di Bitcoin e al mancato consolidamento dei prezzi attorno ai livelli chiave, si aggiunge anche una situazione non proprio rassicurante sul fronte della domanda spot. Secondo l’indicatore “Spot Volume Delta”, che misura la differenza volumetrica tra i volumi taker buy e quelli taker sell, in questo momento sono i venditori ad avere la meglio sulla direzione dei prezzi.
Dopo una breve finestra positiva a vantaggio del lato bid durante il recupero di aprile/maggio, l’offerta è tornata a farsi sentire, come risultato anche delle molteplici settimane in rosso per gli ETF di Wall Street. La spinta proveniente dagli Stati Uniti si è indebolita, il Coinbase Premium Index è tornato in territorio negativo e, di riflesso, anche la domanda spot globale evidenzia segni di raffreddamento.

Ricordiamo che i volumi taker sono quelli che definiscono la direzione dei prezzi in quanto agiscono direttamente sull’orderbook e riducono la liquidità passiva degli ordini maker. Il fatto che questa metrica sia tornata in rosso è un brutto segnale per Bitcoin, in quanto rimarca il fatto che sono i venditori ad avere il controllo del mercato.
Conclusioni: Bitcoin è destinato a un nuovo crollo?
Almeno stando alle metriche on-chain, le probabilità che Bitcoin possa subire un nuovo crollo e scatenare una capitolazione dei prezzi, sono cresciute sensibilmente rispetto alla scorsa settimana. Visto l’outlook speculativo pessimo su tutte le coorti di investitori, ci potremmo aspettare facilmente un ulteriore affondo delle quotazioni al di sotto dei $60.000.
Ad ogni modo, parliamo chiaramente di probabilità e non è escluso che qualche grosso investitore intervenga nelle prossime sessioni per ridare fiato alla domanda e riportare BTC su livelli meno stressanti. In linea di massima, la bilancia è sbilanciata a favore dei venditori, ma sappiamo bene quanto Bitcoin possa essere imprevedibile nei suoi movimenti.
In ogni caso, anche ipotizzando una capitolazione, non sarebbe comunque l’inizio di una nuova fase prolungata di bear market, quanto più l’apoteosi finale di un bear market che in pochi mesi ha già lasciato molte ferite. Diversi indicatori on-chain sono ai minimi storici, e non dovremmo aspettarci molto più sangue di quanto già ce ne sia per le strade. E a proposito di sangue che scorre per le strade… a buon intenditor, poche parole.
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